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Frammenti 10 di Felice Magnani

 13 Febbraio 2019 |  Pippo | |

FRAMMENTI 10
LA SICUREZZA E’ UN GRANDE PROBLEMA MORALE
di felice magnani
Quando le cose non vanno bene e il cittadino ha paura, la prima cosa a cui pensa è la protezione. Sentirsi protetti da qualcuno è il primo impulso, ma forse il problema ha anche una sua natura molto più profonda, che investe la famiglia, la scuola, la società civile e lo Stato. Tutte le Istituzioni sono parimenti responsabili, con compiti diversi, con metodi diversi, ma tutte passano al vaglio di una responsabilità di fondo, a cui tutti indistintamente sono chiamati a dare il proprio contributo. Quando un cittadino può ritenersi sicuro? Quando è umanamente e culturalmente formato a vivere e a contrastare le contraddizioni sociali, quelle che se non governate rischiano di debordare, creando danni di notevoli proporzioni a tutta la sfera sociale. Uno dei primissimi problemi è quello di fare in modo che i cittadini abbiano un lavoro. Chi lavora e lavora intensamente non ha il tempo di pensare ad altro, si sente realizzato e nella fatica quotidiana riesce persino a ritagliarsi una fetta di felicità, di autostima, di voglia di fare e di creare, di dare un senso compiuto alla propria relazione con la vita. Il lavoro, soprattutto se piace e vien fatto con dedizione, è una straordinaria fonte di sicurezza. Avere la certezza di uno stipendio con cui mantenere la propria famiglia, far studiare i propri figli, comprarsi una casa, una macchina, poter pagare un affitto, fare una vacanza, sono tutti elementi che alimentano la sicurezza, che sviluppano la voglia di fare, di mettersi alla prova, di raggiungere l’obiettivo previsto, affrontando le difficoltà con l’entusiasmo e la passione necessari per superarle. Dunque il lavoro è base, punto di partenza, libertà, passione, entusiasmo, lotta, invenzione. Una società di cittadini che annaspano e dove i giovani, sono costretti a prendere l’aereo o il treno per cercare lavoro fuori dai confini della nazione, è una società malata, che fa ammalare, è una società che non sa collaborare e condividere, che si lascia travolgere dall’egoismo di chi specula per trarre il massimo profitto, sfruttando il prossimo, soprattutto quando il prossimo è debole, fragile e indifeso. Se il lavoro non c’è bisogna inventarlo, bisogna creare le condizioni perché gli esseri umani imparino a viverlo con gioia ed entusiasmo, aiutati in questo da uomini e donne che credono nella sua capacità di far vivere una dimensione accogliente della vita. La famiglia riveste un ruolo fondamentale, è il luogo in cui i giovani vedono, ascoltano e imparano, dove si affrontano i problemi esistenziali con la convinzione di superarli, di trovare gli stimoli giusti per non lasciarsi sopraffare e dove si mettono a punto le difese di una condizione umana vittima in molti casi della disumanità. Ricreare famiglie che guardino al mondo con fiducia, con serenità, senza paura, con la certezza che con l’impegno e la giusta preparazione si superino i problemi, di qualsiasi natura, è fondamentale, come altrettanto fondamentale è una scuola che sappia far amare le regole, le istituzioni, la legge, l’onestà, la famiglia, la società civile, lo stato, la lealtà, la voglia di collaborare alla creazione di una comunità attenta, capace di guardare in faccia la realtà, senza il timore di denunciare le cose che non vanno, quelle che riducono in schiavitù, tappando il pensiero, la ragione, la voglia di contribuire e di migliorare. Vivere il territorio con l’occhio attento di chi lo sente proprio, di chi ne condivide la bellezza, di chi ne coglie l’anima e lo spirito, di chi è cosciente che tutto ciò che ci appartiene merita di essere protetto e salvaguardato, tramandato così come ci è stato consegnato da chi ci ha preceduto è democraticamente molto importante. La sicurezza è prima di tutto un problema morale, legato ai comportamenti sociali, alle responsabilità relazionali, alla correttezza e alla fedeltà, a quei principi e a quei valori che costituiscono la struttura portante di una democrazia onesta, dinamica, pronta sempre a migliorarsi e a ravvedersi, a chiamare a raccolta quelle forze che credono, nonostante tutto, nella forza rigenerante del diritto e nella straordinaria regalità umanitaria del dovere. Dunque non si cambia un paese solo sulla base di numeri, di tecnologie avanzate, di reiterate repressioni, occorre partire da lontano e collaborare, riunire le competenze e le responsabilità, essere sistematicamente attivi nell’osservanza e nel servizio, alimentando il cuore dei giovani con sentimenti ed emozioni appropriati, costruendo una comunità in cui l’esempio dei grandi sappia infondere coraggio e fiducia in quel mondo che osserva e che attende di trovare la propria strada. E’ in una profonda coscienza morale che trovano conforto molti dei nostri piccoli e grandi drammi, è nell’onestà dei cittadini che si realizza la storia della società, una società forte, chiara, orgogliosa, fiera di essere all’altezza della situazione, di saper condurre a testa alta la propria dedizione a quella storia che i nostri vecchi hanno costruito a prezzo d’immensi sacrifici. La sicurezza diventa così una convinzione di natura personale, si compone di forza e di coraggio, di cultura e di certezze, ma tutto deve essere insegnato, coltivato e raccolto nel perimetro di un’ interiorità dove le regole prendono forma e diventano prassi quotidiana, con l’ausilio di genitori, insegnanti ed educatori che sappiano mettere i puntini sulle i. La sicurezza è soprattutto convinzione, capacità di comprendere la realtà in cui si vive, fornendo le risposte giuste, quelle che alimentano la qualità della vita, che danno un senso compiuto alle azioni che si compiono, che corroborano l’impegno quotidiano distribuendo esempi di coerenza e di solidarietà sociale. Il cittadino ha bisogno di sentirsi compreso e stimato, aiutato e promosso, valorizzato e attivato, vuole avere una parte importante nella costruzione della democrazia che lo include, esige riconoscimento, crede nella parte bella della sua esperienza esistenziale, nella capacità di poter contribuire al benessere sociale. In questo c’è la sua forza, una forza che crea sicurezza, che unisce e restituisce slancio alla voglia di cambiare il mondo, soprattutto là, dove il mondo diventa preda della disonestà e della violenza di gente senza scrupoli.

