Una piazza gremita e un lungo applauso finale hanno accompagnato “Il pane non può aspettare”, lo spettacolo della Compagnia Teatrale Duse tratto dall’omonimo romanzo di Pier Vittorio Buffa. Non è stata soltanto una rappresentazione teatrale, ma un autentico viaggio nella memoria di Castello Cabiaglio, dove vicende realmente accadute durante gli anni della guerra sono tornate a vivere attraverso il linguaggio coinvolgente del teatro. Ad aprire la serata sono stati i saluti delle autorità, che hanno ricordato come questo spettacolo sia nato per custodire e trasmettere la memoria del paese. «Questa storia racconta una comunità forte, resiliente e unita», è stato sottolineato, ricordando come il pane rappresenti «un simbolo di aggregazione, amicizia e speranza». Anche il parroco ha invitato il pubblico a riflettere sul valore universale del racconto: «Non tutti, ancora oggi, possono avere il pane», un richiamo che ha collegato la storia del passato alle tragedie del presente. Prima dell’inizio è stato ricordato che «il 99% dei fatti narrati è realmente accaduto a Castello Cabiaglio», una precisazione che ha dato ancora più forza alle scene portate sul palco. Il pubblico ha seguito con intensa partecipazione la storia di giovani amici che, a causa della guerra, si ritrovano improvvisamente su fronti opposti, costretti a scegliere tra fedeltà, coscienza e libertà. Con una riduzione teatrale capace di conservare tutta l’intensità del romanzo, i 35 interpreti della Compagnia Duse hanno dato vita a personaggi che parlano ancora oggi al cuore degli spettatori. Le scene dedicate ai rastrellamenti, alle fughe verso la Svizzera, all’aiuto prestato agli ebrei perseguitati, alla paura delle delazioni e alla forza della solidarietà hanno emozionato profondamente il pubblico, ricordando che «il pane non può aspettare», perché significa vita, dignità e condivisione. A rendere ancora più autentica la rappresentazione hanno contribuito gli abiti originali appartenuti a nonni e bisnonni degli attori, una bicicletta d’epoca e la spettacolare comparsa di una rarissima automobile del 1938, appartenuta al re Vittorio Emanuele III e utilizzata in seguito anche dai primi Presidenti della Repubblica. Al termine dello spettacolo, tra applausi lunghissimi e grande commozione, Pier Vittorio Buffa ha ringraziato gli interpreti, la regista Silvia Sartorio, il presidente della Compagnia Duse Romano Maran e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento. «Vedere prendere vita sul palco una storia scritta con tanto amore è un’emozione difficile da raccontare», ha confidato lo scrittore. A raccontare e conservare attraverso le immagini questa intensa giornata c’è anche il video realizzato da Gionni Bello, che ha documentato i momenti più significativi dello spettacolo e l’emozione di una comunità riunita attorno alla propria storia. Una serata che ha dimostrato come il teatro possa trasformarsi in memoria viva, capace di custodire il passato e trasmetterlo alle nuove generazioni con intensità e autentica partecipazione.
