Memo Remigi qui sembra aver scoperto una specie di “telecomando poetico” per i desideri, dove basta un fiore… e un pizzico di fantasia ben calibrata. Il suo pensiero è così singolare che trasforma una filastrocca in un piccolo rito quasi mistico, tra gioco e incanto. C’è qualcosa di disarmante nel modo in cui conta i desideri: sembra improvvisare, ma con la leggerezza di chi sa che la magia sta proprio lì.Il fiore diventa un’orchestra invisibile, e Memo il direttore di un sogno che non chiede logica, ma immaginazione. Brillante perché semplice: ci ricorda che, a volte, credere in una magia assurda è già un desiderio che si realizza.