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Stare dalla parte dei fragili non è politica, è responsabilità.

 28 Febbraio 2026 |  Pippo | |

Questo articolo di Alberto Palazzi nasce come risposta a un commento ricevuto via WhatsApp che riduce ogni posizione critica a una semplice etichetta politica. Palazzi rifiuta questa logica e rivendica il diritto di esprimere un’opinione senza essere subito classificato come “comunista” o schierato contro Giorgia Meloni. Il suo punto di partenza non è ideologico, ma umano: stare dalla parte degli ultimi e di chi vive nella fragilità. Non parla di lotta politica, ma di dignità, povertà e responsabilità morale. Un testo che invita a distinguere tra appartenenza partitica e coscienza civile.

I comunisti la raccontano così. Meno male che la Meloni va diritto per la sua strada e se ne fa un baffo di loro. (Ricevuto via whatsapp)

Ormai funziona così: dici mezza frase su un tema politico e zac — etichetta appiccicata in fronte. Come se non esistesse la possibilità di avere un’opinione senza avere una tessera in tasca. Come se non potesse esistere una voce libera, autonoma, sincera.
Allora facciamo chiarezza.

Il mio interesse per certi temi non nasce da una sezione di partito, ma da un proposito molto semplice: stare dalla parte degli ultimi. Nella società, nella politica, nella vita quotidiana. Oggi più che mai.

Io, per dire, sono stato fortunato. Vivo bene. Ho ricevuto dalla vita più di quanto mi servisse. Ma il mio benessere a volte mi pesa quasi come una colpa, perché so che attorno a me c’è chi questa fortuna non l’ha avuta. Oggi, in Italia, sei milioni di persone — una su dieci — vivono nella povertà e nell’incertezza: famiglie che arrancano, genitori che non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena, dignità che si consumano ogni giorno nel silenzio. Le disuguaglianze? Esistono. Ma è giusto: c’è chi ha talento, chi si impegna, chi costruisce qualcosa di grande. Poi esistono anche i fannulloni che non meritano, e spesso sono ottusi tanto da farmi compassione. Poi esistono quelli che si impegnano e restano indietro lo stesso.

Possiamo accettare che non tutti abbiano lo stesso conto in banca. Un po’ più difficile però accettare che qualcuno non abbia nemmeno il minimo indispensabile per vivere con dignità. Questo è il punto irrinunciabile. Specie in un paese che si dichiara cristiano e la cui Costituzione prevede che vengano rimossi  “gli ostacoli di ordine economico e sociale che limitano libertà e uguaglianza”.

Ecco tutto. Nessuna rivoluzione da salotto, nessuna bandiera nascosta nel cassetto. Solo una scelta piuttosto ostinata: stare dalla parte di chi è fragile. Dei poveri, degli esclusi, dei dimenticati, anche dei migranti che nessuno vuole vedere. Per me è una “fede”. Una specie di religione laica, una “chiesa” senza mura. Non ho bisogno di un altare per credere. Ogni volta che scelgo di stare accanto a chi soffre, ogni volta che difendo una dignità calpestata, ogni volta che ascolto chi non ha voce, lì mi sento dalla parte giusta. E senza necessariamente essere comunista. (Alberto Palazzi)

 

 

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