E’ DAI MOMENTI DIFFICILI CHE SI RISORGE
Da qualsiasi parte ti giri vedi e senti cose che non vorresti vedere e sentire, ma la realtà è questa. E’ dura, a tratti sfrontata, ma bisogna guardarla negli occhi senza timore, con tutta l’energia disponibile perché, forse, ha bisogno di essere capita, aiutata, affrontata. I momenti difficili sorprendono, incalzano, ti fanno sembrare piccolo e indifeso, mettono a nudo le fragilità di un genere umano che, troppo spesso, dimentica la sua unità di misura, chi è, per quale ragione vive, che cosa si aspetta dalla vita e quali progetti ha per viverla al meglio per sé e per gli altri. In molti casi però, hanno anche un inizio, si sviluppano strada facendo, costringono a tirar fuori le risorse migliori, quelle che in molte circostanze non si sa neppure di avere. Eppure le abbiamo e le abbiamo ben custodite, stanno in parti dove l’io deve bussare non una, ma anche cento volte, perché le radici sono profonde e la terra che le custodisce le trattiene con tutta la sua energia. Le difficoltà di oggi sono molteplici e variano, occupano quasi tutti i campi , anche quelli che sembrano inattaccabili, sacrosanti, sicuri da ogni genere di intromissione. Sussultano, passano all’offensiva, non si accontentano di un giudizio strumentale, esigono revisioni radicali e confronti, si aprono a nuovi scenari, dimostrano che la realtà non è mai una e irreversibile, ma ce ne possono essere altre altrettanto efficaci, che spesso la malizia umana mette a tacere. Ti svegli, ti pare impossibile che quello che era formalmente tuo lo debba condividere e che quel mondo che credevi irripetibile nella sua forma e nella sua misura esprima entusiasmi e sofferenze che non avresti mai immaginato. E’ lì che si brancola, per capire se quella democrazia sbandierata abbia davvero quell’anima democratica di cui si parla, capace di mettersi di fronte alla storia con la forza di chi è cosciente che bisogna impegnarsi e cambiare e che quel confine apparentemente stabile, va spostato sempre un pochino più in là, dove la libertà diventa realmente un valore e la rinascita si appoggia all’incontro di nuovi valori. Nei momenti difficili si legge il cuore della verità, s’impara a lottare, a dimostrare che non tutto quello che appare è assoluto, s’impara che la verità ha sempre due facce, una conosciuta e una trascurata, abbandonata in molti casi al proprio destino. Nei momenti difficili s’incontrano le necessità reali, le persone perbene, quelle che ti fanno capire che esiste un’anima e quelle che, invece, tentano di demolire la tua unità. C’è sempre una verità da conoscere, da leggere, da approfondire e sulla quale vale la pena ragionare. E’ nei momenti difficili che ragione e fede spargono i semi, in attesa che la pioggia leggera lavi la polvere e permetta alla natura di rivestirsi di suoni e colori, riconsegnando all’uomo l’entusiasmo per ricominciare. Farsi la guerra non serve, non serve insultarsi, condannarsi a vicenda, gettare la storia in pasto al qualunquismo, alle furberie di parte, serve piuttosto affrontare la vita giocando le carte buone, quelle che abbiamo messo da parte per affrontare con lealtà e coraggio il destino che ci attende. Le parole sono solo l’immagine di quello che ci viene chiesto, l’ anello di congiunzione per riprendere il contatto con la realtà, la cui bellezza dipende solo da come sapremo farla crescere e valorizzarla. E’ nella comprensione e nella tolleranza che il mondo sconosciuto e negletto riprende a vibrare, per cercar di capire se l’uomo è realmente cambiato, pronto per fare quel passo deciso verso la libertà, quella vera, quella che non lascia mai con l’amaro in bocca, perché rispetta per intero l’identità e la dignità di chi la rappresenta.

