Un intenso ricordo personale diventa occasione per ripercorrere la figura di padre Stelio Fongaro, educatore e intellettuale profetico, capace di leggere con anticipo il dramma e la ricchezza del fenomeno migratorio. Attraverso l’incontro con l’autore, l’articolo valorizza il suo contributo culturale e umano alla scuola e alla società contemporanea.

RICORDI
L’INCONTRO CON PADRE STELIO FONGARO, PROFESSORE DI LETTERE ITALIANE, LATINE E GRECHE E PRESIDE DEL LICEO SPERIMENTALE SCALABRINI DI PIACENZA
di Felice Magnani
Mi stavo preparando per il rientro a Varese, dopo aver goduto dell’ospitalità scalabriniana di Piacenza, quando incontro in uscita, accanto alla chiesa di san Carlo, un sacerdote dotato di un’affabile gentilezza, che mi domanda da dove arrivavo e dov’ero diretto, quale fosse la mia attività e come mai mi trovassi proprio lì, nell’oasi di monsignor Giovanni Battista Scalabrini. Quando gli rispondo che ero un professore di lettere, giornalista/pubblicista e che insegnavo a Cittiglio, paese natale del campionissimo Alfredo Binda, a quattro chilometri dal lago Maggiore, il suo sguardo improvvisamente s’illumina. L’idea che un insegnante si trovasse lì, in quel preciso momento, era già un motivo più che sufficiente per un breve excursus sull’importanza della scuola e delle cose che si sarebbero potute fare per migliorarla, uscendo da una forma un po’ manieristica di “consumismo remissivo”, per tentare di dare ai giovani la possibilità di diventare protagonisti e di poter navigare concretamente nell’ampio spazio della ricerca. Aveva appena terminato di scrivere un’antologia con la specifica finalità di orientare lo sguardo della cultura, in particolare quella sperimentale, sul fenomeno migratorio, analizzato da don Stelio nella composizione dello STRANIERO. “Attenda – mi dice – gliela vado a prendere, torno subito, così potrà prenderne visione, avrà pertanto la possibilità di poter esprimere il suo punto di vista professionale su un lavoro in cui credo molto, che ha occupato e occupa tuttora una parte importante della mia vita”. Lo vedo tornare visibilmente soddisfatto, tra le mani aveva diversi documenti: LO STRANIERO, la sua amatissima antologia, fresca di pubblicazione, un libro di poesie dal titolo:“Tu…albero e vela”, alcuni ritagli di giornale, dai quali si evinceva che a padre Stelio Fongaro di Chiampo, era stata consegnata un’importante targa da parte del “Gazzettino”, per il testo poetico: “Tu…albero e vela”, al premio nazionale “Città di Thiene”, per la lingua italiana, il tutto in visione sul giornale di Vicenza, del 22 giugno 1986. Leggo la motivazione: “Per il rigore con il quale traduce in linguaggio esemplarmente calibrato e terso una materia ardua e poco praticata e per la densità del sentimento che animando in profondità il discorso poetico, attinge con freschezza e nobiltà al secolare patrimonio della cultura cristiana”. La forza comunicativa di padre Stelio Fongaro si allarga a volo di rondine sul fenomeno migratorio, argomento spalmato di stimolanti interdizioni letterarie e tecnicamente orientato all’assunzione di una consapevolezza critica di grande spessore morale, culturale e sociale. Mi consegna un articolo estremamente interessante, che si evince da “Il Ragguaglio Librario”, a.53.,n.11 novembre 1986, testo di argomentazione critica in cui l’autore, Pio Fontana, mette perfettamente in fila tutti quegli elementi che hanno permesso a padre Stelio di realizzare, con LO STRANIERO, un’antologia unica nel suo genere, capace di trasformare la purezza del sentimento letterario, in un’ articolata analisi sulla millenaria società mediterranea, alle prese con una forte ascesi migratoria che ha costretto gli esseri umani ad abbandonare luoghi, usi, costumi e affetti profondi, per consentire la nascita di un iter identitario completamente nuovo. La profetica visione di padre Stelio Fongaro ha anticipato la conversione di un mondo che sentiva fortemente la necessità di oltrepassare le “colonne d’Ercole”, per scoprire quella parte di sé che sentiva fortemente il bisogno di rinnovarsi. “L’antologia – come afferma padre Fongaro nella sua prefazione – si propone di accertare quel giudizio vulgato sul rapporto emigrazione storica italiana e letteratura coeva: che sia stato, cioè, un dramma senza memoria letteraria. Giudizio sostanzialmente vero, purtroppo se in queste pagine non figurano due delle tre grandi muse coeve: Carducci e D’Annunzio, e se