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Prete ma santo: il giovane don Luigi nei suoi diari

 14 Settembre 2025 |  Pippo | |

La serata del 9 settembre nella chiesa di San Giovanni ha riportato a Gavirate il ricordo di don Luigi Crosta. La presentazione del libro Prete ma santo ha fatto rivivere il sacerdote attraverso i suoi diari giovanili, offrendo alla comunità un ritratto intimo e umano.

Dalla Prealpina

La serata di mercoledì 9 settembre, nella chiesa parrocchiale di San Giovanni, ha rappresentato un momento all’insegna del ricordo e della riconoscenza. Chi ha potuto era lì: ognuno dei presenti, ripassando la sua vita, ha voluto testimoniare l’importanza che ha avuto per lui, don Luigi Crosta, sacerdote che dal 1954 al 1974 a Gavirate si occupò dell’educazione alla fede di ragazzi e ragazze, della liturgia, del catechismo, della visita alle famiglie e ai malati. Chiunque abbia fatto un pezzo di strada con lui, mercoledì aveva nel cuore il “suo” don Luigi e conoscerlo come seminarista era per tutti una novità e una curiosità, complici quei sei quaderni manoscritti, messi a disposizione dalla cognata e dalla nipote, che costituiscono il suo diario spirituale quando si intravedeva l’ordinazione presbiteriale. Era, quindi, il don Luigi che aveva la stessa loro età di allora, non era ancora il sacerdote adulto amato e rispettato, aveva le stesse loro esitazioni, viveva di propositi. Così il libro di Angela Lischetti e di Ennio Apeciti “Prete ma santo”, diari dal seminario di don Luigi Crosta, prefazione di Ferdinando Citterio (ed. Centro Ambrosiano), introdotto da don Marco Casale, parroco di Gavirate e da don Daniele Pozzoni, parroco di Lonate Ceppino, ha offerto una conoscenza spirituale e umana di colui che sarebbe stata la loro guida. È una lettura che si gusta, che lo coglie nella sua umanità, pur cercando di tendere sempre verso l’alto. Autenticamente vissuto è questo pensiero dei primi mesi dopo la guerra: “Caro Gesù, mi dici che tu avevi fame in quel mezzogiorno caldo seduto sul pozzo di Sichem, tant’è vero che i tuoi apostoli andarono in paese a comperare la roba. Ma quanto era diverso la tua fame dalla mia. Tu avevi fame di anime, io, invece, Gesù, come sono corpo e materia, appena … fame materiale. Purtroppo, o Gesù, questa è sempre al primo posto. Quando dico panem nostrum penso sempre al pane materiale”. È un monologo serrato quello di don Luigi rivolto a Gesù. In certi momenti anche buffo: “Mi rincresce, o Gesù, di non poterti ricevere nella Santa comunione, non mangerò più il limone di notte”. “Gesù, aiutami a non divenire un prete palancaio, tirami le orecchie se lo divento”. In queste pagine appare un giovane che guarda alla santità, non come eroismo, ma come meta a cui tendere. “Signore, dammi una volontà ferma e un cuore caldo. Dissipa i dubbi sulla vocazione che ancora ogni tanto si affacciano. E se non divento santo prima di diventare prete, non lo divento più”. Presentare, dunque, nei suoi momenti di incertezza una figura che è diventata luminosa, lo ha reso ancora più caro e più prezioso nei suoi insegnamenti.

Federica Lucchini

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