COSTRUIRE UNA VITA DEGNA DI ESSERE VISSUTA
La crisi che ha colpito in questi anni settori e spazi istituzionali della società deriva da una caduta educativa a tutti i livelli, soprattutto da parte di quelle agenzie che, da sempre, sono la struttura portante del paese, come la famiglia e la scuola. L’aver gradualmente destrutturato questi due pilastri educativi ha determinato una carenza di coscienza democratica e una progressiva arbitrarietà comportamentale. La politica ha contribuito a confondere, a svuotare di contenuti propositivi la sua azione, generando spesso false aspettative e un clima di sfiducia che incrementa lo smarrimento del cittadino. Si sente il bisogno di una politica che parta dalla realtà, dalla vita di tutti i giorni, dalle cose semplici e quotidiane, quelle che hanno un sapore familiare, che stimoli la voglia di fare, di partecipare, di collaborare per una realtà a misura d’uomo, capace di generare fiducia e serenità. Incoraggiare, promuovere, valorizzare, premiare possono sviluppare un’azione benefica sui caratteri e sulla quotidianità di un sistema che fatica a ripartire. Credere nella valorizzazione dell’essere umano, nella sua capacità di essere parte attiva di un grande processo di rinnovamento e di riqualificazione è un passaggio fondamentale. Si tratta di permettere a tutti di condurre fuori quelle ricchezze che spesso vengono volutamente sottaciute. Promuovere la centralità dell’essere umano, rompere l’incantesimo castale che ha ingessato la politica e la società civile in questi anni, è uno dei compiti fondamentali di chi si propone di cambiare le regole del gioco. La politica muore quando le viene a mancare la freschezza ideale delle giovani generazioni. Chi crede nella politica sa quanto sia importante avvicinare i giovani a questo tipo di impegno. Si tratta di motivarli, di creare loro attorno uno spazio che permetta di sentirsi protagonisti. Molti giovani abdicano a causa della negligenza dei vecchi, di coloro che hanno trasformato la politica in uno strumento di esercizio personale del potere. La politica ha bisogno dei giovani e della loro spontaneità, delle loro utopie, quelle che si tingono di fortissime idealità e che aprono la strada a percorsi innovativi carichi di nuove motivazioni e di nuovi entusiasmi. C’è dunque bisogno di scoprire un mondo che sappia accogliere, capire e promuovere con quello slancio che stiamo perdendo. Coltivare un efficace confronto generazionale, potrebbe essere la via per riqualificare la politica, dotandola di quell’ energia che le consenta di corrispondere in modo sempre più adeguato ai bisogni e alle necessità delle persone. Per troppo tempo è stata feudo di una diffusa filosofia maschilista, tesa a rafforzare il proprio potere su ogni forma di imparzialità democratica. Oggi assistiamo a un progressivo depauperamento delle regole, delle figure e dei ruoli. Si commettono molti reati, ma nella maggior parte dei casi restano impuniti a causa di un eccesso di garantismo. Per queste ragioni sarebbe utile un rafforzamento di tutto il sistema educativo, con l’attivazione di un circuito di valorizzazione e di responsabilizzazione, conferendo al cittadino un’immagine giuridico costituzionale più efficace nella lotta contro ogni forma di trasgressione e prevaricazione. Rispettare, educare, responsabilizzare e valorizzare sono passaggi necessari per ricreare le condizioni di un modello democratico efficiente e credibile. Il rispetto è la chiave di lettura del livello di civiltà di un popolo ed è la più alta forma di maturità civile, ma non esiste rispetto senza cultura e non esiste cultura senza una forte convinzione educativa.

