“Teniamoci saldi questi ricordi, che hanno lasciato tracce incancellabili e hanno indirizzato il nostro futuro”: i tanti presenti nel salone di Opera Village, situato nella ex area dirigenziale di Whirlpool EMEA, ieri hanno sentite loro queste parole di Giuseppe “Beppe” Marotta, presidente dell’Inter, giunto a Comerio per celebrare la figura di Giovanni Borghi nel cinquantesimo della sua scomparsa. Tutti hanno beneficiato della strada tracciata dal “cumenda”. Marotta si è fatto interprete delle parole che spesso non si è in grado di dire quando la riconoscenza è assoluta. È stato accolto con unanime festosità, in un clima corale di condivisione dei valori. “Un mecenate, un filantropo che ha messo davanti a tutto l’amore per il prossimo”, ha continuato di fronte al figlio Guido, al nipote Fabio Tedeschi, al coordinatore dell’evento Maurizio Gandini e a tutti quelli che sapevano queste parole essere veritiere. In una atmosfera di autentica gioia del ritrovarsi, la retorica è stata bandita. Giovanni Borghi non avrebbe voluto. “Quel punto di riferimento umano, dirigenziale anche a livello sportivo”, come lo ha definito Marotta, mascotte del Varese Calcio, negli spogliatoi aveva avuto modo di vederlo con il suo impermeabile bianco e la sigaretta in bocca. E fu subito ammirazione. “Allora il calcio era un fenomeno sociale -ha spiegato- Ora è tutto business. Mancano le figure che disinteressatamente aiutavano i club”. La sua è stata una vera fiaba moderna: partito da piccolo come aiuto ai magazzinieri, divenuto dirigente diciannovenne del Varese, ha saputo capitalizzare l’esperienza maturata sul campo per scalare ogni gradino, raggiungendo, sulla scia di Borghi la vetta del calcio mondiale come massima autorità di uno dei club più prestigiosi d’Italia. E ieri era lì per ringraziare il suo maestro. Attorno a lui, anche il sindaco di Comerio, Michele Ballarini, il viceparroco, don Luca Tocchetti, e una megatorta prodotta dalla pasticceria Colombo di Barasso con il ritratto del “cumenda”. Poi la ciliegina sulla torta, rappresentata dall’annullo filatelico, organizzato da Poste Italiane, nel ricordo del cinquantesimo e raffigurante il commendatore in una sua classica posa con le dita incrociate. All’ingresso del padiglione una Fiat 500 Topolino, Furgone Originale, in uso, come servizio postale, nel 1955 a Varese e Provincia. Coinvolgente la riproduzione di sette cartoline che valorizzano l’opera di Borghi. Ce n’è stata una, equivalente a un fotomontaggio che merita di essere spiegata. Raffigura il commendatore accanto ad un piccolo aereo con la scritta Ignis. Nel cielo e nel prato un nugolo di rondini. Ma perché? Circolava una storia intitolata “il cumenda dal cuore tenero” che è significativo conoscere in quanto contiene i valori da lui coltivati. Si narra che un giornalista della Rai notò che Borghi lasciava un varco aperto nei capannoni della Ignis. Alla richiesta del motivo rispose che era per le rondini, che dovevano poter entrare e nidificare. Questa storia simboleggia il suo approccio paternalistico e la sua profonda umanità che mitigava i suoi modi burberi.
Federica Lucchini


