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La resurrezione al centro della fede: il pensiero del teologo Marco Vergottini tra cultura e spiritualità

 4 Aprile 2026 |  Pippo | |

“Taccuino Celeste” propone una riflessione intensa sul cuore della fede cristiana: la resurrezione. Al centro dell’episodio emerge la figura del teologo Marco Vergottini, originario di Gavirate, studioso attento e voce autorevole nel panorama teologico contemporaneo. Vergottini, docente presso diverse facoltà teologiche italiane, è noto per il suo approccio che unisce profondità dottrinale e sensibilità pastorale. Collabora anche con la rivista culturale Menta e Rosmarino, spazio di dialogo tra fede, cultura e società. Nel podcast, il teologo invita a comprendere la resurrezione non come evento isolato, ma come culmine dell’intera vita di Cristo. La sua lettura sottolinea il legame inscindibile tra croce e resurrezione, elementi centrali dell’esperienza cristiana. Vergottini evidenzia inoltre le difficoltà del mondo contemporaneo, segnato dal razionalismo, nel cogliere il senso di questo mistero. Secondo lui, la resurrezione appartiene a quelle verità profonde che non si dimostrano, ma si accolgono nella libertà della fede. Il suo contributo offre così una chiave di lettura attuale e accessibile di un tema fondamentale ma spesso poco approfondito. Un invito, infine, a riscoprire la Pasqua come esperienza viva e trasformante per ogni credente.

Marco Vergottini con il cardinale Martini

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Per i cristiani Pasqua è la festa più importante dell’anno. Allora perché parlano così poco della resurrezione?

Taccuino Celeste, domande e risposte sulla fede.

Un podcast di Mondo e Missione.

