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Gianni Rodari, il nostro scrittore che la Russia non ha mai dimenticato

 6 Settembre 2026 |  Pippo | |

A quarantasei anni dalla sua scomparsa, Gianni Rodari continua a parlare al mondo con la forza delle sue idee, della fantasia e del suo straordinario messaggio educativo. L’articolo di Federica Lucchini racconta un aspetto poco conosciuto ma di grande valore: l’immensa popolarità che lo scrittore di Omegna – Gavirate conquistò in Russia, dove ancora oggi il suo nome è sinonimo di cultura e creatività. Un’attualità confermata persino dalle recenti cronache internazionali, che dimostrano come Rodari resti un punto di riferimento riconosciuto ben oltre i confini italiani. Un motivo di orgoglio per il nostro territorio e un invito a riscoprire una delle figure più importanti della letteratura del Novecento.

Gianni Rodari tra i bambini sovietici durante la visita del 1963: è probabilmente la fotografia più rappresentativa del suo straordinario rapporto con l’URSS. Fu scattata dall’agenzia TASS durante l’incontro con i giovani pionieri.

La copertina della prima edizione russa di Cipollino (1953) illustrata da Vladimir Suteev: è un documento storico di enorme valore, perché segna l’inizio del successo straordinario dell’opera di Rodari in Russia.

Dalla Prealpina

A quarantasei anni dalla scomparsa, il suo nome è così ancora radicato nella società russa da essere citato come modello, conosciuto da tutti. Questo dato non può che riempirci d’orgoglio, perché Gianni Rodari è uomo della nostra terra. Il suo nome è apparso sulle cronache internazionali del primo settembre scorso quando Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, in merito alla nomina dell’ex Ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov a consulente del Ministero delle Difesa italiano, ha detto: “Se Gianni Rodari fosse vivo penso che scriverebbe una favola satirica su questo, ma non sono sicura che sarebbe più divertente della storia vera”. Citare il suo nome, dunque, significa sapere di arrivare a tutti perché la fama dello scrittore non è cessata nemmeno dopo il dissolvimento dell’URSS. È un aspetto da conoscere. Ebbe una felice intuizione Rodari, allorché nel 1951, in qualità di direttore del “Pioniere”, visitò Mosca, Leningrado e Alma-Ata assieme a una delegazione di rappresentanti del mondo politico e culturale vicina al Pci e Psi: al momento del rientro in Italia donò agli accompagnatori copie del “Libro delle filastrocche” e del “Romanzo di Cipollino”. Scrive Anna Roberti: “I volumi capitarono in mano alla traduttrice Zlata Potapova e, per suo tramite, in quelle del poeta Samuil Marsak: l’anno successivo quindici sue filastrocche, nella traduzione di Marsak, furono pubblicate in russo sulla prima pagina della “Literaturnaja gazeta”. Da quel momento, i versi di Rodari cominciarono a diffondersi in URSS a macchia d’olio su quotidiani e riviste”. Mentre la prima raccolta di filastrocche nel 1953, fu intitolata “Zdravstvujte, deti!” (Buongiorno, bambini!) e illustrata dal conosciuto artista Vladimir Suteev, la Potapova si dedicò alla traduzione (prima opera in lingua straniera) de “Il romanzo di Cipollino”. Il successo che ne conseguì fu inimmaginabile: vennero vendute milioni di copie e fu tradotto in tutte le lingue parlate in URSS. Addirittura i personaggi della storia apparvero come oggetti nelle vetrine dei negozi, sottoforma di pupazzi, stoviglie, indumenti, cioccolatini, gelatine di frutta. La figura del protagonista entrò trionfalmente anche nel mondo radiofonico, teatrale, cinematografico e televisivo. Ben presto fu dedicata attenzione anche alla traduzione di altri suoi libri. Fu grandiosa l’accoglienza che Rodari ricevette nel dicembre 1963 quando tornò a Mosca: era lo scrittore italiano più conosciuto in tutta l’URSS. Frequenti furono i viaggi che lo vedevano come giurato nella sezione dedicata ai film per l’infanzia e la gioventù, all’interno del Festival internazionale del cinema di Mosca. Fu per lui occasione nel 1969 di tornarci con la moglie Maria Teresa Ferretti e la figlia Paola con le quali visitò i luoghi legati a Lenin. Continuava, intanto, la produzione di documentari, di telefilm attorno alle sue opere. Nel 1974 Cipollino diventò un balletto, musicato da Karen Chacaturjan: la prima mondiale avvenne a Kiev nel 1977. Entrò a far parte del repertorio del teatro Bol’soj di Mosca dove è tuttora in cartellone nella versione originale. Non poteva mancare l’attenzione anche verso la “Grammatica della fantasia”, tradotta da Julija Dobrovol’skaja, amica dello scrittore, con la quale si incontrò più volte nell’ultimo viaggio in terra sovietica, che avvenne tra l’agosto e l’ottobre 1979, pochi mesi prima della sua morte avvenuta il 14 aprile 1980. Se si vuole conoscere l’esperienza vissuta da Rodari durante questo viaggio il libro, pubblicato postumo da Einaudi “Giochi nell’Urss” con sottotitolo “Appunti di viaggio”, ce lo permette.

Federica Lucchini

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