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Educare alla vita: cultura, arte e sport per crescere nella legalità – Articoli di Felice Magnani

 29 Gennaio 2026 |  Pippo | |

CON LA CULTURA, PER LA LEGALITA’

Felice Magnani

Rafforzare l’istruzione, creare nuovi momenti di dialogo e di confronto nelle scuole e con le scuole, dare un volto più nuovo e moderno all’Educazione civica, creare un clima sociale adatto alla curiosità giovanile, sviluppare la cultura dell’appartenenza e della legalità in modo capillare, costante, non solo con interventi teorici, ma soprattutto con iniziative pratiche, concrete, capaci di consolidare e potenziare la buona fede dei giovani e la coscienza popolare in genere. La cultura gioca un ruolo fondamentale nell’acquisizione di una dimensione legalitaria, è il veicolo più importante per definire uno stile, uno stato, un modo di essere, una prospettiva di vita, un comportamento, è il modo più efficace per orientare le aspettative giovanili, per far capire quanto l’amore per la legalità possa generare climi sociali migliori, più adatti all’acquisizione di una sana visione della vita in tutte le sue forme. Per combattere l’illegalità bisogna formare coscienze libere e forti, capaci di combattere il male da qualunque parte esso arrivi, in virtù di una profonda convinzione individuale e sociale, capace di vanificare ogni forma di prevaricazione, di elaborare l’antidoto ogniqualvolta l’illegalità alza il tiro.  Partire dalla famiglia e dalla scuola è determinante se si vuole costruire un terreno fertile e duraturo, capace di educare e di formare, di determinare stili inattaccabili, molto ben definiti. In molti casi la nostra democrazia ha dato per scontato, ha pensato e agito in una forma troppo descrittiva e poco applicativa, ha sottolineato moltissimo il valore storico e morale di un linguaggio, ma senza far seguire al tutto un impegno basato soprattutto sull’azione, sull’esempio pratico, sulla capacità di inventare e creare percorsi mirati al fine di raggiungere gli obiettivi fissati. In molti casi la libertà si è persa per strada, è diventata uno strumento nelle mani di chi è molto abile nel farla apparire e sembrare per quella che non è. Legalità e libertà camminano di pari passo, una non può stare senza l’altra, ma hanno bisogno di conferme sistemiche, di autovalutazioni e di verifica da parte di chi ha il dovere di proteggere i valori istituzionali, quelli che ci consentono di condurre una vita più sicura e serena. Vivere nella legalità significa diventarne paladini, acquisire una coscienza civica adeguata, sentirsi parte viva di una comunità o di una nazione, diventare esempi di buona condotta, saper affrontare con la dovuta determinazione l’illegalità ogniqualvolta vuole dimostrare di essere più forte del bene comune. E’in questa lotta che il cittadino deve dimostrare di essere all’altezza, di dare un valore ben definito al suo ruolo individuale, sociale e istituzionale, di conoscere a fondo qual è la via che apre le porte dell’armonia sociale. La scuola ha questo fondamentale compito formativo, quello di generare uomini e donne coscienti, capaci di rispondere in modo civile alle provocazioni dell’illegalità, capaci di far prevalere sempre il bene sulle prevaricazioni del male. L’affetto, lo studio e il lavoro sono pilastri insostituibili di una società che vuole cambiare in meglio, che decide quale strada sia più giusta da seguire nell’interesse di tutti. Lavorare sull’istruzione e sulla cultura è fondamentale per sradicare l’idea di non farcela, di dover essere per forza individui senza futuro. La cultura serve anche a questo, a rendersi conto che le nostre potenzialità sono infinite e che più l’uomo sa e più è libero, più si tiene informato e più diventa capace di affrontare con le armi giuste le provocazioni del presente e del futuro. La famiglia e la scuola hanno un compito unico e importantissimo, per questo si devono attrezzare, devono essere supportate in modo adeguato, perché possano affrontare senza paura le sfide della vita. In un mondo dove l’illegalità sopravanza, lo stato democratico deve guardarsi allo specchio e fare un profondo esame di coscienza per capire che cosa deve fare per trovare le giuste soluzioni ai problemi. Investire sui giovani e sull’educazione potrebbe essere la via giusta.