Un caro saluto a tutte e a tutti. Sono Riccardo Maccioni e questo è Taccuino Celeste, podcast sulla fede, la vita delle chiese che cerca di rispondere alle domande di chi crede, chi si interroga, chi dice no. Visti con gli occhi della fede cristiana, stiamo vivendo i giorni più importanti dell’anno. Quella pasquale, come dice Sant’Agostino, è la madre di tutte le veglie e Pasqua è la festa delle feste. Con la resurrezione di Cristo si celebra il trionfo della vita sulla morte e il futuro che attende ogni uomo e donna. Tutto, anche la sofferenza, deve essere cioè vissuto dal credente alla luce della resurrezione, la stessa crocifissione di Cristo ha il valore che ha, solo se vista guardando all’arrivo di Pasqua. La resurrezione è un elemento fondamentale della fede cristiana. Nel Credo apostolico diciamo: “Credo la resurrezione della carne e la vita eterna”. In quello Niceno-Costantinopolitano ribadiamo: “Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà”. Recita il numero 638 del Catechismo della Chiesa Cattolica. La resurrezione di Cristo è la verità culminante della nostra fede in Cristo, creduta e vissuta come verità centrale della prima comunità cristiana, trasmessa come fondamentale dalla tradizione, stabilita come parte essenziale del mistero pasquale insieme con la croce. “Se Cristo non è risorto, è vana la nostra fede. La risurrezione costituisce, soprattutto, la conferma di tutte le opere e gli insegnamenti di Cristo”. Ma cerchiamo di capire meglio l’importanza della risurrezione per la fede cristiana. Ci aiuta il teologo Marco Vergottini, laico, già stretto collaboratore del cardinale arcivescovo Carlo Maria Martini. Vergottini è docente presso le facoltà teologiche di Palermo e Padova. Se mi si chiede se il cristianesimo si fondi sulla risurrezione, rispondo che non direi esattamente così. Preferisco dire che il cristianesimo si fonda sulla persona e sulla vicenda storica di Gesù Cristo, rivelatore del Padre, Verbo incarnato nella logica della Trinità. La resurrezione, cioè, non è un evento isolato, quasi un prodigio finale, aggiunto alla storia di Gesù. Dev’essere compresa dentro l’intera parabola della sua vita: le sue parole, i suoi gesti, il suo modo di stare con gli ultimi, la sua libertà davanti al potere religioso e politico, la sua fedeltà al Padre fino alla croce. Per dirla in modo semplice, un uomo che ha parlato così, che ha agito così, che ha amato così, fino a dare la vita sulla croce per la salvezza dell’umanità, Dio non poteva non risuscitarlo. La risurrezione appare allora come il sigillo di Dio su quella vita. Ancora, nella logica della fede cristiana, sulla base della testimonianza degli apostoli e dei racconti evangelici, il Crocifisso è il Risorto, Ma al contempo il Risorto altri non è che il Crocifisso. Non si tratta cioè di due figure diverse, ma della stessa persona. La resurrezione, cioè, non cancella la croce, la illumina. Per questo la fede cristiana non nasce da un mito consolatorio, ma dall’incontro con Gesù Cristo nella sua vicenda pasquale: vita, croce e resurrezione, inseparabilmente. La risurrezione di Cristo è anche garanzia della nostra. Nella prima lettera ai Corinzi San Paolo spiega: ‘Se non vi è stata la risurrezione dei morti, neppure Cristo è risorto, e se Cristo non è risorto, va nella vostra fede’. Sembrano concetti banali, risaputi, eppure non è così. Lo ha sottolineato più volte dall’inizio del suo pontificato Leone XIV, evidenziando come tanti, persino tra chi si definisce credente, faccia fatica a riconoscere in Cristo il Figlio di Dio. Anche oggi, ha detto Papa Prevost nel 9 maggio 2025, non mancano i contesti in cui Gesù, pur apprezzato come uomo, è ridotto solamente a una specie di leader carismatico o di superuomo, e ciò non solo tra i non credenti, ma anche tra molti battezzati, che finiscono così col vivere a questo livello in un ateismo di fatto. Dicevamo prima che il cristiano crede nella resurrezione della carne, Vuol dire che dopo la morte non vivrà soltanto l’anima immortale, ma che anche i nostri corpi immortali riprenderanno vita. Con la morte, spiega il catechismo della Chiesa cattolica al numero 997, il corpo dell’uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio, nella sua onnipotenza, restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi, riunendoli alle nostre anime in forza della risurrezione di Gesù. Spiega San Paolo nella lettera ai Romani: “Se lo spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo Gesù dai morti darà vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo spirito che abita in voi”. Dunque Cristo ci garantisce che vivremo per sempre. I credenti sapendolo dovrebbero. Impazzire di gioia, invece parlano poco, pochissimo di resurrezione, perché? Ancora il teologo Marco Vergottini. Quando mi pongo la domanda perché oggi si parli poco di resurrezione, credo che dipenda dal clima culturale del nostro tempo, un clima segnato dal razionalismo della mentalità scientifica. È vero solo ciò che è verificabile, misurabile e dimostrabile. La resurrezione appare oggi allora inevitabilmente come qualcosa di problematico: non è riproducibile in laboratorio, non può essere dimostrata con gli strumenti della scienza storica o naturale. Così spesso Gesù viene ridotto alla figura di un grande maestro morale, che so, una sorta di Gandhi religioso. Penso però che questa impostazione dimentichi l’essenziale: le realtà più profonde della vita non sono verificabili con gli strumenti della dimostrazione scientifica. L’amore, l’amicizia, la bellezza di un’opera d’arte, i nostri desideri, la fiducia, nessuna di queste esperienze può essere “provata” nel senso scientifico del termine. eppure sono tra le cose più vere della nostra esistenza. La resurrezione appartiene proprio a quest’ordine di realtà, non s’impone come una evidenza matematica, ma si propone come una testimonianza che interpella la nostra libertà. Per questo direi che credere nella resurrezione sia una scelta di fede, ma anche non credervi lo è. Chi crede compie un atto di fiducia nel Vangelo, chi non crede compie a sua volta una scelta di segno opposto. In fondo, non posso dimostrare scientificamente che Gesù sia risorto, ma non posso neppure dimostrare il contrario, che non sia risorto. Anche il rifiuto della resurrezione è una interpretazione, è una scelta, è una decisione della libertà. proprio qui si gioca la questione decisiva, non nella dimostrazione, ma nella libertà con cui ciascuno decide se fidarsi o no della testimonianza pasquale che da duemila anni attraversa la nostra storia. Siamo in chiusura di questo episodio del nostro podcast. Vi saluto con le parole di San Giovanni Paolo II: “Non abbandonatevi alla disperazione, siamo il popolo della Pasqua e l’alleluia è la nostra canzone. Grazie di essere stati con me anche oggi. Taccuino Celeste torna tra 15 giorni. Mi raccomando, non dimenticatevi del nostro appuntamento. Ciao, alla prossima e soprattutto buona Pasqua. Avete ascoltato Taccuino Celeste, un. Podcast di Mondo e Missione a cura di Riccardo Maccioni, montaggio di Riccardo Zoletto

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