Il racconto “Incontro con l’angelo” di Felice Magnani è una delicata favola che mescola fede, fantasia e insegnamento morale. Attraverso il dialogo tra nonno e nipote, si esplora il tema degli angeli come presenze misteriose ma vicine, capaci di assumere sembianze umane per accompagnare e consolare gli uomini. La figura di Gino, l’angelo travestito da vecchietto, diventa simbolo di ascolto, di saggezza e di bontà nascosta nelle persone semplici. Il testo insegna l’importanza della preghiera, non come formula magica, ma come strumento di relazione con Dio e con i suoi messaggeri. Centrale è il messaggio evangelico “Ama il prossimo tuo come te stesso”, proposto come via per diventare migliori e per vivere in armonia con gli altri. La narrazione semplice e dialogata rende la storia vicina ai bambini, ma capace di emozionare anche gli adulti. L’incontro con l’angelo si trasforma in un invito a riconoscere la bellezza nelle persone che incrociamo ogni giorno. Alla fine, il nonno stesso appare come un “angelo terreno”, guida affettuosa per il nipotino. È una storia che unisce dolcezza, fede e speranza.
INCONTRO CON L’ANGELO DOC.
BREVE STORIELLA ROMANZATA PER I PIU’ PICCOLI
Di Felice Magnani

“Nonno, gli angeli esistono davvero?”.
“Eccome se esistono”.
“Tu li hai visti?”.
“Certo che li ho visti e ho anche parlato con loro”.
“Ma nonno, non dirmi che gli angeli sono fatti di carne e ossa come noi e che magari fumano il toscano”.
“Il toscano magari no, ma sono sicuro che prendono forme umane e che ci vengono a trovare, se noi lo vogliamo, naturalmente”.
“Nonno, mi sembra strano che lascino i loro cieli e che si trasferiscano da noi a respirare il fumo delle ciminiere, ad ascoltare le nostre parolacce, insomma, non riesco proprio a credere che diventino come noi”.
“Eppure ti dico che una volta ne ho incontrato uno, con il quale ho parlato per giorni e giorni di cose molto belle”.
“Com’era?”.
“Era un vecchietto che camminava a fatica ed era quasi cieco”.
“Ma scusa nonno, non aveva le ali?”.
“No, era senza ali, a dir la verità non so dove le avesse lasciate, non gliel’ho neppure chiesto per non metterlo in imbarazzo, ma ti assicuro che era proprio un angelo”.
“E la voce com’era?”.
“Tremula, dolce e sottile proprio come quella di un vecchietto stanco e ammalato, ma felice di avermi incontrato”.
“Nonno, perché un angelo vestito da vecchietto sarebbe venuto proprio da te?”.
“Ci ho pensato parecchio. Credo che avesse bisogno di qualcuno che lo ascoltasse, che credesse in lui e che avesse la voglia e il coraggio di raccontargli qualcosa di bello. Sai, non tutti hanno l’umiltà di ascoltare il prossimo, forse io, in quel momento, ero nella condizione ideale e lui, naturalmente, lo ha capito al volo”.
“Lo ha capito talmente bene che mi ha svelato dei segreti”.
“Segreti? E quali?”.
“Beh, i segreti sono segreti, ma forse a te posso raccontarli”.
“Grazie nonno, grazie per la fiducia, ti giuro che non li svelerò a nessuno”.
Ci siamo incontrati lungo la strada che conduce ad Alpe di Pala, una bella località montana, che si trova nella provincia di Verbania. Io scendevo a piedi verso Miazzina, dove andavo quasi tutte le mattine a fare la spesa per la zia Pinuccia, per la nonna e per la tua mamma. Lui saliva piano piano, con difficoltà. La prima volta non ho avuto il coraggio di fermarlo, perché mi sembrava di essere invadente, ma il giorno successivo ho messo da parte la timidezza e gli ho parlato. Mi è parso subito contento, è come se avesse atteso da tempo quel momento.
“Che belle giornate, è un piacere camminare in questo verde”.
“E’vero. Qui si sta proprio bene: aria buona, silenzio, passeggiate”.
Entrambi avevamo una gran voglia di parlare, di condividere la bellezza di quei luoghi.
“Ma nonno, parlavate durante il cammino?”.
“Qualche volta, ma il nostro luogo preferito era una panchina che si trovava sopra una curva a gomito. Lì, circondati dalle capre, ci scambiavamo pensieri e punti di vista”.
“Ma come hai fatto a capire che si trattava di un angelo travestito da vecchietto”.
“Ne ho avuto subito il sentore, è come se una voce mi avesse anticipato il suo arrivo, aprendomi il cuore e la mente. Devi sapere che in quel periodo sentivo il bisogno di avere delle conferme”.
“Nonno, che genere di conferme?”.
“Volevo che qualcuno mi spiegasse perché gli uomini si comportano male, perché è così difficile farsi capire dal mondo e tanti altri perché”.
“Gino ha letto i miei desideri e ha cercato di dare una risposta a tutte le mie fragilità”.
“Ma nonno, non mi sembri un tipo fragile”.
