“La mia vita con l’arrivo della Sla è cambiata drammaticamente, ma devo ammettere che sono sempre stata fortunata con i medici che ho incontrato: da loro sono stata considerata prima come persona e poi come malata, quindi con tutti i miei desideri, i miei sentimenti, il mio amore e la mia ragione. Il mio valore non sta in quello che posso fare, ma nel fatto che esisto. Esisto proprio ora come sono, in queste cattive condizioni di salute, amata da mio marito Guglielmo, dai nostri stupendi genitori, dai fratelli, dalle sorelle, dai parenti e dagli amici”. Cristina Maracci e il sorriso sono un binomio inscindibile. Lo sa diffondere a piene mani, anche se le sue mani sono immobili. Le viene dall’anima. Di recente la maratona attorno al lago di Varese che l’ha vista protagonista aveva una denominazione particolare, “Io corro con Chicchi”. Chicchi è lei (soprannominata così dai tanti nipoti), giovane donna, ingegnere alla Whirlpool, che nel 2011, dopo tre anni di matrimonio, incontra la Sla. Ora comunica solo attraverso il computer. La sua storia ha una connotazione particolare, che si è manifestata appieno durante la maratona. Scrive: “Ci sono momenti in cui io e Guglielmo piangiamo e siamo tristi, ma non siamo disperati perché non siamo mai soli, accompagnati come siamo da persone straordinarie che ci circondano sia con il loro aiuto concreto sia con le preghiere” La maratona è equivalsa ad una partecipazione corale meravigliosa: ha mosso la gioia nei partecipanti, ha toccato le loro corde più intime e quella sigla -Sla – è stata il motore di nuovi incontri all’insegna dell’umanità più profonda. Era curioso il manifesto, che portava anche il ricordo di Andrea, completato dai disegni dei nipotini che trasmettevano il loro ottimismo nei confronti della zia. “Persona, cura, ricerca: ogni passo un traguardo”. Il suo sguardo è volto al futuro. Un mieloma, scoperto durante la ricerca delle potenziali cause della sua patologia, con il conseguente trattamento chemioterapico ad alta dose e il trapianto del midollo osseo, non è stato motivo di allontanamento della speranza. “Sono una persona razionale – scrive Cristina nella relazione presentata a medici americani – che ha sempre ricercato nella mia professione le relazioni tra causa ed effetto. Ma ora quello che mi aspetto dai ricercatori è che siano aperti a risultati imprevisti e da ripartire da questi per nuove soluzioni e opportunità, avendo sempre in mente lo scopo finale, la salute del paziente. Essere capaci di andare oltre a ciò che si pensava di poter raggiungere”. Cristina si esercita con l’aiuto di amici nella piscina indoor costruita in casa “dal suo meraviglioso marito” per ridurre e cercare di rallentare gli effetti della malattia. “E’ incredibile come nell’acqua mi muovo, posso camminare e nuotare una specie di dorso”, scrive. Ha una vita sociale aperta ad esperienze sempre costruttive. “Voglio guarire. Vi chiedo di affrontare la realtà aperti al Mistero della vita – ha scritto di fronte ai medici statunitensi – noi davanti alla malattia, voi davanti alla ricerca o ai pazienti. Ci è chiesto di usare meglio che possiamo i talenti, i cervelli e le forze che abbiamo ricevuto”.
Federica Lucchini