EDUCAZIONE ALLA VITA

Felice Magnani

C’è un tipo di educazione di cui si parla poco e forse pochissimo, ma che riveste un’importanza fondamentale: l’educazione alla vita. Incontrarla, conoscerla, viverla, rispettarla, amarla, condividerla, motivarla, quante cose si possono fare per rendere la vita viva e presente, per consegnarle il rispetto che merita, per farla diventare il punto di partenza e quello di arrivo, per darle un senso. In molti casi basta poco, basta fermarsi un attimo a osservare, ascoltare, vedere, sentire, provare, basta porgere l’orecchio o inoltrare lo sguardo, c’è sempre qualcosa che colpisce, che fa riflettere, che allarga il pensiero. La vita è un dono prezioso, di cui spesso diventa difficile comprendere l’essenza, tanto è magico e profondo, ma vale la pena cercare di agguantarlo e di stargli un pochino in compagnia, quanto basta per individuarne la voce, il respiro, l’intensità, la bellezza. Come tutti i doni preziosi ha le sue regole, le sue necessità, richiede che lo si comprenda, che si educhino le persone ad amarlo. Educare alla vita non è semplice, si tratta di un percorso articolato e complesso, che richiede competenza, volontà, autorevolezza, passione, entusiasmo, amore, collaborazione e condivisione, capacità di saper entrare là dove le penombre sono stabili, non hanno nessuno che le rischiari. Non è facile dare un senso alle cose che si fanno, imparare a chiedersi il perché si fanno, qual è la strada migliore, chiedere, confrontarsi, mettersi in gioco, dare il via libera alle risorse che ci sono state consegnate. Uno dei problemi di oggi è proprio quello di non saper trasmettere un senso, di non saper o di non voler entrare nel vissuto della nostra storia personale e di quella della collettività nella quale abbiamo avuto la fortuna o la sfortuna di capitare, cercandone le ragioni. In molti casi si vive alla giornata, come se la vita non avesse un tempo, un cuore, un’anima, progetti e prospettive. La abbandoniamo e così la priviamo della possibilità di dimostrarci quanto sia ricca e variegata, piena di risorse, di emozioni, sensibilità, di voglia di fare, di essere, di arrivare, di farci stare bene con noi stessi e con il mondo. Per tutto questo ha soprattutto bisogno di potersi esprimere, di poter godere di quella libertà espressiva che è condizione fondante della sua storia. La vita va amata, per questo motivata, fatta conoscere, capita, apprezzata, ha bisogno di conduttori e conduttrici che la sappiano veicolare soprattutto là dove gli spazi sono molto stretti e la valorizzazione non sempre umanamente possibile. La vita va dunque valorizzata, soprattutto quando mostra il volto che amiamo di meno, perché è quello che ci fa soffrire, disperare, intristire. Imparare a vivere è dare un senso a quello che facciamo, a come lo facciamo, alla finalità per cui compiamo gesti, sviluppiamo immagini e pensieri, dare un senso allo spazio che occupiamo, al tempo che ci è stato consegnato. Nell’incertezza del tempo occorre forse potenziare al massimo la parte costruttiva. Incontriamo spesso persone, a volte anche molto giovani, che vivono senza dare un senso a quello che fanno, come se loro fossero il mondo e tutto il resto non contasse nulla. Si ha la netta sensazione che nessuno abbia mai detto loro qualcosa di importante sul come valorizzare la preziosità di un dono, sul come donarlo, esprimerlo, farlo conoscere e farlo amare. Educare alla vita significa portarle rispetto, aiutare a realizzarla, favorirne la crescita, fare in modo che possa conoscersi sempre un po’ di più per essere attenta e responsabile. Educare alla vita è un passaggio fondamentale verso la maturità, verso la comprensione di sé e degli altri, vivendo secondo un ordine, una prospettiva, un progetto, senza buttare via niente, pronti sempre a riconvertire e a promuovere, mantenendo ferma la convinzione che i doni, quando sono preziosi, perché debbano essere amati e conservati con molta cura.

