Il tasto telegrafico è a casa
GAVIRATE – Giulio Ossola lo portò con sé dalla Sicilia nel 1943. Il figlio l’ha restituito
di Federica Lucchini
GAVIRATE – È uno di quegli oggetti che appaiono strani e stanno lì da sempre. Fanno parte del nostro vissuto, ogni tanto compaiono per poi sparire in qualche angolo nascosto della casa, ma la loro presenza ci segue da sempre. Sono i ricordi che i soldati italiani si erano portati a casa dall’ultimo conflitto mondiale. Per loro costituivano una preziosità. Per figli e nipoti sono oggetti curiosi che comunque si rispettano perché rappresentano pezzi di vita. Un tasto telegrafico vecchio codice Morse faceva parte di questi per la famiglia Ossola di Gavirate. Giulio, padre di Rosamaria e Attilio, lo aveva portato a casa nel luglio 1943, quando aveva dovuto lasciare, in seguito allo sbarco degli alleati, la caserma “Gen. Euclide Turba” di Palermo dove aveva prestato servizio per tre anni nel 12° Reggimento Trasmissioni. Ma perché si racconta questa storia? Il tasto telegrafico ha ora un posto di rilievo nella sala museale della stessa caserma ed è visibile a tutti, come pezzo raro, proprio per la sua funzione. Conviene fare un passo indietro e raccontare tutto dall’inizio quando Giulio, figlio di un calzolaio e calzolaio lui stesso, venne chiamato alle armi nel 1940. Prima l’addestramento a Pavia, poi come Genio marconista, tornò al paese natale, Gavirate, dove, nella caserma “Guglielmo Marconi” ora non più esistente, poté frequentare i corsi di specializzazione. Quando aveva tempo libero, andava a casa ad aiutare il papà, in quella piccola bottega‑laboratorio dove c’erano tutti gli strumenti necessari per soddisfare le esigenze dei clienti, sotto l’immagine di san Crispino, patrono dei calzolai. Quando il comando della caserma, tenente colonnello Luigi Biasî, raggiunse Palermo, Giulio andò al suo seguito. Punto‑linea‑punto: la sua attività di marconista proseguiva. Qui nel 1943 visse il terrore dei bombardamenti alleati. Aveva un ricordo netto: persone talmente impaurite che correvano come impazzita, e non si accorgevano che nel contempo stavano sempre ferme nello stesso punto. Soccorreva i feriti. Anche lui rimase segnato da questa esperienza; quando arrivava il temporale, il frastuono dei tuoni gli ricordava quei momenti terribili. Dunque lasciò Palermo con il tasto telegrafico nello zaino: era stato un compagno fedele. Non si sentiva di lasciarlo. Arriviamo ai giorni nostri. «Perché non fare una visita a Palermo e riportarlo nel luogo deputato?», ha pensato il figlio Attilio, ma bisognava predisporre il tutto. Due sono le caserme del Genio in città: la caserma Sciana e la Turba. Nella prima, più recente, il tasto non sarebbe stato un reperto adeguato, come è stato suggerito dal dirigente Lino Scirica. Così è stato necessario mettersi in contatto con la caserma Turba. A conclusione della storia non si può non apprezzare quel bellissimo documento che consiste è il “atto di donazione alla Sala Museale del 46° Reggimento Trasmissioni” in filigrana lo stemma della caserma. Leggiamo il documento: «Il signor Attilio Ossola per puro spirito di liberalità e senza condizionamento alcuno, DONA alla Sala Museale della caserma Euclide Turba, IL TASTO TELEGRAFICO VECCHIO CODICE MORSE. Oggetto in dotazione all’esercito italiano e risalente agli anni 40 posseduto dal papà Signor Ossola Giulio il quale ha prestato servizio come Marconista della Compagnia Marconisti del XII Reggimento Genio, con sede presso questa Caserma, prosegue il documento: «con il presente atto di donazione il Signor Ossola Attilio dichiara di non aver nulla a pretendere né ora né mai per la donazione effettuata e di rinunziare fin d’ora a far valere a qualsiasi diritto su beni donati, che vengono acquisiti al patrimonio della Sala Museale della Caserma Turba in Palermo. Tre le firme per confermare che il tasto è tornato a casa: quella del donatore, del sottufficiale di corpo, primo luogotenente Sergio Culmone e dell’attuale comandante colonnello Emanuele Mancini.

Il gesto di Attilio Ossola va ben oltre la semplice restituzione di un oggetto: rappresenta la celebrazione di una memoria condivisa, il riconoscimento del valore storico e umano di un reperto familiare. Donare il tasto Morse significa preservare l’identità di una comunità, tessendo un ponte tra Gavirate e Palermo che onora il vissuto di suo padre e la memoria collettiva. È un atto di profondo rispetto, capace di valorizzare le radici familiari e l’importanza della conservazione culturale.
Le foto che documentano l’evento

Giulio Ossola
