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Giuseppe Armocida, custode della memoria: il sapere come casa e come vita

 23 Febbraio 2026 |  Pippo | |

Chi desiderava approfondire le ricerche storiche bisognava che facesse riferimento a quella casa vicina alla chiesa parrocchiale di san Martino, nel cuore del paese, perché sapeva che lì avrebbe trovato accoglienza e appagamento. La dimora di Giugi Armocida è un santuario di libri, preziosi e amati. Sono circa 40mila. Sono stati necessari interventi edili per rinforzare i solai per poter collocare i volumi nel migliore dei modi. Quando si apre quella porta verde d’ingresso e appare la moglie Monica Jung, vestale di un simile luogo privilegiato, si entra come in un’altra dimensione. Viene incontro il fascino della storia: manoscritti, alcuni dei quali si possono srotolare, facendo attenzione che il gatto non vi salti sopra. Un libro, in tedesco, un centimetro per un centimetro che si fatica a sfogliare. Solo due curiosità, queste, che danno l’idea di come questo luogo sia particolare. L’uso del tatto deve essere delicato, quasi una carezza perché i libri sono come dei figli. E poi lui che guarda negli occhi l’interlocutore e legge l’animo con apparente leggerezza. Sembra ti venga incontro e ti chiede di essere autentica.

Federica Lucchini

(Foto costruita con l’I.A.)

L’articolo di Federica Lucchini è un ritratto intenso e delicato di uno studioso che ha fatto della conoscenza una vera forma di esistenza. Attraverso la descrizione della casa di Giuseppe Armocida, trasformata in un santuario di libri e manoscritti, emerge la figura di un uomo che ha vissuto immerso nella storia e nel pensiero. I quarantamila volumi non sono solo una biblioteca straordinaria, ma il segno concreto di una vita dedicata alla ricerca, allo studio e alla trasmissione del sapere.  Il suo amore per i libri era amore per l’uomo e per la sua storia. In questo racconto si avverte il valore di una vita spesa per comprendere e far comprendere. Ed è proprio questa fusione tra scienza, umanesimo e autenticità a rendere Giuseppe Armocida una figura di grande statura intellettuale e morale.

 

Dalla Prealpina

“Un intellettuale di grande levatura, custode delle verità storiche”: così la sindaca di Ispra, Rosalina Di Spirito, a nome di Davide Galimberti, sindaco di Varese, presente alla cerimonia, e di altri ex primi cittadini, Paolo Gozzi e Gerardo Di Spirito, ha definito Giugi Armocida, al termine delle esequie. “Docente universitario, medico psichiatra, storico, scrittore, sindaco, amministratore, narratore del bello, ha dedicato la sua vita alla conoscenza dell’intimo umano e alla storia del nostro paese, lasciando i tanti contributi scientifici al nostro territorio e alla sua amata Ispra -ha continuato anche a nome della giunta, del consiglio comunale e dei dipendenti del comune- La sua azione amministrativa ha agito sulla cultura e la valorizzazione della storia delle tradizioni attraverso le tante occasioni di studio, convegni, libri, editoriali, docenze”. Il suo discorso è proseguito ponendo l’accento sulla valorizzazione e la divulgazione della cultura. “Sapeva ammaliare con doti di eloquio e scrittura impareggiabili. Ispra perde un suo illustre cittadino che non si è mai sottratto dal condivide, dal trasmettere tutte le conoscenze acquisite in una vita sui libri -ha proseguito- La sua eredità intellettuale -ha concluso- continuerà nel tempo, verrà raccolta e costituirà materia di ispirazione scientifica. Ispra è profondamente grata al professor Giugi Armocida”. Ieri, 20 febbraio, è stata giornata di lutto cittadino, proclamato dalla sindaca.