FORSE C’E’ QUALCOSA CHE NON FUNZIONA, FORSE LE PAROLE NON BASTANO, FORSE BISOGNA CERCARE UNA VIA NUOVA CHE PERMETTA ALLE PERSONE DI RITROVARE LA STRADA MAESTRA DELLA CIVILTA’
Di Felice Magnani
Viviamo un momento difficile, non ci vuole molto a capirlo, basta essere un pochino attenti al mondo che ci ruota attorno per renderci conto che occorre impegnarsi a fondo per rimettere in moto tutto quello che è stato costruito in un passato non troppo lontano, magari adottando modalità più moderne, più nuove, più dinamiche, più vive, più capaci di rispondere alle necessità dei tempi, più giuste, più vere, più leali, più capaci di generare gioia, felicità, senso di responsabilità, più capaci di generare fiducia, voglia di vivere, di fare, di pensare, di agire, di collaborare, di liberare quella bellezza che gli esseri umani portano con sé e che aspetta solo di essere liberata, di poter dimostrare quanto bisogno di cose belle ci sia in un mondo che spesso si perde, senza sapere cosa perde. Non è né giusto e né bello essere quotidianamente testimoni di atti d’intemperanza, di litigi, di violenze, di mancanze di rispetto, di ragazzi, di uomini e donne che dovrebbero conquistare la luna e che invece sono sistematicamente vittime di incontrollate forme di violenza fisica e verbale. Non è per niente bello sentir parlare quotidianamente di coltelli, di risse, di pestaggi, di violazioni e di prevaricazioni, di varie forme di aggressività che consumano la bellezza della vita, invece di aiutarla a sbocciare, a crescere, a dimostrare quanto sia stupendamente bella quella vita che sorprende con le sue meraviglie, con la sua fantasia, con la sua immaginazione, diventando l’espressione più vera di un amore che passa attraverso la natura umana, ma che trova la sua pista di decollo in uno spirito che non smette mai, nonostante tutto, di continuare ad aver fiducia e di stimolare le persone a fare e a fare bene, vivendo con gioia e con la massima partecipazione la realizzazione di un’intelligenza che nella maggior parte dei casi non ha nulla da invidiare a quella divina. I nostri paesi e le nostre città sono gioielli invidiati da tutto il mondo, la nostra bellezza, l’arte, la musica, la pittura, la scultura, l’architettura, la lingua, il racconto, la poesia, l’intelligenza, sono tutti beni che fanno parte di quel tesoro di bellezza che ci è stato consegnato perché lo usassimo con saggezza, con sapienza e nel pieno rispetto dei doni ricevuti. Forse le parole non bastano più, forse diventa necessario immaginare e realizzare un mondo educativo meno logorroico e meno consumistico, meno schiavo dell’illegalità e più capace di mettersi sul campo al servizio di tutti quei valori e quei talenti che madre natura ci ha voluto donare perché ne facessimo buon uso. Forse è arrivato il momento di costruire un mondo educativo fondato sull’esempio, concretamente vissuto e applicato, capace di suscitare nuove sensibilità e nuovi sentimenti, forse è arrivato il momento in cui gli esseri umani scoprano ancora una volta la forza e la bellezza dell’unione, della coesione, della forza rigenerativa di una famiglia che sappia parlare, confrontarsi, dialogare, mettere in in campo tutta la propria esperienza educativa per insegnare ai giovani che la bellezza resta un bene che riguarda tutti, che fa bene a tutti, che aiuta a pensare e a capire quanto potrebbe essere bello e produttivo mettere le proprie forze e la propria intelligenza al servizio delle comunità di appartenenza. Il mondo aspetta, guarda con interesse per cercare di capire, per trovare di nuovo la forza e il coraggio di dimostrare quanto si utile e conveniente creare le condizioni necessarie per vivere una vita più bella e più serena, senza l’assillo costante dell’odio e della violenza. Forse è arrivato il tempo di un tipo di educazione meno impositiva e più costruttiva, meno teorica e più pratica, un’educazione capace di guidare i nostri giovani a intraprendere percorsi di positiva realizzazione personale, dove a prevalere siano la fantasia, l’immaginazione, la libertà di scelta, la razionalità, l’inventività, la capacità di costruirsi un futuro diventando alfieri proattivi della loro storia personale e di quella della comunità nella quale vivono la loro esistenza. Forse sarebbe il caso di creare una società civile in cui la presenza giovanile abbia una sua precisa caratterizzazione, con ragazzi e ragazze che lavorano in ambito scolastico e sul campo, mettendo a frutto le loro capacità di diventare protagonisti attivi della loro vita quotidiana e di quella futura. Forse sarebbe il caso di fare in modo che la cultura non tarpi le ali, non crei forme negative di classismo o di razzismo, ma che rivolga la sua attenzione a una scuola che diventa lavoro, integrazione, capacità d’inserimento, una scuola che non abbia paura di sollecitare la libertà, ma che la osservi e la segua con tutta l’affettività del caso. Forse i giovani vogliono sentirsi protagonisti di un cambiamento che dia loro il massimo spazio di realizzazione umana, sociale e personale, una scuola dove teoria e pratica si sposino per offrire una linea di condotta capace di creare la basi una società viva e consapevole, capace di capire davvero fino in fondo l’importanza di una cultura più viva, più serena, più aperta, più capace di stimolare, collaborare, di far pensare e riflettere, di fare in modo che il cuore e la mente diventino il punto di partenza di un grande cambiamento morale e sociale. Fuori dal mondo restrittivo di una cultura ancora troppo classista e impositiva, diventa necessario fermare l’attenzione sulla forza e la bellezza di una libertà conquistata giorno per giorno con quello spirito dinamico che caratterizza da sempre la voglia di fare e di essere dei giovani, la loro voglia di dimostrare al mondo che ogni persona ha il diritto/dovere di realizzare al massimo livello quell’intelligenza che è il punto di partenza di un mondo che si guarda attorno per cercare di capire quanto sia bello poterlo vivere e capire. Quale il ruolo degli adulti? Forse quello di allargare lo spazio, di aprire con più vigore i rubinetti della storia, mettendo le persone nella condizione di poter capire meglio la loro presenza, i loro obiettivi e soprattutto cosa significhi realmente far parte di una comunità, dentro la quale, volenti o nolenti, creeranno le condizioni della loro vita futura. Un rapporto meno scolasticamente predefinito e più capace di cogliere al volo le opportunità, le cose belle e concrete che aiutano a trovare il senso e la voglia di un impegno, di una partecipazione, di poter dire alla fine di una giornata: “Sono felice di essere stato protagonista, di aver contribuito a realizzare tutto quello che avevo dentro!”.

