“Reverendo don Giuseppe Andreoli, dopo tanti anni di appassionato servizio alla comunità cristiana e civile di Besozzo attraverso la Scuola Casa Sacro Cuore di Bogno, siamo purtroppo giunti al momento delle chiusura della nostra comunità”. La lettera della superiora generale dell’ordine delle Piccole Figlie del Sacro Cuore, madre Pia Villiger, letta nelle chiese della Comunità Pastorale di Besozzo e Brebbia dal parroco, pone fine a un capitolo molto significativo dal punto di vista educativo che ha riguardato anche per i paesi limitrofi. Viene naturale, manifestare gratitudine per l’opera fruttuosa, iniziata a Bogno nel 1957, quando le religiose vennero chiamate dall’industriale Marzotto, la cui ditta era localizzata lungo il fiume Bardello a Bogno, affinché potessero accudire i bimbi dei dipendenti. Ebbe origine, in una costruzione di sua proprietà in via Massino, un primo nido. Il rapporto delle suore con il territorio nacque all’insegna della liberalità di un uomo attento ai problemi dei propri dipendenti. E nelle religiose trovò le migliori realizzatrici del suo progetto. L’inizio estremamente favorevole incluse anche la preparazione del pranzo per le mamme dipendenti del lanificio. Fu naturale, quindi, la creazione di una scuola materna e col tempo di una scuola elementare. Lasciamoci condurre dalle parole di suor Annamaria Draghi, ex superiora generale, ora residente nella casa madre di Sale, in provincia di Alessandria, raggiunta telefonicamente: “Oltre all’ambito scolastico, tantissimo abbiamo dato anche con l’insegnamento della catechesi nella frazione di Cardana e con l’oratorio a Bogno. Ma soprattutto abbiamo ricevuto tanto amore seguendo fedelmente il motto di monsignor Amilcare Boccio e madre Guglielmina Remotti, che nel 1924 fondarono il nostro Ordine: “Andare e condurre tutti per la via dell’amore”. Mi commuovo ancora -continua la religiosa- pensando alla gratitudine degli ex alunni che spesso tornavano a ringraziarci. “Quando entriamo qui è come sentirci in Paradiso -mi dicevano- Abbiamo la sensazione di essere a casa. Siamo cresciuti nell’abbraccio e nel calore di una famiglia”. Alcuni di loro con difficoltà famigliari erano presenti perché inviati da enti superiori. E qui trovarono quello che a loro mancava. La religiosa ricorda con commozione la visita di un ex alunno che chiese di poter sentire il rumore della cascatina che ancora oggi esiste e che aveva modo di sentire dalla sua camerata. “Era la casa dell’ascolto, dell’ordine e della bellezza”, riprende. Col passare degli anni la scuola crebbe nel numero di alunni, 150 circa che provenivano anche da altri comuni. Esisteva la lista d’attesa Le suore venivano incontro ai genitori con orari elastici, ma soprattutto erano garanzia di una ottima offerta formativa. “Eravamo organizzate meravigliosamente bene, grazie ad insegnanti anche laiche che lavoravano con grande passione”, spiega. La testimonianza di don Valentino Venezia, vicario parrocchiale nella comunità di Angera, è illuminante dell’opera che le suore di Bogno svolgevano durante l’oratorio estivo a Cardana. “Ci hanno dato l’opportunità di crescere accompagnati da figure educative molto importanti per la nostra crescita spirituale, come suor Alice. Ricordo la loro partecipazione assidua alla messa feriale a Monvalle che fu una grande testimonianza. Quando il 12 giugno 2016 celebrai la mia prima messa a Monvalle erano tutte presenti”. Da ultimo non si può dimenticare quanto la casa del Sacro Cuore fosse aperta ad altre esigenze culturali: è stata infatti sede dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici e sede di corsi di aggiornamento e di storia dell’arte tenuti dalla professoressa Paola Viotto.
Federica Lucchini
