La Gavirate del coronavirus non può essere testimoniata solo dai luoghi solitamente molto frequentati, ora deserti. Certo, salta agli occhi la piazza mercato e viale Garibaldi vuoti il venerdì, quando da quasi cinquecento anni c’è il mercato, o la stazione con la sala d’aspetto aperta alle 6 del mattino e chiusa alle ore 19, con la biglietteria automatica la cui presenza è quasi inutile. Può essere descritta dalle lunghe file che si formano di fronte al supermercato “Unes”, in particolare il mercoledì quando gli anziani hanno l’opportunità di uno sconto. Raggiungono addirittura l’altro lato della strada. O davanti all’ufficio postale, aperto a giorni alterni, per ritirare la pensione. Ma c’è una Gavirate parallela, quella che si è scoperta indossare un’altra veste che non avrebbe mai immaginato di tale dimensione: quella sociale, di attenzione all’altro. Questa peculiarità può essere riassunta nella frase: “Nessuno a Pasqua deve rimanere senza cibo. Avvisateci!”. E quando i volontari consegnano l’uovo di Pasqua, ad una famiglia che ha bambini e che fino a poco tempo fa non avrebbe mai pensato di dover chiedere aiuto per mangiare, salvaguardare la dignità sgorga naturale per quella forma di “pietas” che ci accomuna in questo periodo tremendo. E allora “Ecco il papà che cosa mi ha fatto portare!”, è l’espressione che unisce la sorpresa alla gioia. Quando tutto sarà passato per i tanti volontari della Protezione Civile, a cui ora si sono uniti quattro del Cai Gavirate, per quelli della Croce Rossa Italiana Comitato Medio Verbano con sede a Gavirate (attivissima in questi giorni anche a Cocquio) per le associazioni che contribuiscono con donazioni, come l’associazione Terza Età, questo sarà stato un periodo straordinario della loro vita nella grande fatica, ma nella bellezza di continuare a scoprire risorse per un impegno ininterrotto, ripagato da un sorriso e da un grazie detto nel senso autentico del termine. Capita anche che stanchi del lavoro, quando si torna alla sede ci si trova di fronte un vassoio di cannoli siciliani, offerti dalla gelateria “Il muretto”, accanto ai brutti e buoni della pasticceria “Verbano”.
“E’ un’esperienza completamente nuova quella che vivo in questi giorni nel rapporto con i clienti e in questo tempo lungo -dice Daniela Biganzoli titolare del negozio di alimentari biologici “Le sfuse”- Scopro il bisogno prioritario di tutti noi di parlare, di confidarsi, di piangere anche assieme. Sono calate le maschere. Siamo più autentici. E quel tempo di attesa che prima sembrava rubato alle mille cose che dovevamo fare, ora non pesa più”. Certo, emergono le preoccupazioni: “Non vedo più tanti anziani che venivano ad acquistare i quotidiani -sottolinea Marco Molinari, titolare dell’omonima cartolibreria, punto di ritrovo mattutino, in tempi normali, per tanta gente- Questo genera preoccupazione. E’ bene che si tutelino, ma non so più niente di loro. Provo un senso di vuoto”. Ed è proprio sul tema degli anziani che si sofferma con grande delicatezza Giada Terzi, titolare di “Prochisan” ortopedia: “Sono tanti gli anziani che vengono in negozio, anche per acquisti non urgenti. Fanno fatica a stare in piedi. Dà quasi l’impressione che vengano per uscire esclusivamente da casa. E, purtroppo, rispetto ai più giovani, faticano a rispettare le regole”. “Il lungo tempo in solitudine -osserva una volontaria- fa sì che alcuni di loro abbiano le facoltà cognitive più rallentate. Me ne accorgo, frequentandoli. Ma manifestano sempre una grande gioia”. La solidarietà la tocca con mano anche il parroco don Maurizio Cantù nel vedere operare i gruppi che roteano attorno alla chiesa, dal banco alimentare, alla Caritas, all’associazione “Con Andrea”. L’aver creato un canale YouTube per permettere di assistere alla celebrazione della messa, la distribuzione casa per casa del periodico “In cammino”, assieme ad un’immagine della Risurrezione di Cristo è una modalità per fare sentire unita la comunità pastorale che comprende anche Comerio. Ma sono anche le telefonate di chi, anziano, vuole una parola di conforto. “Mi è capitato una richiesta di benedizione tramite telefono, da parte di una persona ricoverata. E’ stato un momento intenso di preghiera”, afferma.
Gavirate, in questi giorni, è sinonimo di un’efficiente attività dell’Unità di Crisi, all’interno della Fondazione Bernacchi. Fondazione che ha avuto la donazione di 50 mascherine da parte del Comitato Genitori della scuola secondaria Carducci. Da ultimo, le rive del lago sono piene di animali finalmente liberi. Lungo è l’elenco: folaghe, aironi, gabbiani, svassi, gallinelle, germani, cormorani. E anche nutrie.
Federica Lucchini