RITORNARE ALL’ARTE

di Felice Magnani

Tra le fitte ragnatele della diatriba finanziaria s’insinua la voglia di raccontare, di abbandonarsi a qualcosa che vada oltre il gelo dei numeri, che dia almeno una parvenza di umana felicità all’ingessata promiscuità delle analisi economiche e dei feroci scontri politici. La narrazione ha una sua precisa identità letteraria, si configura nel paradigma esistenziale latino e nella sua organizzazione grammaticale, aprendo le porte a una umanità mossa dal fuoco dell’indagine e dell’investigazione, dal desiderio di mettersi in gioco e di esprimersi sulla vita e le sue alternanze, sulla forza e la bellezza di un calore spesso gelato dalle guerre e dalle violenze che hanno caratterizzato da sempre la storia dei popoli e delle persone. Ogni epoca ha le sue narrazioni, i suoi gusti e le sue anime, ogni tempo si caratterizza soprattutto nel modo di parlare, di scrivere, di esporre di raccontare. Mutano i contenuti e i paradigmi, ma la sostanza è che il genere umano vuole emanciparsi, proporsi, imporsi, vuole eternare la propria presenza, ricorrendo a varie forme, tra cui spicca la narrazione. C’è chi ama la narrazione acritica, chi quella interpretativa, chi soggiace alla fascinazione poetica e chi si appella all’identità personale per cercare punti di contatto con quell’ universalità del sapere che passa velocemente al vaglio della nostra attenzione. Dopo i grandi narratori del passato e le alterne vicende della diffusione letteraria, anche il presente si cimenta sul tema del racconto, cerca disperatamente di cogliere la gentile dolcezza di quell’umanità verbale e letteraria che modifica in positivo i toni della “guerra” mediatica. Anche oggi la narrazione assume forme e significati diversi a seconda dello spirito che l’anima e la conduce. Anche oggi il mondo si guarda attorno alla ricerca di un diverso sistema di comunicazione, magari fondato sull’amabile conforto di un’identità sentimentale, da cui emerga la voce delle emozioni. L’arte si ripropone sottoforma di valore aggiunto per ridestare un’umanità oscurata da varie forme di tecnocraticismo esacerbato, per riconsegnare alla natura umana la possibilità di vivere e pensare senza l’assillo della vulnerabilità finanziaria.

