Dall’ultimo numero della rivista Menta e Rosmarino


Ci troviamo nella chiesa della Madonna degli Angeli alla Rasa, davanti alla pala di San Gottardo, un’opera che non è solo immagine sacra, ma racconto di vita e memoria condivisa. A realizzarla, nel 1964, fu Silvano Colombo, pittore e studioso di storia dell’arte, profondamente legato a questo luogo, che accettò l’invito del parroco don Giovanni Losa quando era ancora molto giovane, definendosi con ironia un “dilettante allo sbaraglio”. Nel corso degli anni, però, quel dipinto è diventato parte integrante dell’identità della comunità. Nell’articolo pubblicato sulla rivista Menta e Rosmarino, il professore Colombo ha ricostruito la nascita della pala con uno sguardo sincero e partecipe, intrecciando fede, relazioni personali e tradizioni locali. Questa intervista nasce dal desiderio di ascoltare di nuovo la sua voce, proprio qui, davanti al quadro, nel luogo dove tutto ebbe inizio e dove arte e memoria continuano a dialogare.
Il video restituisce con grande efficacia la personalità di Silvano Colombo, un professore capace di unire rigore culturale e profonda umanità. La sua voce è pacata, mai compiaciuta, ma attraversata da una passione autentica per l’arte e per la storia dei luoghi. Colpisce la chiarezza con cui sa raccontare, rendendo accessibili contenuti complessi senza mai banalizzarli. Ogni parola è frutto di studio, ma anche di esperienza vissuta, di memoria personale intrecciata a quella collettiva. Colombo non si pone come semplice esperto, ma come testimone, capace di mettersi in gioco con sincerità e ironia. La sua bravura emerge nella capacità di leggere l’opera non solo dal punto di vista artistico, ma umano e spirituale. Le riprese, curate da Gionni Bello, accompagnano il racconto con discrezione e sensibilità, valorizzando i dettagli e l’atmosfera del luogo. In alcuni passaggi il professore dialoga con Pippo Cassarà, vice direttore della rivista Menta e Rosmarino, dando vita a uno scambio naturale e stimolante. Si percepisce il rispetto profondo per la comunità e per le persone coinvolte. Il racconto è fluido, coinvolgente, mai distaccato. La competenza accademica si fonde con un tono narrativo caldo e inclusivo. Ne nasce un video che non informa soltanto, ma crea relazione, esempio riuscito di divulgazione colta e profondamente empatica.