“Devi sapere che ognuno di noi ha delle fragilità e ha bisogno di qualcuno che lo aiuti a superarle. Gli angeli, ad esempio, sono degli amici straordinari. Dio stesso ha voluto che queste meravigliose creature fossero al servizio della natura umana. Se noi li preghiamo, loro ci ascoltano e cercano di aiutarci. A volte, per svolgere al meglio il loro compito, senza farsi scoprire, si trasformano in esseri umani”.
“Nonno, come si fa a capire che si tratta di angeli?”.
“Non è facile, ma con l’età e con la buona volontà riesci a capire che ci sono delle persone speciali, che hanno la capacità di trasformare in meglio la tua vita. La loro sapienza viene da lontano. Dio li ha creati, perché fossero vicini agli uomini e alle loro difficoltà. Certo bisogna che gli uomini imparino a riconoscerli e ad amarli”.
“In che modo?”.
“Pregandoli. La preghiera è il modo migliore per richiamare la loro attenzione”.
“Dimmi, nonno, ma come hai scoperto che Gino era un angelo?”.
“Parlando spesso con lui, ma soprattutto ascoltandolo”.
“Cosa ti ha detto di così interessante?”.
“Tante cose belle. Vedi, le sue parole arrivavano diritte al mio cuore, risvegliavano la mia voglia di amare, di voler bene a tutte le creature, anche a quelle meno simpatiche, quelle che possono farti del male”.
“Ma nonno, chi può averti fatto del male?”.
“Nella vita c’è sempre qualcuno che cerca di fare del male, per invidia, per cattiveria, chissà. Il male è nella natura umana, ma bisogna saperlo combattere, proprio per questo gli angeli ci possono dare una mano. C’è una preghiera che mi ha insegnato la mia mamma e che recito sempre: ANGELO DI DIO, CHE SEI IL MIO CUSTODE, ILLUMINA, CUSTODISCI, REGGI E GOVERNA ME, CHE TI FUI AFFIDATO DALLA PIETA’ CELESTE. COSI’ SIA”.
“Che bella, voglio impararla anch’io”.
Non è difficile e soprattutto, non appena l’angelo custode la ascolta, viene in nostro aiuto, perché ci vuole bene e ci vuole salvare”.
“Nonno, parlami di Gino, cosa ti ha detto?”.
“Mi ha detto che si può diventare santi”.
“Cosa vuol dire diventare santi?”.
“Vuol dire diventare molto buoni e mettere in pratica un Comandamento”.
“Quale, nonno?”.
“Ama il prossimo tuo come te stesso”.
“Cosa vuol dire, amare il prossimo tuo come te stesso?”.
“Vuol dire che dobbiamo voler bene a tutti, soprattutto a quelli che ci fanno del male”.
“In che modo, nonno?”.
“Pregando per loro, in modo tale che Dio possa perdonarli”.
“E senti nonno, ma quando hai capito che Gino era una creatura arrivata dal cielo?”
“Quando mi sono reso conto che le sue parole avevano un suono tutto particolare, un suono dolce, che solo le creature speciali hanno”.
“Fammi capire nonno”.
“Devi sapere che gli angeli ci parlano dell’amore, del bene, di Dio, della Madonna, di Gesù, del Vangelo, perché vogliono che anche noi diventiamo un po’ angeli, un po’ santi, insomma ci fanno capire che Dio non ci perde mai di vista, perché ci ama in modo particolare e quindi, siccome ci vuole molto bene, ogni tanto manda un suo ambasciatore a ricordarci qual è la via della verità”.
“Ma nonno, dimmi cosa ti ha detto Gino, voglio sapere tutto”.
“Sei ancora troppo piccolo, ma c’è una cosa che puoi già capire: gli angeli sono creature di Dio e quindi vogliono il nostro bene, sono sempre pronti a consigliarci, ad aiutarci, a farci capire cosa dobbiamo fare per rendere più bella la nostra vita. Ricordati di recitare sempre la preghiera dell’Angelo Custode e vedrai che nella vita avrai un amico in più”.
“Che bello, nonno, avere un amico in più che viene dal cielo per starci vicino”.
“Ma adesso dov’è Gino?”.
“E’volato in cielo, a far compagnia agli altri angeli. Ha compiuto il suo dovere e adesso è felice”.
“Quindi, nonno, noi abbiamo un angelo come amico, proprio vicino a Dio, siamo fortunati”.
“Si piccolo mio, siamo fortunati, ma dobbiamo meritarci sempre, in ogni momento della nostra vita, questa fortuna. Ah, dimenticavo, ieri mi è venuto in sogno, era felice, mi ha detto che ci pensa sempre e che prega per noi, mi ha detto anche di dirti che sei un bambino fortunato e che devi mettere la tua fortuna al servizio degli altri, poi è volato via, dentro una luce stupenda”.
“Grazie nonno, per tutte le cose belle che mi racconti, in fondo anche tu e la nonna siete due angeli, per questo vi voglio un bene infinito e prego il Signore che vi conservi a lungo”.