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Giancarlo Giorgetti – Tutte le volte che salgo in auto per raggiungere Roma, lo sguardo verso le acque del lago di Varese

 4 Febbraio 2019 |  Pippo | |

Il lago di Varese come forza di gravità. “Noi a Cazzago Brabbia usiamo l’espressione “scendere al lago” quando dobbiamo andare sulla riva: espressione che ben calza con quella forza interiore, iscritta nel nostro Dna, che ci attira verso le acque da una vita”. Con il suo linguaggio essenziale e incisivo, l’on. Giancarlo Giorgetti, sottosegretario del Consiglio dei Ministri, a margine della tavola rotonda, trova il tempo di definire cosa rappresenta il nostro lago, per lui, figlio di Natale, che è stato pescatore da generazioni e presidente della Cooperativa Pescatori del Lago di Varese. “Fin da bambini era il luogo del gioco. Per noi era l’elemento naturale verso il quale affluire -riprende- Ho contribuito anche io a pulire chilometri e chilometri di rete: c’era tanto da lavorare! Tutte le volte che salgo in auto per andare a Malpensa e raggiungere Roma, lo sguardo inevitabilmente va verso le acque, come il richiamo della foresta”. Per lui, dopo aver ribadito che è necessaria l’interiorizzazione di questo bene da utilizzare secondo i suoi ritmi, altrimenti c’è la distruzione, ci sono figure nel ricordo che “sono incistate in questo mondo dall’ecosistema equilibrato, che aveva i suoi modi di dire, il suo mondo attorno alle acque”. Hanno lasciato un’eredità morale di prim’ordine. “Certo, oggi si fatica a ritrovare tanti tratti di allora: i sentieri dove noi passavamo si vanno inselvatichendo. Un tempo veniva celebrata la messa al lago proprio perché lago e paese è un tuttuno. Ora, se si fa il giro del lago, si trova il cimitero delle darsene abbandonate, un tempo “status symbol”, a causa dello zero idrometrico alterato. Ben vengano le iniziative che si svolgono nel mio paese per riallacciarsi ad una dimensione che rischia di essere perduta: alla scuola primaria la presenza di esperti che fanno rivivere le tradizioni in modo che le nuove generazioni ne vengono a conoscenza non solo come dati a sé stanti, ma vissuti e da vivere. Ben venga il futuro trasferimento dell’unico esemplare rimasto del “rierun”, la barca che si usava per la pesca collettiva, lungo la riva di Cazzago, accanto ad altre testimonianze rispettate e valorizzate”.
Federica Lucchini

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