LO SPORT E’ EDUCAZIONE

 

Praticare un’attività sportiva significa crescere come persone e come cittadini, crescere nella consapevolezza e nel senso civico, nella responsabilità individuale e collettiva, nella coscienza del diritto e del dovere. Lo sport è una grande scuola aperta a tutti, senza distinzione di colore, di sesso, di appartenenza sociale, politica o religiosa. E’al di sopra delle parti, perché è parte integrante della vita stessa, aspirazione riconosciuta di ogni essere umano. Lo sport è un formidabile mediatore culturale, un integratore straordinario, un educatore, purché convergano positivamente le idealità più pure che vibrano nelle creature. In una società decisamente orientata verso forme sempre più concrete di integrazione etnica, lo sport potrebbe avere un ruolo decisivo, proprio per la sua natura aggregante e multirazziale. Ha il potere di sviluppare forme appropriate di competizione e di socializzazione. Ho conosciuto giovani senza una famiglia, chiusi in collegi simili a prigioni, che hanno trovato nell’attività sportiva la via della salvezza fisica e mentale, il rilancio verso nuove certezze. Sport come il calcio e il ciclismo hanno sempre avuto una fortissima componente popolare, hanno sviluppato energie, caratterialità e tensioni verso una più adeguata conoscenza di sé e della realtà in genere. Lo sport educa al rispetto, migliora la comunicazione sociale e stimola il campo relazionale. Possiede la facoltà miracolistica di tirar fuori il meglio da ognuno e di fare in modo che le virtù sportive diventino forza propulsiva della società. Gli esperti sostengono che dovrebbe avere un ruolo primario all’interno della comunità scolastica. Migliorare le dinamiche motorie e respiratorie, in ambito educativo guidato, significa migliorare l’attenzione, la concentrazione, la riflessione, il rilassamento, il controllo dell’attività comportamentale, vincere la paura e la timidezza, affrontare con fermezza e determinazione i diversi campi relazionali. Significa diventare padroni della propria attività espressiva, sviluppando forme di comunicazione sempre più contestualizzate e mirate. Lo sport educa le persone ad assumere comportamenti adeguati ad un corretto sviluppo fisico, all’acquisizione di eleganza formale e correttezza motoria, ad affrontare situazioni difficili. In molte circostanze siamo testimoni di un generale disorientamento comportamentale, manifestazione di un disagio interiore. Vediamo spesso giovani che sprecano il loro tempo, perché non sono stati educati a comprendere la funzione concettuale e orientativa del tempo.  Osserviamo persone adulte che trascorrono gran parte della loro attività quotidiana in un clima deculturizzato, dominato dalla quotidianità di un fraseggio basso e scontato, non sfruttando al meglio quelle potenzialità di cui madre matura li ha dotati. Nella staticità fisica e mentale si consuma spesso la parte migliore dell’essere umano, proprio per questa ragione è compito della comunità sviluppare forme educative di attenzione e pratica delle attività sportive, affinché il benessere restituisca a tutti la volontà di apprezzare la vita nella sua completezza. Educare il proprio fisico non è solo un piacevole passatempo, è soprattutto un dovere che l’uomo ha nei confronti di sé stesso, della famiglia e della società civile. Star bene con sé stessi significa vivere meglio, trasferire ad altri il proprio benessere. L’Educazione fisica ha un ruolo centrale nella vita degli esseri umani, contribuisce a sviluppare il carattere e a risolvere, con la dovuta serenità, i piccoli e grandi disagi che la vita ci presenta, contribuisce altresì a creare un notevole livello di autocoscienza e di coscienza collettiva. Il nostro stato mentale è direttamente proporzionale al nostro stato fisico. Se il nostro corpo viene mantenuto in buona salute con la pratica di sport agonistici o ricreativi, manderà risposte positive alle endorfine del cervello. Se le persone praticassero un’adeguata attività sportiva, avrebbero meno pensieri negativi, acquisterebbero una buona armonia interiore e allontanerebbero tutte quelle tensioni che, accumulate in grande quantità, modificano negativamente il carattere. Lo sport, praticato seguendo precise indicazioni mediche e con l’aiuto di buoni maestri, è la chiave di lettura del nostro benessere. Molti degli atteggiamenti negativi che manifestiamo o subiamo nella vita di tutti i giorni, dipendono da un cattivo stato fisico e mentale, che sfocia spesso in accanimenti di ogni tipo. La nostra interiorità, costretta ad una prolungata forma di coercizione, esplode e si trasforma in energia negativa. Il nostro corpo diventa una macchina bellica incontrollata. Per tutte queste ragioni la pratica sportiva, sostenuta da un’adeguata cultura dello sport, può davvero diventare il volano di una società che corre alla disperata ricerca di valori cui affidare il proprio desiderio di rinascita.

