Ripercorrere i passi dei nostri soldati in Montenegro non è stato un semplice viaggio, ma un vero pellegrinaggio del cuore, nato per sciogliere in un abbraccio quei silenzi che per decenni hanno avvolto le nostre case. Camminando sulle tracce del Battaglione “Intra” e della Divisione Garibaldi, i ventotto partecipanti hanno vissuto un’esperienza viscerale, dove l’orgoglio alpino si è fuso con una commozione profonda e tangibile. Dalle lacrime sincere versate davanti ai monumenti della memoria all’emozione di vedere la propria storia accolta con rispetto da una terra straniera, ogni giornata ha regalato momenti di rara intensità umana. È stato un cammino intenso e liberatorio, capace di trasformare la polvere del tempo e l’ombra dell’oblio in una testimonianza viva d’amore e gratitudine. Ritornare a casa ha significato non solo custodire negli occhi la bellezza di quei luoghi, ma soprattutto avere la certezza, nell’anima, di aver finalmente risposto al sacrificio dei nostri padri: il loro ricordo non è andato perduto, e il loro cappello continua a camminare a testa alta sulla strada della pace.
Dal 22 al 29 maggio 2026, una delegazione partita da Gemonio ha ripercorso i passi dei nostri soldati dopo l’8 settembre 1943. Un pellegrinaggio del cuore per trasformare vecchi silenzi in memoria viva.
GEMONIO (VA) – Chi ha vissuto con un reduce conosce bene il peso di certi silenzi. I ricordi più dolorosi non si raccontano a voce: si custodiscono nelle mezze frasi e negli sguardi persi nel vuoto quando il pensiero torna agli anni della giovinezza trascorsi tra Grecia, Albania e Montenegro. Anni che hanno segnato per sempre i nostri padri e, di riflesso, le famiglie rimaste a casa senza notizie, sospese tra speranza e angoscia.
Per dare voce a quei silenzi e realizzare un progetto a lungo custodito, dal 22 al 29 maggio 2026 una delegazione di 28 persone ha ripercorso in Montenegro le tappe dei soldati italiani dopo l’8 settembre 1943. Un vero e proprio pellegrinaggio dell’anima, che ha visto sfilare i gagliardetti dei Gruppi Alpini di Gemonio e Cocquio Trevisago (Sezione di Varese) e di Baveno (Sezione di Intra) per onorare il sacrificio di oltre 20.000 militari.
Dalle truppe di occupazione alla lotta per la libertà
Nel caos seguito all’armistizio dell’8 settembre 1943, quei giovani lontani da casa compirono una scelta drammatica e straordinaria: non arrendersi, ma uniti costituire la Divisione Partigiana “Garibaldi” per opporsi alle truppe tedesche. Da forze di occupazione si trasformarono in combattenti per la libertà in terra straniera. Lo fecero affrontando la diffidenza iniziale della popolazione locale, gli attacchi di un nemico meglio equipaggiato, le malattie, la fame e il gelo dell’inverno montenegrino.
Quasi la metà di loro non fece mai ritorno. Per chi riuscì a rientrare in patria, subentrò un altro nemico: l’oblio. Una pagina di eroismo e sofferenza rimasta a lungo taciuta, finché nel 1983 il Presidente della Repubblica Sandro Pertini si recò a Pljevlja per inaugurare il monumento ufficiale e restituire dignità a quei soldati.
Un cammino contro l’oblio
L’organizzazione del viaggio ha richiesto un anno di lavoro storico e burocratico, realizzato grazie al supporto dell’Ambasciata d’Italia a Podgorica, all’agenzia “Doclea Travel”, allo storico e docente universitario Slavko Burzanovic e al segretario dell’Associazione Partigiani locale. Durante i preparativi non è mancata l’amarezza nel riscontrare un certo disinteresse sul territorio: un segno di quanto questa vicenda storica sia ancora poco conosciuta, nonostante la maggior parte di reduci, deportati e dispersi appartenesse proprio alle compagnie lombarde e piemontesi del Lago Maggiore.
Tuttavia, i 28 partecipanti hanno saputo trasformare questa indifferenza in una forte testimonianza attraverso tre momenti chiave:
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L’emozione a Pljevlja (23 maggio): Davanti al monumento voluto da Pertini nel luogo in cui nacque la Divisione Garibaldi, la delegazione è stata accolta dall’Associazione Partigiani locale e dalle telecamere della televisione di Stato, a testimonianza del rispetto che il Montenegro conserva per quel sacrificio.
