– Se Piero Chiara fosse vivo, sarebbe loro grato e nel contempo orgoglioso per come viene amato: sapere che due appassionati della sua opera e della sua vita, da ben 35 anni, con quella passione che diventa totalizzante, hanno raccolto, letto e conservato tutti i suoi scritti anche originali, hanno camminato sulle sue orme sempre con il desiderio di scoprire anche piccoli particolari che ricostruiscono il libro della sua vita, hanno incontrato amici e conoscenti che hanno contribuito a comporre la sua figura è motivo di meraviglia. Non sono semplici collezionisti i coniugi Francesca Boldrini, ricercatrice, autrice di libri storici sulla battaglia del San Martino, per citarne solo alcuni, e suo marito Carlo Cattaneo. No. Consapevoli che la ricerca non finisce mai, continuano a gustare questo viaggio, fatto anche di tante sorprese, che hanno il sapore della gioia e della meraviglia. La loro rete di amicizie in tutti questi anni si è infittita di persone autorevoli, che resosi conto del loro modo di operare alla ricerca dell’anima dello scrittore hanno donato anche loro suoi scritti. E per Francesca e Carlo questo è la luce. Perché Piero Chiara non è solo oggetto di studio, ma di tante esperienze nelle quali si aprono sempre porte inaspettate. E’ come se fosse lì accanto a loro e li indirizzasse. I coniugi vivono spesso le sue stesse esperienze nel solco degli amici ritrovati. A Pesaro, in casa di Vicari, direttore del “Caffè”, la rivista su cui Chiara aveva scritto, hanno rivissuto le riunioni conviviali. Per Carlo è stata la lettura de “Il piatto piange”, quando era di leva, che ha spalancato il desiderio di approfondire la figura di Chiara. Quei continui richiami a Duno, che lui conosceva quando da Milano veniva in vacanza, accrescevano quel desiderio di saperne di più. Chiara nel romanzo chiamò Rina la figura a lui più cara. Carlo venne a sapere che, in realtà, il suo nome era Nina Magada, la sua fidanzatina, deceduta in giovane età. Ogni anno, fino alla sua morte avvenuta nel 1986, lo scrittore, il 5 febbraio, giorno dell’anniversario, arrivava al cimitero di Duno a deporre un mazzo di fiori sulla sua tomba. Per lui, come ebbe a dire, fu il suo vero grande amore. Per un pelo, Francesca non è venuta in possesso delle lettere che i due si scrivevano: la zia di lei le aveva appena bruciate, pensando che non sarebbero interessate a nessuno. Ma l’archivio dei coniugi è ricchissimo, comunque, di presentazioni, di articoli, di riviste. “Oltre che a procurarci gioia, ci sentiamo rafforzati nella ricerca. Sembra che lui ci guidi”. E’ di questi giorni la loro acquisizione della cartella “Venezia 33” con 31 litografie d’artisti tra i quali Guttuso, Tavernari, in cui la presentazione è dello scrittore. Risultava introvabile. Poi, miracolosamente è comparsa. Il loro è il modo più autentico di conoscere uno scrittore, attraverso certo le opere possedute fino agli inediti, ma anche attraverso gli amici, i luoghi da lui frequentati. Si conoscono così le abitudini, i momenti di generosità. Si conosce l’uomo. Preziosissimi i ricordi scritti su foglietti donati a loro dal curatore e collaboratore letterario Federico Roncoroni. Uno narra di Chiara bambino che andava a prendere il latte con un secchiellino. Non si può finire l’anno senza ricordare il loro nume tutelare: Francesca e Carlo, assieme agli amici denominati “Chiarissimi Pierini”, il 31 dicembre, anniversario della sua morte, fanno “quattro passi con Piero Chiara”, titolo della manifestazione, che comprende la visita sulla sua tomba. Così, ogni anno si rinnova il legame.
Federica Lucchini
