LEONE XIV°, UN PAPA EMPATICO, CHE ARRIVA DIRETTAMENTE AL CUORE
Felice Magnani
Ci sono aspetti di un persona che riesci a cogliere a pelle, immediatamente, senza il bisogno di conferme o di tempi lunghi. Un sorriso? Un pensiero? Poche parole? Un atteggiamento? Uno sguardo? Un comportamento? Un incontro? C’è qualcosa nella figura, che può rivelare molto di una personalità, di un modo di essere, il primo impatto può essere determinante persino nella formulazione di un giudizio. Chi ha vissuto per anni nel mondo dell’educazione sa perfettamente che il primo incontro è fondamentale, offre da subito un campo visivo molto interessante su cui riflettere, per tentare di capire con chi abbiamo a che fare. Papa Leone XIV° potrebbe essere un compagno di scuola, un fratello, un genitore, uno zio, un parente, uno che ti mette subito a tuo agio, che non fa pesare l’abito del potere che indossa, è sicuramente una persona che esercita un impatto tranquillizzante su chi ha di fronte e lo fa con quella fine e garbata signorilità che lo contraddistingue. Dunque un papa che piace alla gente normale, quella che ha bisogno di uno sguardo giusto per tornare a credere che il rispetto sia davvero qualcosa di innato, che si trasmette subito, con la velocità della luce, senza interposizioni di troppo. La forza persuasiva non sta nel continente di provenienza o nella lingua che uno parla, non sta negli studi che una persona ha fatto o nell’ordine religioso di appartenenza, non sta nella dimensione fisica o nella bellezza, ma nel magnetismo umano che sa trasmettere, senza bisogno di dire cose dell’altro mondo o di fare cose dell’altro mondo. Perché mi piace “Robert”? Perché parla di pace, di unione, di fratellanza, di rispetto, di cose belle, quelle che gli uomini sognano notte e giorno e che si aspettano, per dare un senso più vero e profondo alla propria vita. Leone XIV° è dunque un tipo di papa rassicurante, non è lezioso, parla stando di fronte e non da una finestrella seminascosta, parla dal balcone del palazzo apostolico per guardare in viso il prossimo, ha un sorriso che dice tutto della sua innegabile amabilità umana, si intrattiene senza convenevoli di troppo, “Fantozzi” direbbe: “Com’è umano lei”. Il papa americano non perde tempo, non si consuma snocciolando stupori, non cerca la provocazione temporanea, non ha bisogno di dimostrare: “E’”, è il papa che avremmo voluto avere e che lo Spirito Santo ci ha dato, per dimostrare che da lassù, Qualcuno non si dimentica della condizione umana, neppure quando potrebbe sembrare il contrario.