
Dalla Prealpina
Dai boschi di Vararo, dove ha imparato ad ascoltare i mille suoni del silenzio ai più importati palchi statunitensi dell’intera storia del rock, passando anche per il Giappone. Descrivere la parabola di Niso Tomasini, 23 anni, batterista della band Frozen Crown che tra agosto e settembre prossimi effettuerà il primo tour in Nord America, accolta in luoghi mitici, è affascinante. Cresciuto in un ambiente all’insegna della natura, in una famiglia dedita al lavoro agricolo, alla crescita e all’allevamento di capre, ha avuto modo di affinare la sua sensibilità all’insegna della versatilità. “L’amore per la musica -spiega- lo devo a mio padre Renato, figura di riferimento per i primi 13/14 anni di vita. L’alba di tutto è stato il coro alpino Arnica di Laveno in cui cantava da tanti anni. Nei miei primissimi mesi di vita sono stato intriso da queste armonie corali, vocali e da tantissima musica ascoltata da mio padre”. La prima batteria, vecchia, è stata una buona compagna. Lungo è stato il periodo di formazione che sta per concludersi adesso con la seconda laurea -la magistrale- al Conservatorio Giuseppe Verdi di Como, in batterie, percussioni e jazz. Nella sua formazione si sono susseguiti nomi di insegnanti fondamentali partendo dal 2012 un maestro privato che gli ha dato la base tecnica che lui ha approfondito, per poi passare a Paolo Pasqualin, grande professionista nell’ambito classico, oltre che jazz, poi Dario Milan di Cittiglio cui deve molto a livello tecnico e di gusto per la batteria e il mitico Stefano Bagnoli, batterista di fama internazionale, docente di batteria al Conservatorio di Como. “Negli anni ho cercato di fondere stili opposti quali il jazz e il metal, a modo mio -prosegue- Ognuno deve trovare la sua unicità perché ce l’ha dentro. La mia identità musicale è legata alla versatilità. Non esiste un genere che amo di più suonare. Devo dapprima amare la musica e ascoltare me stesso e gli altri, senza far emergere l’ego. È un viaggio molto lungo che non finisce mai, metafora della vita”. Nel 2020 è arrivata la proposta di entrare nel gruppo metal, i Frozen Crown, nato a Milano nel 2017, conosciuto in diversi Paesi europei e avente una fanbase in Giappone dove la band si è esibita numerose volte a Tokio e nel 2025 a Osaka. Niso aveva 17 anni, non suonava ancora Metal a livello professionale, nonostante stesse approdando a questo genere che richiede una grandissima competenza di tecnica e tanto ascolto. Il loro incontro è stato dapprima virtuale, poi dal vivo ed è stato bellissimo con Federico Mondelli, chitarrista, compositore e leader, Giada Etro, cantante, Francesco Zof, bassista, Alessia Lanzone, seconda chitarrista e Alexandra Lioness Stamenkovic, terza chitarrista, di Belgrado. Questi sono stati anni di dischi, di tours, di festival internazionali. Dopo essersi esibiti ad Atlanta al ProPowerUSA nel 2024, ora i Frozen Crown hanno annunciato il loro primo tour negli USA e in Canada al seguito degli statunitensi Kamelot che li hanno chiamati dopo un tour effettuato a ottobre 2024. Suoneranno sui più importanti palchi della storia del rock, in particolare al Filmore di San Francisco, famosissimo nella metà degli anni Sessanta per aver ospitato alcuni tra i più grandi artisti come Louis Armstrong, Jimi Hendrix, Ike & Tina Turner. Per non parlare delle esibizioni nel 1966 dei mitici Velvet Underground con lo spettacolo multimediale d’avanguardia Exploding Plastic Inevitable di Andy Warhol. Una esperienza incredibile per i Frozen di fronte a tanta magnificenza musicale.
Federica Lucchini
