L’ANZIANO, UN MONDO DA SCOPRIRE
di felice magnani
Uno dei massimi problemi dell’anziano è trovare un equilibrio quando il mondo cambia all’improvviso, quando il rischio è quello di rimanere spiazzati e quindi vittime di un racconto che perde di vista i suoi protagonisti, i suoi valori, le sue tradizioni, la sua grammatica tradizionale. Cosa si può fare per riattivare un motore che rischia di perdere per strada la propria identità e tutto quello che gli compete?E’ molto strano come una società che punta decisamente sulla vita come forza motrice di una realtà in crisi, si perda poi in forme di lassismo che lasciano presupporre di quanta superficialità, noncuranza e approssimazione sia capace l’uomo quando perde di vista i suoi legami con la storia passata e quella recente, quando si convince di poter sopravvivere puntando esclusivamente sulle proprie forze, quelle che si bruciano se non hanno il carburante necessario per proseguire su un percorso sicuro e ben coadiuvato. Trovare un equilibrio, quando tutto intorno è squilibrato, richiede una forza d’animo straordinaria, richiede soprattutto di riuscire a mediare con il massimo del buon senso, cercando di far prevalere sempre la capacità di non perdere di vista il contatto con quella cultura della vita che suggerisce e reimposta, che ci permette di continuare a costruire anche quando il deserto, intorno, è disarmante. Eppure l’anziano è il vero motore della nostra società, un motore che in qualche caso sente il peso degli anni, ma che ha tutte le carte in regola per rispondere adeguatamente alle domande di quel mondo che ha bisogno di essere sorretto, amato, protetto, conservato e stimolato a cogliere la bellezza dei nuovi orizzonti che si profilano. Il problema è come invecchiare, con quali strumenti, con quale spirito, con quale entusiasmo, perché la carta vincente della vita sono lo stupore e l’entusiasmo con cui lo sguardo si posa sulle cose che lo circondano, le va a cercare, le osserva, le ammira, le prende in considerazione. Gli anni non sono una condanna, ma un dono, un dono talmente grande e importante che in molti casi passa persino inosservato, tanto è ancora carico di stupori e di meraviglie, di colori, di profumi e di umori. Gli anni sono il sale fine dell’ esistenza, la possibilità consegnata agli esseri umani di essere felici anche quando il cielo si tinge di nero. Avere molti anni e non sentirli è un miracolo che qualcuno ha voluto mettere in campo per dimostrare che c’è sempre un tempo per recuperare quello che abbiamo dimenticato troppo in fretta, presi da quell’ansia forsennata che travolge tutto e che non permette di godere fino in fondo l’immenso valore della vita. E’ incredibile come la vita stessa sorprenda, non finisca mai di stupire, di voler dimostrare che bisogna credere e osare e che non serve rinchiudersi, ma aprirsi, in particolare ogni volta che il sole si nasconde per farsi desiderare. L’anziano non è un pezzo da museo, non è una parte superata della storia come qualcuno vorrebbe far credere, è qualcosa di molto importante, è l’immagine della flessibilità umana, quella che ci consente di apprezzare con rinnovata amabilità il cuore della vita. L’anima del motore è nel motore stesso, nella sapiente combinazione di quei pezzi che, una volta assemblati, danno il senso della complessità e della bellezza, della forza e del coraggio. Il motore deve avere sempre la capacità di “cantare”, di dimostrare che tutti gli elementi sono perfettamente sincronici, anche quando il tempo vorrebbe corromperli, renderli più soggetti all’incuria. All’anziano non manca nulla, nulla che possa demolire il desiderio di vivere e di vivere bene. L’importante è non perdere mai di vista la vita, l’energia che trasmette, la capacità di mantenere viva la motivazione, il desiderio di saper distribuire con cura il bene che la vita stessa consegna, aprendo le porte a una infinità di opzioni. Gli anni, anche quando sono tanti, sono capaci di sollecitare, di creare benessere fisico e mentale, possono restituire una visione di mondo più interessante e completa di quella che in gioventù piombava addosso all’improvviso, come se non avesse confini. Quando gli anni passano diventa importante fermarsi a pensare, a riflettere, a passare in rassegna la varietà dei percorsi seguiti, mettendo in fila i ricordi e posando lo sguardo su quelli che hanno il pregio dell’unicità. L’anziano non è un peso da scaricare, ma un essere umano da valorizzare, una persona da coltivare, da ascoltare, un interlocutore con cui è importante mantenere un dialogo costante, con cui allargare lo sguardo sul mondo, per capire meglio le sue visioni, la sua capacità di dare un senso alla realtà che ruota attorno. Per riattivare il motore, quando s’inceppa, è necessario ridefinire un senso, rimettere in moto la curiosità, la voglia di completare un’indagine lasciata a metà, restituendo all’anima il suo desiderio innato di movimento, di andare alla ricerca di una verità. Ci sono cose della vita che all’anziano piacciono tantissimo, quali? Il silenzio ad esempio, la voglia di poter godere della bellezza senza dover sottostare alla irrispettosità del rumore, godere della possibilità di amare, senza dover chiedere ogni volta permesso, cercare il filo di quelle curiosità, a volte anche elementari, che ci sono state tolte da un sistema tutto preso dall’autoincensazione, da forme di individualismo esasperato. La vita piace moltissimo all’anziano, soprattutto quando si concede senza chiedere nulla in cambio, quando amarla e stimarla non costa niente, quando mette in comunicazione con i misteri del mondo, lasciando a ognuno la facoltà di trovare una