altri grandi scrittori vi figurano qui con tutto ciò che hanno scritto intorno al problema! – Vuole, inoltre, evidenziare come il fenomeno migratorio abbia una carica ambivalente, bipolare; possa, cioè, divenire un male e anche un bene ed essere, quindi, uno sradicamento e anche un trapianto”. Una migrazione, quella studiata e insegnata da padre Stelio Fongaro, che tocca in profondità l’analisi storico-letteraria del problema, ma anche una straordinaria raccolta di elementi indispensabili per capire quanto la volontà abbia inciso nel viaggio di una natura istintivamente orientata a una sempre più attenta valutazione di sé nel rapporto con gli altri, con quel mondo che spesso ci viene incontro, ma di cui conosciamo ancora molto poco. Un momento davvero bello e importante l’incontro con padre Stelio, che mi avvolge ancora adesso, mentre ripercorro, dopo molti anni, la distanza tra chi ero e chi sono, dove vivevo e dove vivo, tra la certezza di una eredità sicura e la ricerca quotidiana e appassionata di un rapporto relazionale da ricostruire ogni giorno, con quel mondo che mi ha accolto, per permettermi di non dimenticare mai la bellezza del tragitto che ho percorso, i sentimenti e le emozioni che ho provato, quello che ho fatto e quello che avrei potuto fare, se solo ne avessi avuto una più acuta convinzione. L’Antologia sull’emigrazione di padre Stelio si pone al centro di una scuola che ha come finalità lo studio del fenomeno socio migratorio e, come scrive Pio Fontana,“…non ha mancato di interessare gli operatori socio pastorali italiani all’estero, ma si presenta come antologia letteraria e in quanto tale crediamo opportuno segnalarla…”. Continua Fontana: “…Il volume comprende testi classici, biblici e cristiani antichi, o di carattere filosofico, in parte in funzione introduttiva; e soprattutto testi italiani, anteriori e specie posteriori al 1860. La struttura è dovuta sia a ragioni di obiettività storica, sia a esigenze didattiche. Ne deriva chiarezza di definizione dei problemi (grazie anche ai cappelli alle singole sezioni e ai testi, alle note, ecc.), che si traduce in equilibrio di giudizio (l’emigrazione è considerata nella sua ambivalenza, come sradicamento e come trapianto) e che fa del fenomeno un capitolo di storia della civiltà, come spiega bene l’introduzione in chiave etimologica (“xénos” come si sa, è in greco lo straniero e il nemico, ma suscettibile di diventare ospite). …Felice è la scelta in particolare di autori come Silone, Sciascia, Jhier, Pea, Ungaretti, Quasimodo, Pavese…Tra gli autori citati figura Alessandro Manzoni, in particolare aleggia il capo VIII de “I Promessi Sposi” che si chiude con il celebre “Addio, monti”. Non è, come afferma padre Stelio Fongaro“un pianto generico sull’abbandono della patria, ma un addio concreto e preciso a cose che hanno un volto familiare, un addio, scandito sui possessivi di intensità nostalgica, al “suo” paesello, alla “sua” casetta, alla “sua” camera, ai “suoi” monti, torrenti, villaggi, alla “sua” chiesa e, soprattutto, ai “suoi” sogni più puri….”. Padre Stelio Fongaro ha affrontato con lungimiranza morale, religiosa, letteraria, storica e assolutamente profetica, un tema, quello dell’ emigrazione, che sarebbe diventato il vero protagonista del terzo millennio, della società non solo italiana, ma europea e mondiale, un tema che ha colto e coinvolto un’ amministrazione politica spesso impreparata, più impegnata a risolvere problemi di natura personale, piuttosto di studiare e programmare strategie capaci di leggere e di impegnare l’umanità in profonde riflessioni sulla sua natura, sui suoi bisogni e sulle sue necessità, avviandola verso l’assunzione di un forte senso di responsabilità etnica, educativa, morale, politica e culturale. Padre Stelio Fongaro è stato un maestro profetico, lo è stato soprattutto nella misura in cui ha saputo cogliere in tutta la sua bellezza e complessità, lo spirito profondo di un pellegrinaggio umano dalle mille sfaccettature, capace di riproporre i grandi temi della vita e della storia. A padre Stelio Fongaro va il nostro grazie per l’impegno culturale che ha saputo produrre, per aver insegnato a intere generazioni di studenti l’arte della conoscenza, per essere stato cultore di sapienza e dispensatore di amabilità educativa.

Da “La Prealpina” di Varese

L’antologia di padre Stelio Fongaro, che conservo con grande cura

Caro padre Stelio, grazie per la sua dedica