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Don Vittorione, trent’anni dopo: l’incontro che cambiò la vita di Felice Magnani

 5 Settembre 2026 |  Pippo | |

A trent’anni dalla scomparsa di don Vittorio Pastori, per tutti don Vittorione, torna vivo il ricordo di uno dei più grandi testimoni della carità del Novecento italiano. Fondatore di Africa Mission, sacerdote instancabile e uomo capace di trasformare la solidarietà in opere concrete, ha dedicato la sua vita agli ultimi, lasciando un’impronta profonda non solo in Africa ma anche nel cuore di migliaia di persone. «La carità non si predica soltanto, si vive ogni giorno con i fatti»: questo pensiero, che riassume lo spirito della sua missione, accompagna il ricordo personale di Felice Magnani, che racconta il provvidenziale incontro con don Vittorione, destinato a cambiare il corso della sua vita e ad aprirgli le porte della provincia di Varese.

DON VITTORIO PASTORI: A TRENT’ANNI DALLA MORTE

 QUELLA VOLTA CON VITTORIO PASTORI (DON VITTORIONE), NELLA SEDE DEL PALAZZO VESCOVILE DI PIACENZA

 di Felice Magnani

Sono passati trent’anni dalla sua morte e sembra ieri. Era il 1978, io seduto davanti a Vittorio Pastori, meglio noto come don Vittorione, fondatore di Africa Mission e segretario personale del vescovo di Piacenza, mons. Enrico Manfredini. Un incontro non casuale quello con don Vittorione, ma voluto da don Gabriele Zancani, mio collega alla VI Scuola Media di Piacenza, un sacerdote che non dimenticherò mai. Don Gabriele si è preso subito a cuore la mia storia in terra varesina, mi ha voluto dimostrare tutto il suo affetto e la sua riconoscenza.  Come collega era sempre indaffaratissimo, doveva assentarsi spesso, il vescovo lo aspettava per prepararlo a un nuovo e importante incarico e quindi aveva spesso bisogno di un insegnante che lo sostituisse e la sua scelta era caduta sul sottoscritto, perché con me presente si sentiva più tranquillo. Poi un giorno gli racconto della mia volontà di sposarmi con una ragazza di Cittiglio in provincia di Varese e di lasciare per sempre la mia Piacenza. Resta sorpreso, diventa pensieroso, poi mi parla di Vittorio Pastori, punto di forza di Africa Mission, mi assicura che gli avrebbe telefonato, per introdurmi nello spirito di Varese. Passano alcuni giorni e mi trovo di fronte al più famoso ristoratore varesino, uomo di fiducia del vescovo di Piacenza. Il pragmatismo e la concretezza di don Vittorione escono subito allo scoperto, vuole che gli racconti brevemente del passo che stavo per compiere. Era molto attento a tutto, tant’è che mi dà immediatamente due dritte sulla nuova casa che, secondo lui, avrebbe dovuto avere un bagno molto grande e una cucina ampia e spaziosa. Sottolinea più volte il concetto, con tutti i chiarimenti del caso. Un incontro molto familiare il nostro, vero e concreto. Mi parla poi subito di un suo grande amico varesino, un certo monsignor Tarcisio Pigionatti, rettore del Convitto De Filippi di Varese. Senza perdere tempo lo chiama e gli dice: “Ti mando un bravo professore piacentino…” I due si conoscevano benissimo e di lì a poco tempo anch’io avrei conosciuto un sacerdote molto amato e stimato, che mi avrebbe fin da subito ospitato nel suo Convitto. Un miracolo davvero. Sulla collina del De Filippi mi sono trovato non bene, ma benissimo, ho imparato a conoscere da vicino sportivi e tanti giovani italiani e africani, che frequentavano le scuole del Convitto, ho imparato a respirare soprattutto il vero spirito varesino. Con monsignor Pigionatti è nata fin da subito un’intensa amicizia, ho imparato a volergli bene e a mettere in pratica i consigli che strada facendo mi suggeriva. E’ stato il sacerdote che ha celebrato il mio matrimonio con Giuliana e che mi ha insegnato molte cose. Con lui vicino ho conosciuto la Varese importante, quella che contava, ma anche la generosità di una città che sapeva essere ospitale con chiunque bussasse alla sua porta. Oggi che non c’è più lo ricordo sempre, ogni tanto prendo tra le mani La Prealpina e guardo l’articolo di una pagina che gli avevo dedicato subito dopo la morte. Con lui ricordo sempre don Vittorione, i suoi consigli, la sua generosità, il suo essere sempre vicino agli ultimi, in particolare a quel mondo africano con il quale aveva stabilito una fraterna collaborazione. A trent’anni dalla sua morte partecipo con molto affetto al suo ricordo, ringraziandoLo di cuore per la delicatezza e la dolcezza con cui mi ha aperto le porte della splendida Città Giardino e del varesotto, con le sue mille bellezze.

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