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L’incontro in Ambasciata (26 maggio): A Podgorica il gruppo è stato ricevuto dall’Ambasciatrice Andreina Marsella. Oltre allo scambio istituzionale — con la consegna del libro Alpini ribelli, del guidoncino sezionale e dei prodotti tipici varesini (Brutti e Buoni e Dolce Varese) — le Penne Nere hanno rappresentato con la consueta schiettezza la necessità di garantire maggiore cura e manutenzione al monumento commemorativo.
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La testimonianza a Cettigne (28 maggio): Nell’antica capitale, la televisione nazionale montenegrina ha intervistato la delegazione per raccogliere le testimonianze alpine all’interno di un documentario storico in fase di realizzazione.
Il ritorno a casa
Il viaggio si è concluso dopo otto giorni intensi tra i paesaggi del Montenegro, accompagnati dalla guida Vesna Scepanovic e dalle realtà locali. Un’occasione di incontro con un popolo che ha confermato un forte legame di rispetto e amicizia con l’Italia.
Ma soprattutto, questa iniziativa ha rappresentato una risposta concreta ai silenzi del passato: un modo per riaffermare che la memoria di chi è “andato avanti” resta viva e continua a camminare a testa alta sui valori della fratellanza.
Doride Sandri e Giambatista Bariatti

Cerimonia a Pljevlja Davanti al monumento a ricordo della Divisione Italina Alpina Garibaldi. Gruppo partecipanti e Gagliardetti. TV Pljevlja Posjeta Spomeniku Garibaldi 23 05 2026
Testo della traduzione
Voce Narrante:
Dopo la capitolazione dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale, diverse migliaia di soldati italiani delle divisioni Venezia e Taurinense passarono dalla parte della lotta di liberazione nazionale. I loro discendenti mantengono tradizionalmente viva la memoria e l’onore visitando il monumento di Mrzovići.
Intervistato 1:
Questi sono principalmente discendenti e estimatori della figura e dell’opera di quei soldati che sono rimasti a combattere per la libertà del popolo del Montenegro e della Jugoslavia — persone pienamente consapevoli che prima di ciò il soldato italiano era qui come occupante. Ma ecco che, per un gioco del destino, dopo di ciò è rimasto a lottare proprio per la libertà di questo popolo. È per questo motivo che accogliamo queste persone in modo così regolare e caloroso. Devo aggiungere inoltre che circa la metà, ovvero circa 5.000 di quei soldati italiani che si trovavano sul territorio del Montenegro e che hanno formato la Divisione Garibaldi, ha dato la propria vita sul nostro territorio per la libertà dei nostri popoli.
Voce Narrante:
La Divisione Taurinense è stata una truppa d’occupazione fino al settembre del 1943.
Intervistato 2 (Ospite italiano):
Dopo l’8 settembre 1943, 5.000 soldati italiani, molti dei quali appartenenti alla Divisione Taurinense, si unirono alla lotta partigiana e formarono la divisione partigiana Garibaldi. E personalmente sono molto commosso emotivamente in questo momento, perché mio padre Filippo era nella Divisione Garibaldi dal 1943 al 1945 e ha partecipato alla lotta partigiana. Un soldato dell’esercito italiano che ha prestato servizio per ben sette anni tra Albania, Grecia e Montenegro. Sono venuto per ricordare insieme il monumento alla Divisione Garibaldi a Pljevlja e per fare memoria. Scusate, sono emozionato e commosso. Da anni desideravo venire a vedere questo luogo e visitare il monumento ai combattenti della Divisione Garibaldi. Per noi è stato davvero un evento fantastico ascoltare i rappresentanti della SUBNOR del Montenegro e sentire in che modo si è creata quella relazione complessa, ma davvero umana, tra la cittadinanza di Pljevlja e del Montenegro con i soldati all’inizio, e poi con coloro che hanno fatto parte della Divisione Garibaldi.
Voce Narrante:
Dopo la visita al monumento di Mrzovići, gli antifascisti italiani hanno visitato anche il monumento ai combattenti caduti a Stražica.
Le foto dei momenti del viaggio