I TEMPI CAMBIANO
Parlare di sicurezza è parlare di regole, di leggi, di principi e di valori ai quali il cittadino si deve uniformare. I tempi cambiano, cambiano le condizioni economiche, morali, sociali, cambiano i sistemi politici, i governi, ma ci sono valori e principi che restano, perché reggono l’assetto istituzionale di una società e di uno stato, sono la struttura portante di una convivenza, di un’armonia in cui il cittadino si riconosce e attraverso la quale impara ad avere fiducia nelle istituzioni, a contribuire alla stabilità di un sistema di cui è istituzionalmente garante. Costruire la sicurezza significa avere una mente aperta sulla natura dei diritti e dei doveri, essere convinti che l’autorevolezza del costume determina la forza di una collettività. Chi lavora per il rafforzamento della democrazia conosce molto bene il valore di un pensiero e di un’azione, sa quanto sia importante l’ esempio, dimostrare sul campo la forza e la bellezza delle conquiste, soprattutto se permettono di realizzarne compiutamente la natura pedagogica e politica dell’esistenza. E’ sulla sicurezza che una società fonda la sua voglia di produrre, di pensare e di coinvolgere. Dove non c’è sicurezza c’è fragilità, disorientamento, paura e con la paura non si va da nessuna parte. La libertà diventa arbitrarietà, si colora di individualismo, di violenza e di trasgressione, di conflitti e di sfiducia. La paura taglia le gambe, impedisce alla mente e al cuore di produrre entusiasmo, gioia di vivere, di fare, di andare, contribuisce a bloccare il circuito positivo della generosità. Chi non si sente sicuro vive una condizione innaturale e la democrazia perde di senso, si svilisce, diventa anarchia, terreno sul quale la forza individuale prevale sulla collaborazione. Nei paesi dove regna la paura il cittadino vive blindato, non si fida, osserva con sospetto, non concede facilmente la propria disponibilità, diffida, si costruisce mondi personali e la vita comunitaria si frantuma a favore di chi usa la paura per portare a compimento i propri misfatti. In questi anni di grandi mutazioni sociali, dove il particolare soccombe a danno dell’universale, tutti i sistemi malavitosi hanno tratto benefici enormi, si sono impossessati della disperazione della gente per definire meglio il loro potere, per impedire alla democrazia di vivere e di alimentarsi. La sicurezza è un problema di ordine, ma l’ordine va costruito non solo attraverso la definizione di numeri e di standard, ma anche sulla base di regole scritte, di una comunicazione costante, di una formazione permanente, di una educazione civica insegnata a tutte le età e a tutti i livelli. Partire dai giovani significa rimettere ordine in una comunità, restituirle fiducia e certezza, guardare avanti, credere nel futuro. La sicurezza si costruisce con il massimo della coerenza e dell’impegno, ognuno ne è garante, tutti hanno l’obbligo di concorrere a realizzarla con comportamenti e stili adeguati. Molti dei problemi legati all’insicurezza derivano da impreparazione e superficialità, da varie forme di sopravvalutazione e di sottovalutazione, dal non aver programmato seriamente il futuro. Le grandi migrazioni di questi anni dimostrano quanto la politica si sia fatta sorprendere, non abbia saputo programmare e gestire per tempo un fenomeno che si poteva prevedere. La buona politica deve saper mettere a punto risposte adeguate, senza aspettare di essere sopraffatta, deve avere un chiara visione d’insieme, deve saper stabilire per tempo che cosa sia più utile e che cosa sia dannoso per il paese, deve adottare il realismo come sistema di valutazione dei problemi che si presentano, senza lasciarsi travolgere da un’emotività ingestibile. Avere il coraggio della fermezza significa fornire risposte che siano in linea con una chiara e attenta visione delle iniziative da prendere, senza cadere nella faziosità, nella presunzione, nell’idea che il nostro mondo sia il migliore dei mondi possibili.

 

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