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L’utilizzo della scendra per lavare e fare la lisciva

 13 Marzo 2014 |  Pippo | |

Fotografia di Maurizio Cellina.. “scattata  nei primi anni 60, dietro il lungolago c’era un prato sotto la Colonia Estiva, in questo prato c’era una
sorgente da cui nasceva un rio che, dopo un percorso di qualche decina di metri, sfociava nel lago; in uno slargo del rio è stato costruito un piccolo lavatoio.”

foto1

Dovete sapere che era una regola l’utilizzo della scendra (la cenere che però, mi raccomando, non doveva essere di legno di castagno) per lavare e fare la lisciva. Per fare invece il classico sapone casalingo ci vogliono gli scarti di grasso e ossa del maiale uniti alla soda caustica. E’ di certo un lavoro più “pericoloso” e complicato. Per questo preferisco immaginare che le donne recanti i molti lavatoi della nostra provincia, facessero uso per lavare prevalentemente di scendra. Le acque dei lavatoi e dei laghi (ricordiamoci che quando le acque erano pulite nella nostra terra si lavava anche nei laghi),ad inizio primavera erano un po’ meno gelide. Era quindi più piacevole immergere le mani nude screpolate dal lungo inverno. In gruppo, con grandi ceste in mano, chiacchieravano recandosi ai lavatoi. Tra qualche canzone gioiosa, due risate e un po’ di confidenze le ore dedicate alla bügava (bucato) della settimana passavano più velocemente e i colori dei primi fiori attorno ai fossi e ai laghi donavano allegria e pace dei sensi. Il duro lavoro delle massère non è certo invidiato dalle donne di oggi che benedicono ogni giorno l’indispensabile lavatrice. Certo però che l’impatto ecologico dei metodi di un tempo era decisamente inferiore. Ora chiuse in comode case, guardiamo il cestello che gira e centrifuga e non ci rendiamo conto di quanto fosse dura strizzare a mano un tempo le lenzuola.

Ur nascundin de ra lisciva

Ta sa regoerdat ma sa faseva a strizà i pagn

Ta sa regoerdat a ra funtana cunt ur cavagn

Andaum sempar està e invernu cunt i magagn

I man fasevan mal

E sa taiavan i call

E sa scepavan ma lauravan senza fermass

Ta sa regoerdat in mia pasà poe tanti ann

Già ra me nona a la cantava visin al stagn

Par pasà ur temp e mia sentì chel laurà de tucc i dì

Cunt la pasiensa e la gran voeia de avè finì

Donn e tusan, anca bagaj

Tucc impegnà a lavà e strizai

Chi ropp da mett in d’un casett

Dopu avè fai sugà al su

Gh’era un prufum de ra lisciva

E nei lenzoe tacà a un fil

A sa perdeva un fioe piscinin

Par giugatà a nascundin

Ta sa regordat ma mo al so te voerat pu

Cunt i ung lung e piturà saria un pecà

E poe se a proevi dumà ‘na volta dumà d’està

E par ul rest de l’ann a lavi mia i pann

Ai meti dentar a la lavatris

E vo a fa sciopping cunt i amis

Diana Ceriani

 

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