Tutti, ma proprio tutti, ieri nella chiesa parrocchiale di sant’Andrea, al termine delle esequie di David Yaka, il diciassettenne annegato dopo un tuffo a Caldè mercoledì scorso, non sono riusciti a trattenere le lacrime; a fatica la voce del parroco, don Fabio Giovenzana, è riuscita a concludere il rito. La disperazione della mamma Valerie che gridava il nome del figlio e supplicava di non portarlo via ha coinvolto ancora di più i presenti che gremivano la chiesa, già commossi fin dall’inizio. Molti i compagni di scuola e di oratorio, ancora increduli. Tutti stretti attorno a papa Nicholas, al fratellino Chistian. La comunità di Sant’Andrea ha saputo manifestare la sua vicinanza alla famiglia con affetto. A lato della bara una grande foto di David, sorridente, con la maglietta blu. In rappresentanza dell’amministrazione, in fascia tricolore, l’assessore Monica Moretti. “La morte di David è una grande provocazione -ha esordito il sacerdote nell’omelia- Ci costringe ad essere più veri, a porsi di fronte a domande fondamentali: che senso ha l’esistenza quando in un secondo può sfuggirci? E’ importante non sfuggire a queste domande”. Poi, rivolto in particolare alla mamma, riferendosi al libro della Sapienza in cui è scritto le anime dei giusti sono nelle mani di Dio: “Non piangere perché la vita è più forte della morte. David è in cielo, nella vita vera e sorride nelle mani di un Padre che ama”.
“E’ davvero difficile, quasi impossibile, descrivere questi dieci anni di amicizia indelebile con David -ha spiegato una ragazza a nome degli amici al termine del rito- I momenti indimenticabili, i litigi, gli amori e soprattutto il suo sorriso contagioso. David -ha continuato rivolta al ragazzo- abbiamo bisogno di te!”. Il ragazzo era giunto a 8 anni a Cocquio dal Togo, il suo Paese originario. Il padre aveva trovato lavoro ed era stato raggiunto dalla famiglia. A Sant’Andrea aveva frequentato la scuola primaria e secondaria e nel frattempo l’oratorio, dove era conosciuto per la sua cordialità. “Amavi le persone in un modo tutto tuo -ha scritto il fratello- Volevi fare il duro, poi era abbastanza vederti gustare un leccalecca per ritrovarti bambino. Le nostre litigate che duravano intere giornate, il tuo modo di far ridere non li dimenticherò mai”.
Federica Lucchini