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Claudio Mezzanzanica: una vita a incrociare la storia, dal Cremlino agli studenti di oggi

 1 Marzo 2026 |  Pippo | |

Un viaggio sorprendente tra storia, politica e memoria civile attraverso la vita di Claudio Mezzanzanica, che ha incrociato grandi protagonisti del Novecento come Vladimir Putin, Muʿammar Gheddafi e Boris El’cin.
Dalla decorazione del Cremlino all’impegno culturale con gli studenti del Liceo Classico Cairoli sugli Internati Militari Italiani, la sua esperienza diventa un ponte tra passato e presente.
Una testimonianza intensa che mostra come “incrociare la storia” significhi trasformarla in conoscenza viva per le nuove generazioni.

Dalla Prealpina

La storia l’ha sempre incrociata: da studente, laureato, e soprattutto nel lavoro, da una angolazione particolare, unica, che l’ha condotto a incontrare i grandi, come Putin, Gheddafi e a entrare in luoghi-simbolo inaccessibili alla gente comune. Incontrare Claudio Mezzanzanica, per indagare sull’attività che sta svolgendo con gli studenti del liceo classico “Cairoli” sugli IMI (Internati Militari Italiani), soldati che preferirono la prigionia all’alleanza con i tedeschi durante l’ultimo conflitto mondiale, significa aprire un libro dove lo stupore si incrocia con la meraviglia e con esperienze vissute al limite. Milanese, giunge a Varese nel 1976, laureato in Storia e Filosofia, come funzionario di Democrazia Proletaria, responsabile organizzativo di Varese e Como, inviato dal partito. E quando questo nel 1981 si scioglie e volge verso l’allora Partito Comunista, preferisce lasciare la politica per dedicarsi all’azienda di decorazioni da lui fondata. Si immerse in un mondo ad altissimo livello, viaggiando per il mondo, case e negozi di Louis Vuitton, Bulgari, per citare alcuni nomi prestigiosi. “La regola era: nessun sbaglio nell’esecuzione e nella tempistica.”, ricorda. Il suo lavoro fu così apprezzato che raggiunse l’apoteosi quando venne incaricato dal 1999 fino al 2000 di rifare le decorazioni, distrutte da Stalin, all’interno del Cremlino. Il responsabile della sicurezza, con il quale gli incontri erano molto frequenti, si chiamava Vladimir Putin. Sì, proprio lui. Quando comprese che le finiture necessitavano dei loro tempi, diede il permesso a Claudio e alle maestranze di poter entrare in qualsiasi ora, 24 ore su 24. Allorché si apre l’album fotografico e si vede l’opera realizzata, si rimane senza parole nell’incontrare la sontuosità e la magnificenza creata da questa ditta italiana. Certo, non si ha la dimensione degli spazi che, come spiega Claudio, erano enormi, ma si capisce ancora di più il significato di “quell’Incrociare la storia” che spesso ripete. Con i suoi dipendenti ha vissuto il privilegio di ammirare la Sala degli Italiani, l’unica sala rimasta originale di una bellezza mozzafiato. Claudio riserva parole di stima per Sergej, il traduttore, che non mancava di ripetergli gli elogi per i lavori effettuati da parte delle autorità e lo accompagnava per Mosca perché scoprisse particolarità non conosciute da tutti, come la casa di Antonio Gramsci. Già, incrociare la storia! Significa anche vedere con i propri occhi la miseria, quella proprio nera, che la popolazione visse quando nel 1999 Boris El’cin, primo presidente della Federazione Russa, annunciò la svalutazione del rublo sul dollaro. “Non ho mai visto così tanta prostituzione. La gente era alla fame. Una donna è arrivata ad offrirmi un gatto, l’unica cosa che le era rimasta”, ricorda. Col sentire la storia come parte della sua vita, Claudio in questi ultimi anni si è dedicato in toto, alla ricerca. Presidente dell’Istituto Varesino del Novecento, è consapevole che c’è una storia da scrivere, conosciuta su documenti che parlano e danno una dimensione sociale dell’epoca trattata. Dopo aver pubblicato due libri, appagante per lui è stato l’incontro con i ragazzi del Liceo Classico “Cairoli” di Varese che hanno vinto, su 500 scuole, due primi premi ad un concorso nazionale. Il tema riguardava la ricostruzione della vita degli internati Militari. “Le nuove generazioni hanno un disperato bisogno di sapere dove stiamo andando”, spiega. Lui ha potuto misurare l’orgoglio che hanno provato nel ricostruire esistenze, da soli. “Questo lavoro apparterrà loro per tutta la vita”, conclude.

Federica Lucchini

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