LO SPORT FA CRESCERE

Felice magnani

Praticare un’attività sportiva significa crescere come persone e come cittadini, nella consapevolezza e nel senso civico, nella responsabilità individuale e collettiva, nella coscienza del diritto e in quella del dovere. Lo sport è una grande scuola aperta a tutti, senza distinzione di colore, di sesso, di appartenenza sociale, politica o religiosa. E’ al di sopra delle parti, perché è parte integrante della vita stessa, aspirazione riconosciuta di ogni essere umano. In una società decisamente orientata verso forme sempre più concrete d’integrazione, lo sport potrebbe avere un ruolo decisivo, proprio per la sua natura aggregante e multirazziale. Ha infatti il potere di sviluppare forme appropriate di competizione e di socializzazione, educa al rispetto, migliora la comunicazione sociale e stimola il campo relazionale. Possiede la facoltà miracolistica di tirar fuori il meglio da ognuno e di fare in modo che le virtù sportive diventino forza propulsiva individuale e comunitaria. Da più parti si sostiene che dovrebbe avere un ruolo primario all’interno della comunità scolastica. Migliorare le dinamiche motorie e respiratorie, in ambito educativo guidato, significa infatti migliorare l’attenzione, la concentrazione, la riflessione, il rilassamento, il controllo dell’attività comportamentale, vincere la paura e la timidezza, affrontare con fermezza e determinazione i diversi campi relazionali, diventando padroni della propria energia emotiva e sviluppando forme di comunicazione sempre più contestualizzate e mirate. Lo sport educa le persone ad assumere comportamenti e stili di vita adeguati, all’acquisizione di eleganza formale e correttezza motoria, allenando il corpo e lo spirito ad affrontare l’impatto con situazioni difficili, trovando l’energia necessaria per superare le difficoltà. Nell’immobilismo fisico e mentale si consuma la parte migliore dell’essere umano, per questa ragione dovrebbe essere compito della comunità scolastica e sociale, sviluppare forme educative di attenzione e pratica delle attività sportive. Educare il proprio corpo non è solo un piacevole passatempo, è soprattutto un dovere che l’uomo ha nei confronti di sé stesso, della famiglia e della società stessa.  L’Educazione fisica è fondamentale nella vita degli esseri umani, ma si sa che non ha mai avuto il ruolo centrale che merita, è stata sempre considerata come una materia secondaria e come tale non ha mai goduto della giusta attenzione da parte delle istituzioni, pur contribuendo in modo determinante a sviluppare il carattere e a risolvere, con la dovuta serenità, i piccoli e grandi disagi che spesso la vita oppone. Pigrizia, pregiudizio, avversione a ogni forma di disciplina, sono alcuni dei sintomi che stanno alla base di gran parte dei nostri disagi. L’attività sportiva è la chiave di lettura del nostro benessere. Molti degli atteggiamenti negativi che manifestiamo o subiamo nella vita di tutti i giorni, dipendono da un cattivo stato fisico e mentale, che sfocia spesso in varie forme di depressione, di solitudine fisica e mentale, di aggressività. Una buona pratica sportiva, sostenuta da un’adeguata cultura dello sport e da un’attenta supervisione medico-sportiva, può davvero diventare il volano di una società che vuole uscire dall’opaco turbinio di negatività che l’attraversa, ritrovando dentro di sé la spinta per una visione più equilibrata e armonica dell’esistenza.

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