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Prigionieri alle finestre: lo sguardo poetico e silenzioso di Stelio Carnevali

 26 Marzo 2026 |  Pippo | |

La copertina di Prigionieri alle finestre colpisce per la sua essenzialità e per l’atmosfera sospesa che riesce a evocare: le immagini e i toni cromatici suggeriscono un senso di attesa, di osservazione silenziosa, quasi un dialogo tra interiorità e mondo esterno. Le finestre, richiamate visivamente o simbolicamente, diventano così il punto di confine tra ciò che si vive e ciò che si contempla, introducendo con coerenza il lettore nel cuore poetico dell’opera. Nel libro, Stelio Carnevali dimostra una notevole maturità espressiva, costruendo un percorso che attraversa il tempo con equilibrio e profondità. La sua poesia, mai eccessiva, si distingue per una sobria eleganza linguistica e per la capacità di trasformare frammenti di realtà in immagini dense di significato. Il lettore è accompagnato tra paesaggi familiari e visioni più lontane, in un continuo intreccio tra memoria, esperienza e immaginazione. Ne emerge una voce autentica, capace di mantenere una forte unità pur nella varietà dei temi e delle suggestioni. Non meno importante è il contesto culturale in cui questa opera si inserisce, segnato anche dall’attenzione di Carnevali verso la rivista Menta e Rosmarino, realtà viva e appassionata che contribuisce alla diffusione della poesia contemporanea. In questo ambito si distingue il lavoro della redazione, e in particolare quello del direttore Alberto Palazzi, il cui impegno valorizza e sostiene percorsi poetici di qualità. Prigionieri alle finestre si presenta così non solo come una raccolta di versi, ma come l’espressione di un cammino umano e letterario condiviso, capace di lasciare un segno duraturo.

Una lunga vicenda di poesia, quella di Stelio Carnevali, vissuta volutamente nell’ombra e con lunghi periodi di silenzio, come il suo conterraneo e maestro Umberto Bellintani. In Prigionieri alle finestre il nostro si è finalmente deciso a rendere più nota la sua opera, ripercorrendone il cammino. Siamo condotti in un viaggio poetico che attraversa i decenni, con interna mobilità di situazioni e toni, ma con una omogeneità di fondo, che dà al libro il valore, oltre che di riscoperta, di vitale unitarietà. Ci troviamo a contatto con una lingua poetica di sobria medietà, che ci coinvolge con elementi di esperienza reale, passando per luoghi a lui familiari, dalla zona del Po, la sua terra, a una Luino dove ci fa ritrovare Sereni. Ma nel suo mondo espressivo entrano anche realtà geografiche molto lontane o alluse. Esperienza diretta e fantasia libera vengono a coesistere. Percorrendo la raccolta possiamo imbatterci in presenze animali, un martin pescatore, un pesciolino fossile, «merlotti abbandonati»… o umane, come il Tonino o l’Anselma, «il pontiere di Torre d’Oglio», facendo peraltro balenare un Dr. K. a Praga, nonché un Montale o un Vivaldi. Oppure, un Tazio Nuvolari nel 1938.

Dalla rivista Menta e Rosmarino

Anselmo Pozzi di Stelio Carnevali

Il libro di Stelio Carnevali, intitolato “Storie sfuggite ai sussurri della Bassa”, edito da Menta e Rosmarino.

 

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