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Francesco e l’amore per la Creazione di Felice Magnani

 4 Ottobre 2019 |  Pippo | |

Francesco ha insegnato al mondo ad amare la terra come una madre, esprimendo sotto forma di lauda la gioia di questa straordinaria maternità. L’assolutismo sentimentale di Francesco non lascia dubbi su cosa significhi realmente amare l’ambiente, sentirlo fisicamente e spiritualmente coinvolto in un amore filiale unico nella sua straordinaria complementarietà. Anche la materia ha un’anima e vive nella dimensione primaria o nelle forme che l’originalità creativa dell’uomo le ha trasferito, in un connubio d’amore e passione fraterni. Dio lo si può amare in tanti modi, ma, forse, il modo migliore è proprio quello di rispettare la Creazione, tutti gli esseri e le creature che ha voluto distribuire sulla terra nella sua infinita tolleranza e magnanimità. Il catechismo del rispetto ambientale è forse il miglior catechismo possibile, se è supportato da esempi concreti. Francesco attirava a sé nobili e straccioni, intellettuali e cavalieri con la forza dell’esempio. Non si può insegnare il rispetto se non siamo noi i primi a edificarlo con buona volontà e fatica. Francesco insegnava ad amare la natura vivendola, condividendo con essa le lodi al Creatore. Da lei otteneva tutto senza estorcere nulla e di lei amava tutto, persino gli esseri meno belli, solitamente relegati in ruoli marginali e subalterni. Non aveva bisogno di comunicati stampa, di orazioni di piazza, di cartelloni pubblicitari, di confinare gli esseri viventi in spazi definiti, il concetto di spazio di Francesco superava le barriere legislative e politiche, le diatribe tra pubblico e privato, tra estinzione e sopravvivenza, perché lui era convinto che l’ordine divino fosse già straordinariamente perfetto e non avesse bisogno di interventi riparatori. L’amore secondo Francesco è una realtà complessa che comprende tutto, perché il Tutto è il principio e l’origine delle cose, l’uomo è solo un frammento piccolissimo di un preziosissimo mosaico. Nasce dalle piccole cose, da forme di rispetto guidate da un cuore sensibile, la cui voce passa attraverso l’esempio quotidiano. Tenere pulita una casa, una classe, una scuola, una via, una piazza, un oratorio è espressione e acquisizione di coscienza civica, passaggio di contributi educativi individuali e collettivi al benessere della società, significa anche rispettare quel bene prezioso che è “sora nostra matre terra”, nel grembo della quale trascorriamo la nostra vita. L’educatore deve saper giocare tra divertimento e consapevolezza, tra idea e concretezza, libertà e diritto, diritto e dovere. Nello sviluppo dell’opera educativa non esistono recinti o barricate, ideologie o strategie che dividano, esiste solo la buona volontà di comunicare all’uomo le sue responsabilità, nelle modalità e nelle forme più consone a ciascuno. Chi non rispetta l’ambiente in cui vive e chi non educa al rispetto compie una gravissima mancanza nei confronti della comunità e diventa complice della maleducazione, negatore dei principi più elementari che governano i rapporti relazionali all’interno dell’ambiente in cui viviamo.

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