Non è soltanto un murale quello che da oggi impreziosisce la facciata del cimitero di Cuasso al Monte. È il punto d’arrivo di un viaggio lungo un anno, ma soprattutto il simbolo di un progetto che ha saputo trasformare il territorio in un museo senza muri, dove arte, paesaggio e comunità dialogano tra loro. Con “Allegoria della vetta”, la monumentale opera realizzata da Andrea Ravo Mattoni, si è conclusa ufficialmente WOW – Walls of Words, il museo diffuso che ha lasciato in eredità alla provincia di Varese quattordici opere permanenti ispirate ai grandi valori universali. Davanti a un pubblico numeroso, amministratori, artisti e cittadini hanno celebrato il traguardo di un’iniziativa che, partita quasi come un’intuizione, è diventata una delle esperienze culturali più originali degli ultimi anni. L’emozione era palpabile, così come l’orgoglio di aver costruito qualcosa destinato a rimanere nel tempo. A raccontare la nascita del progetto è stato Max Laudadio, ideatore di WOW insieme ad Andrea Ravo Mattoni. Le sue parole hanno restituito tutta la forza di un’idea diventata realtà. «Abbiamo creato qualcosa di veramente unico – ha spiegato –. Non esiste, almeno per quanto ne sappiamo, un museo a cielo aperto capace di collegare tre luoghi simbolici come Villa Recalcati, il Parco delle Cinque Vette e l’Eremo di Santa Caterina del Sasso. Oggi queste opere appartengono a tutti e raccontano il nostro territorio attraverso l’arte.» Laudadio ha poi ricordato con il sorriso come il progetto sia cresciuto in pochissimo tempo. «Andrea mi aveva mostrato un solo totem. Dopo cinque minuti, nella mia testa, erano già diventati tredici. Lui ha acceso la scintilla, io ho semplicemente cercato di alimentarla, coinvolgendo artisti straordinari e persone che hanno creduto fin dall’inizio in questa avventura.» Ma il momento più intenso del suo intervento è arrivato quando ha parlato della provincia di Varese, ribaltando un luogo comune spesso ingiusto. «La parola “provincia” viene usata quasi come se fosse un limite. Per me è esattamente il contrario. È una ricchezza straordinaria. Ogni volta che attraverso queste strade e vedo il Lago Maggiore, il Lago di Varese e il Monte Rosa mi emoziono ancora. Dovremmo imparare a guardarli ogni giorno con gli occhi di chi li scopre per la prima volta.» È forse proprio questa la chiave di lettura di WOW: insegnare a osservare ciò che abbiamo accanto con uno sguardo diverso, riscoprendo la bellezza nascosta nei luoghi della quotidianità. Non a caso anche i tradizionali blocchi di cemento “New Jersey”, normalmente utilizzati per dividere e delimitare gli spazi, sono diventati tele d’artista, trasformandosi da simboli di separazione in strumenti di incontro e dialogo. A suggellare questo percorso è proprio “Allegoria della vetta”, ispirata al Monte Poncione. Le due figure angeliche rivolte verso l’alto accompagnano lo sguardo verso la piccola chiesa di montagna, in un dialogo ideale tra uomo, natura e spiritualità. La vetta diventa così metafora della speranza, del coraggio e del desiderio di continuare a salire, passo dopo passo, verso nuovi traguardi. Durante i giorni trascorsi a Cuasso al Monte, Andrea Ravo Mattoni ha sperimentato anche il calore della comunità locale, un aspetto ricordato con affetto durante la cerimonia. I cittadini gli hanno fatto sentire la loro vicinanza con piccoli gesti quotidiani, un caffè, una bottiglia d’acqua, una parola di incoraggiamento. È il segno di come l’arte pubblica riesca a creare relazioni autentiche, ben oltre il semplice gesto creativo. Con la conclusione di WOW termina il lavoro degli artisti, ma comincia quello dei visitatori. Saranno loro, d’ora in avanti, a percorrere questo museo diffuso tra laghi, montagne e borghi, lasciandosi accompagnare da opere che parlano di armonia, amicizia, speranza, giustizia, pace, cura e bellezza. Perché il vero successo di WOW non è soltanto aver portato l’arte fuori dai musei. È aver dimostrato che la cultura può nascere dai luoghi che abitiamo ogni giorno, rendendoli più belli, più accoglienti e, soprattutto, più consapevoli della straordinaria ricchezza che custodiscono.

Un anno di arte urbana, WOW si chiude con il murale di Ravo Mattoni