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Che cosa aveva l’educazione di una volta? di Felice Magnani

 2 Novembre 2019 |  Pippo | |

Ci sono momenti in cui vale la pena staccare e osservare la realtà con uno sguardo diverso: più razionale, disincantato. Vale davvero la pena lasciare che l’interiorità si riaccenda e che rimetta in moto il meccanismo della ricerca, quello che di solito caratterizza le stagioni più vive e più tenere della vita, quelle in cui si vive sull’onda di emozioni, di scoperte quotidiane, di sentimenti che si accendono e si spengono, di quel senso del magico che induce a sognare e poi ancora a sognare. La società dei consumi, quella dei grandi stravolgimenti urbani, sociali, etici e morali, si è impossessata della nostra unicità, ci tratta come dei subalterni a cui non resta altro da fare che applaudire o disperarsi, ci impedisce di porgere l’orecchio al richiamo di quel fanciullino di pascoliana memoria a cui abbiamo tappato la bocca e tarpato le ali. Così facendo abbiamo perso la possibilità di vedere il mondo sotto una luce più umana, più carica di speranza nel futuro, ci siamo preclusi la strada di una giovinezza dello spirito, della capacità di rilanciare proprio mentre siamo in difficoltà. In molti casi viviamo come se avessimo subito una sorta di mummificazione, proprio come succedeva nell’antico Egitto. Viviamo una vita determinata quasi sempre da imput che arrivano dall’esterno e che condannano la natura umana a essere schiava, invece di aiutarla a diventare protagonista, capace di una vita di relazione forte e gioiosa, ricca di utili cambiamenti. Oggi qualcosa di più, rispetto all’ammortamento consumistico corrente, si fa, ma in molti casi lo si fa in modo poco pensato, per rispondere a una moda, a un impulso, alla monotonia di una vita che altrimenti perde sistematicamente di curiosità e di valore. L’uomo vive subendo una realtà che non ha eletto e che in fondo in fondo rifiuta, ma che in nome di una sempre più incomprensibile democrazia è costretto a subire. E’ un po’ come la storia delle tasse, una spada di Damocle che ti porti dietro dalla nascita alla morte, senza la speranza di uscirne. Le tasse sono una condanna, in particolare per quella parte di popolazione che è costretta a pagarle fino in fondo senza sgarrare, mentre per quell’altra, quella dei paradisi fiscali, il discorso è molto diverso, perché ha fatto dell’evasione il marchio di una furbizia che ha origini lontane. Cosa aveva l’educazione di una volta?. Forse un volto più umano. Di solito nasceva in una famiglia, nell’aia di una corte, attorno a una tavola imbandita. Anche la scuola era diversa. Non avevi mai tempo da perdere. Ogni attimo era scandito da una traduzione di latino, da un tema, da un compito di matematica, da una ricerca storica, geografica o scientifica. Frugavi nella piccola biblioteca familiare o in quella della tua città o del tuo paese alla ricerca di un sapere che accendeva di curiosità il ritmo incalzante della vita e quello delle stagioni. C’era anche un tempo per il gioco, si trattava di un tempo studiato, collocato all’interno di una programmazione quasi naturale. La vita quotidiana era piena, pronta a ringalluzzire la curiosità. Bisognava imparare a scandire il tempo, a non disperdere il patrimonio naturale che avevi ricevuto in dono. Ci si incontrava spesso a casa dei compagni o degli amici per fare i compiti o anche solo per festeggiare un compleanno o per giocare. C’era sempre qualcosa da fare, da imparare, da costruire, da ascoltare. C’era sempre una voce che ti stimolava a vivere con degli obiettivi, con una voglia infinita di conoscere il mondo. Per essere felici non era necessario avere una casa grande o un oratorio bellissimo e con tanti spazi, bastava avere qualcuno vicino che ti regalasse una carica di entusiasmo e di passione, che condividesse con te una partita o un discorso interessante, che ti facesse capire che bisognava fare sempre un piccolo sforzo personale per essere davvero contenti. Nessuna società è mai stata perfetta, le frustrazioni le trovavi ovunque, ma era profondamente diverso, cioè più umano, il clima che ti gravitava attorno. La scuola ad esempio era