Federica Lucchini

Fino alla fine, in mezzo ai suoi libri. Una manciata di minuti prima che ieri iniziassero le esequie di Giugi (Giuseppe) Armocida nella chiesa parrocchiale di san Martino, la salma era ancora a casa sua. Venti metri? Forse sono troppi quelli che separano i due edifici in quell’angolo caratteristico del suo paese che ha rappresentato la sua vita, dove è stato battezzato, si è sposato con Monica Jung e si è preparato per l’ultimo viaggio. E dove ci sono i suoi libri. La salma, adagiata per terra, era circondata dalle sue preziosità, mentre la gente continuava ad entrare per manifestare la sua vicinanza a Monica. Su un tavolino, in evidenza, due libri scritti da lui sulla storia di Ispra, a simboleggiare quanto abbia rappresentato il luogo avito per lui. Una volta, ridendo, aveva detto che anagrammando il nome Ispra esce Paris, termine dialettale equivalente a Parigi. La chiesa era già gremita quando è entrata la bara, deposta per terra, come ha voluto lui. Tra la folla, figure rappresentative nell’ambito amministrativo (Marco Magrini, presidente della Provincia, i sindaci Davide Galimberti, di Varese, Rosalina Di Spirito di Ispra, Federico Raos, di Orino e docente dell’Insubria), nell’ambito accademico (i rettori Renzo Dionigi, Alberto Coen Porisini), culturale (Serena Contini, Dino Azzalin), storico (Marco Tamborini, Robertino Ghiringhelli). Sono state le parole del parroco, don Maurizio Villa, che hanno scavato nell’anima di Armocida restituendoci la figura che noi conosciamo e apprezziamo. Non è stato un ascoltare obbligato, ma apprezzato. Ogni presente aveva in mente il suo Giugi e quanto gli doveva, perché, come ha spiegato il sacerdote, lui è stato un dono per la comunità. E ognuno si è ritrovato perfettamente nelle sue parole che hanno messo in evidenza l’appassionata ricerca della verità. “È stato un uomo molto razionale, uomo di scienza, ma sapeva fermarsi di fronte al mistero della vita, e anche al mistero di ciò che va oltre la vita, la vita oltre la morte -ha detto- In un dialogo che ho avuto con lui, mi diceva che non è possibile che non ci sia nulla oltre la morte e che di fronte a questo mistero bisogna fermarsi. E questo cercava di comunicare anche ai suoi studenti negli anni dell’insegnamento”. Simpatiche le parole del sacerdote a proposito della sua mancanza di voglia di viaggiare. Nel suo ultimo scritto dal titolo “Discorsetto sul piacere di non viaggiare” aveva scritto: “Lungo tutta la mia vita non ho mai amato viaggiare, e ora che sono diventato vecchio, ancora conservo gli stessi gusti di quando ero giovane, quando il viaggio che desideravo sopra ogni altro era quello che mi riportava ogni volta a casa, il viaggio di ritorno”, verso quell’angolo di Ispra, già citato, che ha rappresentato il suo cammino esistenziale. “Ora, caro Giugi, -ha ripreso il sacerdote- sei davvero tornato a casa, hai compiuto il tuo viaggio di ritorno, non solo perché sei circondato dall’affetto dei tuoi cari e dei tanti amici che ti hanno stimato e amato. Sei tornato a casa perché sei nel cuore di Dio dove la sete di ricerca e verità trovano il suo compimento”. Al termine della cerimonia cariche di emozione sono state le parole di Marco Magrini rivolte alla moglie, ricordando quello che Giugi ha fatto per la Provincia, i suoi tanti consigli. “Mancherà, mancherà a tutti noi!”.
Federica Lucchini

Federica Lucchini – Si sono svolti in una chiesa gremita i funerali del professor Giuseppe Armocida. Molte le autorità presenti, amministrative come il sindaco di Varese Davide Galimberti, di Ispra Rosalina Di Spirito, di Orino Federico Raos. Commosse le parole del presidente della Provincia Marco Magrini rivolte alla moglie Monica. Non sono mancate le autorità accademiche, tra cui gli ex rettori Renzo Dionigi, Coen (?), rappresentanti della cultura, Dino Azzalin, Serena Contini, storici Robertino Ghiringhelli, Marco Tamborini. Ma soprattutto tanta gente che ha visto in lui una guida. Le parole del parroco don Maurizio Villa e della sindaca Rosalina Di Spirito hanno colto diversi aspetti della figura di Armocida.


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