risposta. All’anziano piacciono i misteri, in particolare quelli che non concedono nulla, tanto sono vincolati a quell’idea di divino che supera ogni aspettativa dell’umana ragione. La parte più interessante dell’essere umano è senza alcun dubbio la sua capacità di mantenere vivo l’interesse per la vita, di essere sempre incluso, di poter vivere in piena libertà la propria condizione, senza dover sottostare a condizioni imposte che ne mettono a rischio la possibilità di ricercare, creare, sognare, immaginare. E’ bello pensare l’anziano come persona che sente il bisogno di stabilire sempre nuove relazioni, di leggere e di ascoltare, di inventare e di scrivere, l’anziano che allarga il suo spazio di conoscenza sulla realtà, convinto di dovere ancora imparare, sicuro che il suo pensiero incontrerà l’interesse della gente, l’anziano che si sente ancora protagonista di una realtà di pareri, suggerimenti, pensieri, elaborazioni, intuizioni, intelligenza e fantasia. E’ nella storia della vita che si posiziona la voglia di protagonismo dell’anziano, che si rende conto, strada facendo, di quanto siano fondamentali il suo pensiero, il suo spirito intuitivo, la sua umanità, la sua capacità di entrare nel presente senza mai dimenticare il passato, portando con sé una miriade di quesiti irrisolti che gli rendono meno monotona la vita. Con l’anziano la vita stessa torna a essere ricerca, voglia di conoscere e di approfondire, curiosità e stupore, energia e scoperta, è grazie alla ricchezza speculativa dell’anziano che il sapere, anche quello meno intellettuale e più pragmatico, torna a essere motivo di gioia e di allegria, restituendo alla vita il suo entusiasmo e la sua passionalità. Il problema vero è quello di invecchiare senza recriminare, accarezzando delicatamente la vita, prestando attenzione a tutto ciò che per molti anni avevamo ignorato. Camminare nel verde è come lasciarsi cullare da un mondo che esiste ed è bellissimo, capace di farti amare ancora di più la vita nella sua veste arborea, nella sua capacità di puntare decisamente sui segreti della natura, per ritrovare una piccola parte di se stessi. Si diventa naturalisti anche così, lasciando che lo sguardo si lasci incantare da quel movimento quasi impercettibile che attraversa la vita nei momenti più impensabili, quando il mondo ci bombarda con le sue invenzioni fasulle, regalandoci l’illusione di esserne il centro. Forzare la vita è un errore, costringerla a modificare radicalmente i suoi ritmi crea disorientamento e illusione, l’anziano ha bisogno di lasciarsi andare, di orientare la sua spiritualità verso nuove forme di appropriazione, ha bisogno di tranquillità e di silenzio, di libertà, di spaziare in lungo e in largo in quei piccoli anfratti che la vita spesso adombra, ha bisogno di raccogliere il suo pensiero e di restituirlo grondante di nuove piccole illusioni, capace di creare di nuovo un volto e una forma, un modo di essere nell’eterno girotondo della vita. Immaginare che l’anziano diventi il prototipo della biochimica, l’espressione più avanzata di una ricerca scientifica insaziabile divoratrice di genialità e di pensiero è mancanza di rispetto nei confronti della vita, di quella vita che vuole continuare a essere e a prosperare respirando a pieni polmoni il volto della bellezza in tutte le sue forme e i suoi colori. Per invecchiare bene non bisogna diventare antagonisti, è necessario lasciare uno spazio profondo e rilassante al respiro, bisogna entrare in comunicazione spirituale con quel mondo che ci accompagna ogni giorno e collaborare perché la mente s’illumini d’immenso, proprio come ha insegnato Giuseppe Ungaretti in Mattina, poesia breve, ma stupendamente unica e immortale. L’anziano ha bisogno di armonia, di ricomporre equilibri abbandonati lungo il sentiero, ha bisogno di provare un fremito che lo faccia di nuovo sognare, un colore che riproponga una gioia esistenziale, un ricordo, un momento, un volto, un pensiero che rispolveri di nuovo il sapore della dolcezza, di voci, parole e di echi profondi abbandonati nella polvere del tempo. C’è qualcuno che sostiene che l’anziano abbia bisogno di compagnia, di stare in mezzo alla gente, di giocare, parlare, dialogare, come se non avesse un proprio mondo in cui credere ed elaborare, come se le persone invecchiando perdessero per strada quella bellissima autonomia meditativa e rielaborativa che ne aveva contraddistinto la vita, anche nei momenti migliori, quelli in cui la massima cura di se stessi era il metodo di un’esistenza vissuta nella piena e profonda coscienza di sé e del proprio vissuto. L’anziano ha bisogno di continuare a credere che la vita sia una straordinaria scoperta quotidiana, che la parte più affascinante sia quella che si lega al desiderio di continuare a esplorare il mondo, quello interiore e quello che attraversa con la rapidità di un fulmine il nostro sguardo . La voglia di conoscere è tipica delle stagioni riflessive, quelle in cui prevalgono il raccoglimento e il silenzio, quelle in cui la verità si concede un passo lento e misurato, lasciando che il sentimento si colori di nuove emozioni. Ecco che cosa sollecita l’anziano, la voglia di circondarsi di un ricco perimetro di navigazione, dentro il quale concedersi il desiderio di abbandonarsi alla fantasia, a quella gradevolissima tentazione di trasformare la realtà in un bellissimo sogno colorato, dove tutto diventa leggero e trasparente, dove i pesi e i contrappesi della società si abbandonano al mite tepore di un pensiero capace di riunire tutto, rimettendo in gioco tutto l’amore possibile per la vita e le sue sollecitazioni.
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