Alla fine del funerale l’omaggio di tre nipoti ha acceso una corrente di emozione vibrante: ciascuna testimonianza ha fatto emergere, tra singhiozzi e sorrisi, quanto la nonna Silvia fosse al centro dei loro cuori. Si percepiva nelle parole l’amore profondo che tutti le portavano, intrecciato alla gratitudine per la sua mente curiosa e il suo spirito generoso. La narrazione del suo anno all’università, del suo amore per le storie e dei suoi valori , ha trasformato l’addio in una celebrazione di vita. Nei silenzi carichi di lacrime, la sua forza silenziosa e la passione intellettuale sembravano ancora presenti. È stato un saluto collettivo pieno di amore, che ha reso evidente come lei viva oggi nei ricordi e nei gesti di chi l’ha amata.

Un ultimo saluto carico d’affetto: la nonna Silvia e la sua amica Nicoletta, insieme nel cuore del giardino del Cerro di Cocquio Trevisago, un attimo di dolce quiete prima del congedo. Quel gesto con la mano sembra parlare ancora, come un abbraccio sospeso nel tempo.

Pubblichiamo la testimonianza della nipote Noemi Eva Maria Filoni

“Ciascuno di noi porta nel cuore tantissimi ricordi diversi della nonna Silvia. Lei stessa
era una miniera di storie, sempre pronta a raccontare e a condividere, e ognuno di
noi ne custodirà per sempre un pezzetto. Io ho avuto la fortuna di poterla intervistare
e raccogliere molte di queste storie. Ce n’è una, in particolare, che lei stessa
considerava speciale, e che per me dice molto di chi era davvero: il suo ricordo più
felice.
Quando le chiesi qual era il ricordo più felice dei suoi quasi novant’anni la nonna non
ha esitato: “Quando mi sono iscritta all’università”, ha risposto.
Aveva diciannove anni, era il 1952. Suo padre aveva fatto di tutto perché lei e la
sorella potessero studiare, e per lei varcare i portoni della Sapienza a Roma fu come
entrare nel paese dei balocchi. Ufficialmente era iscritta a legge, ma non si fermava
mai a una sola aula: se poteva intrufolarsi a una lezione di medicina, ci andava; se
trovava posto a lettere, storia o filosofia, si infilava anche solo in piedi, in fondo alla
sala, fino a quando i portoni non si chiudevano.
E raccontava ridendo che il momento più felice fu quando riuscì persino a intrufolarsi
ad una lezione di Ungaretti. “Ho conosciuto Ungaretti!”, mi diceva con quella felicità
bambina che, forse, era la stessa di allora.
A me fa strano immaginarla così: a diciannove anni, con i libri sottobraccio e i capelli
neri perfettamente ordinati. Io l’ho conosciuta con i capelli grigi. Ma in quel racconto
rivedo la stessa donna che tutti abbiamo amato: curiosa, appassionata,
chiacchierona, sempre pronta a lasciarsi sorprendere. Una donna che ha
attraversato la vita affrontando difficoltà, senza mai perdere la fede, la gratitudine e
quella forza silenziosa che la caratterizzava. Una forza che si percepiva stando al
suo fianco, o anche solo stringendo la sua mano, sempre così delicata eppure così
sicura. In questo suo racconto vedo anche la sua eredità: l’esempio della curiosità,
della gratitudine, dell’amore per le persone, per la vita e per le storie, che rivedo in
ognuno di noi.
Verso la fine dell’intervista, ricordo di averle chiesto se era felice della vita che ha
avuto. Ma io ringrazio il cielo, dice, della vita che ho avuto, con tutte le sue difficoltà
e le soluzioni che sono arrivate dalle difficoltà.
Le chiedo anche qual è il senso della vita. Lei risponde, con serenità, che per lei il
senso della vita è semplicemente camminare nel mondo, e costruire relazioni.
Infine le chiedo se ha paura della morte. Mi risponde con decisione che no, non ha
nessuna paura della morte. Ha solo una perplessità, proprio così la chiama,
perplessità; quando accadrà, di non poterne discutere con gli altri. E lei è una che ha
una gran voglia di chiacchierare.
Oggi la salutiamo con dolore, ma anche con il sorriso: quello che lei aveva quando
diceva che il senso della vita è semplicemente camminare e incontrare gli altri, e che
non c’è da aver paura.
Quel sorriso lo porteremo con noi.”
La testimonianza della nipote Letizia
Cara nonna Silvia ,
L’altro ieri il tuo cuore, dopo tanta fatica, ha smesso di battere e lo capisco, perché ha vissuto tanto , ma come ci dicevi sempre tu, anche se un corpo non ha più vita, non significa che la sua vera essenza , l’anima eterna, non ci sia più, anzi ora è ancora più libera e leggera, perché capace di scegliere la sua prossima esperienza.
Purtroppo non ci rivedremo più in questa vita nella forma in cui eri, e faremo tutti una grande fatica, ma grazie a quello che ci hai insegnato ci rincontreremo ogni giorno: quando mediteremo o pregheremo , quando passeggeremo nella natura guardando un magnifico orizzonte, quando mangeremo un buon babà o una torta e gelato pieni di panna, quando inizieremo un nuovo libro o tradurremo una versione di latino e greco, come hai insegnato tu a tradurre a me e le cugine, o ancora quando cercheremo di dialogare con gli animali o io nel dettaglio di parlare e farmi comprendere da Cochi e Renato.
Grazie nonna per averci insegnato l’arte della curiosità e della gentilezza, della spiritualità e della leggerezza.
La testimonianza della nipote Arianna
Oggi raggiungerai il tuo Vittorio e, insieme, dateci la forza di andare avanti. Affrontare quelle che saranno le difficoltà ma anche i momenti felici durante i quali sentiremo la vostra presenza, anche se labile.
I vostri nipoti vi vogliono bene