attenta alla distribuzione del tempo e del lavoro, era cosciente che il dolce far niente avrebbe innescato gl’intrighi peggiori dell’anarchia. L’impegno era attivo su tutti i fronti, sia su quello dello studio sia su quello del lavoro. C’erano parecchi ragazzi che una volta finiti i compiti si mettevano al servizio dei genitori, si ritagliavano piccoli lavoretti, cercavano insomma di dare un senso alla bellezza della libertà. I più fortunati avevano qualcuno che li seguiva nei compiti a casa. C’era chi andava a lezioni private, chi frequentava la casa dello studente, chi andava all’oratorio, chi andava a casa del maestro o del professore per approfondire. Le famiglie erano molto attente all’educazione dei propri figli. Anche quelle meno abbienti, quelle meno preparate culturalmente, lo erano nella pratica, quando si trattava di dare un senso alla vita dei propri figli nella sua quotidianità. L’impegno era di far crescere i giovani con lo sguardo rivolto alla concretezza. Il punto era che bisognava far fatica e che nulla sarebbe arrivato per caso, bisognava metterci tanta buona volontà. Dunque c’era un gran desiderio di far bene, una sorta di orgoglio naturale che stimolava la capacità di saper affrontare con dignità e coraggio le prove della vita. Oggi viviamo in una società che non sa più distinguere il bene dal male e che non è più capace di elargire certezze e soprattutto fa pochissimo per costruire una democrazia chiara, affidabile e convinta. Tutto è infatti opinabile. Tutto è relativo. I giovani continuano a vivere una sorta di sudditanza, non vengono valorizzati per quello che sono e che rappresentano. L’italianità, il legame con le leggi e le regole costituzionali, è fortemente in ribasso, crescono a dismisura sistemi che vivono di vita propria, nella maggior parte dei casi diversa da quella indicata dall’ufficialità istituzionale. E’ sempre più difficile riconoscere il valore fondante, quello di appartenenza, capita spesso che le improvvisazioni della storia colgano di sorpresa anche la politica più attenta, trasformando il senso di responsabilità individuale e collettivo in una sorta di punto di vista soggettivo, che determina una diffusa arbitrarietà personale. Nella vita di oggi diventa sempre più difficile capire il valore delle cose, il senso di quello che si fa, le motivazioni che danno uno scopo al pensiero, alle idee e alle azioni, oggi si agisce molto di più sull’onda di impulsi che non su una pacata e autorevole ragionevolezza. Basta pochissimo perché si accendano antagonismi che sembravano sopiti, la politica invece di educare gli animi alla conoscenza e al fare, li sobilla, iniettando forti quantità di veleni. In questi anni è venuto a mancare il senso dello stato, la gente si sente in balia di un’ incertezza che non le consente di posizionarsi positivamente nelle dinamiche esistenziali, si è perso per strada il valore immenso della vita umana, l’uomo agisce sempre di più sotto l’effetto di bassi istinti e di pulsioni irrazionali, riempiendo la quotidianità di azioni insensate, manca il rispetto nei confronti dell’altro, è venuto meno quel senso religioso della vita che la preservava da varie forme di materialismo. Non tutti i mali, però, vengono per nuocere, infatti anche nelle condizioni peggiori si allertano gl’impulsi migliori, quelli che inducono a riflettere con pacatezza e determinazione sugli errori commessi, per rilanciare la forza e la bellezza della vita comunitaria. Viviamo in un paese che vuole cambiare, che vuole dimostrare come sempre ha fatto il suo valore, la sua creatività, il suo genio, lo spirito dei suoi santi, quei santi di cui si parla sempre meno, ma che sono il vanto non solo della chiesa cattolica, ma anche di una nazione che ha imparato ad amarne i messaggi, le testimonianze, la voglia di cambiare in meglio il mondo in cui hanno sperimentato l’importanza della vita umana. Dunque conviene fare un passo indietro per capire e un passo avanti per ritrovare e rilanciare quella cultura italica che tutto il mondo ci invidia e di cui continuiamo a essere testimoni, anche in tempi difficili come quelli che stiamo vivendo.

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