Metamorfosi: è questa la parola che racchiude l’essenza del percorso poliedrico dell’artista Pierre H. Lindner, nato nel 1934 a Stalsund, cittadina anseatica sul mar Baltico, e da anni residente a Besozzo. Il catalogo delle opere “Una vita per l’arte” (Archivio Sartori Editore) presentato da Andrea Spiriti a casa Manzoni a Milano alla presenza del presidente Angelo Stella, ha la preziosità dei libri che racchiudono una ricerca ininterrotta di nuove forme, nuove interpretazioni, all’insegna dell’entusiasmo, della volontà di affinare le capacità. In queste pagine palpita la vita con quel sentimento profondo di riconoscenza nei confronti delle radici, di coraggio nelle scelte per ottenere la libertà di movimento che la sua terra -la Repubblica Democratica Tedesca- non gli offriva e allargare gli orizzonti, dapprima come autodidatta, poi all’Accademia di Brera. L’autobiografia scritta con l’anima, intrisa d’affetto per la sua famiglia, e chiara nel delineare il suo percorso esistenziale, introduce ai capitoli che l’hanno visto protagonista nell’arte. Ed eccolo dapprima nelle vesti di incisore, centrato sull’umanità feroce dell’uomo che lui denuncia “senza compiacersi di alcun giudizio”, scrive Paolo Bellini, ma rassegnato “nella misura in cui egli sa che è sempre stato così e sarà sempre così”. Poi “l’irrompere felice del colore di rara brillantezza, come dono della vitalità, dell’ironia e del gioco”, osserva Renata Asquer con i dipinti a olio e gli acquerelli, sommersi dalla luce. C’è il manifestarsi dell’anima nei disegni. Lindner ci fa perdere nella bellezza e nella raffinatezza dei suoi vetri, dove il colore vivo o la trasparenza sono determinanti nel far emergere temi legati alla natura. Annota Mario De Micheli di fronte alle opere di seta dipinta: “E’ un Lindner improvviso e flagrante che ci lascia stupiti per una accensione cromatica davvero inattesa. L’impressione è quella che sia lui stesso ad essere sorpreo della sua scoperta, talmente sorpreso che la veemenza di tale scoperta lo solleva ad un lirismo insolito, carico di possibilità, di promesse future”. “Il fantastico, il poetico, il surreale Lindner”, come è stato definito da Dalmazio Ambrosini, dà spazio alla sua vena artistica nella creazione di gioielli, di piatti, terracotte e sculture in ceramica. Il bianco delle piastrelle costituisce un “foglio” troppo invitante per non narrare storie, “gioco intellettuale di grande fascino”, osserva Consuelo Farese. Accanto alle sculture, ci sono anche racconti e ricette, rigorosamente di pesce, che sprigionano il gusto del mare che l’ha visto bambino. Una vita, la sua, fatta di porte che continuano ad aprirsi, sempre alla ricerca di nuove esperienze. Quando si entra nel suo studio, che domina il Lago Maggiore, si prova quella rara sensazione di entrare in un tempio dove la sacralità è generata da ogni creazione curata e amata.
Federica Lucchini
Dalla rivista Menta e rosmarino

