”Io non ce l’ho con i ricchi, io difendo i poveri”, diceva qualcuno decisamente più titolato di me. E, essendo anche un mio pallino, mi permetto di spendere qualche parola proprio a loro,tutela… entrando nel merito di una delle loro attività più finanziariamente disastrose: il gioco d’azzardo.
In Italia, ogni anno, si “investono” — chiamiamoli così per eleganza — circa 170 miliardi di euro in gratta e vinci, slot e compagnia cantante. Con rendimenti, diciamo, non proprio entusiasmanti. Se ne perdono 25, di miliardi. E chi è che contribuisce a questa gigantesca opera di beneficenza al contrario? Soprattutto i poveri. Quelli veri. Più ancora quelli disperati. Si sa che il gioco d’azzardo fiorisce dove il bisogno bussa alla porta e le opportunità scarseggiano. In quei contesti, una probabilità ridicola smette di sembrare ridicola e diventa… una strategia. Non razionale, certo. Ma comprensibile, eccome. Umana.
Un argomento di cui non parla nessuno. Silenzio assoluto. Un capolavoro bipartisan: destra e sinistra finalmente unite, come raramente accade, nel fare finta di niente. Del resto, se si smettesse di giocare, qualcuno ci resterebbe male: i giocatori, certo… ma soprattutto lo Stato, che incassa con sobria soddisfazione. Una specie di tassa sulla povertà, ma con un tocco di originalità: è progressiva al contrario. Più sei povero, più contribuisci. Geniale.
E i poveri giocano, e finché non finisce qualcosa — i soldi o l’illusione, a seconda dei casi – continuano a giocare. Gratta e vinci e slot machine sono ovunque: bar, tabaccherie, supermercati, edicole, perfino nei circoli sociali … praticamente mancano solo nel reparto ortofrutta, ma diamogli tempo. Così, mentre le disuguaglianze salgono con invidiabile scioltezza, il gioco d’azzardo funziona come un ascensore sociale… peccato che i soldi vadano solo verso l’alto.
A questo punto basterebbe dire “basta non giocare” o “se giochi peggio per te”. È ragionevolmente ovvio, ma è come dire “basta, cerca di non avere problemi”. Un consiglio impeccabile, ma operativamente inutile.
E quindi lo Stato continua, con grande coerenza, a far soldi sul bisogno.
Per concludere: non è il caso di iniziare a chiedersi se sia una buona idea fare cassa sul bisogno? Alberto Palazzi