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Cazzago Brabbia – Una struttura che proteggerà l’ultimo esemplare del “rierùn”

 13 Febbraio 2019 |  Pippo | |

Sono iniziati sul lungolago i lavori di costruzione della struttura che proteggerà l’ultimo esemplare del “rierùn”, (realone) la barca che, con l’omonima rete, serviva un tempo per la pesca collettiva delle tinche. Finanziata dalla Cooperativa del Pescatori, con il contributo della Fondazione Ponzellini, sta per essere eretta accanto alla casa dei pescatori, divenendo così con essa una struttura unica. E’ significativa la scelta del luogo: una volta terminati i lavori, infatti, completerà quella che viene definito dal sindaco Emilio Magni “museo del lago”, costituito dalle vicine tre ghiacciaie, dalla stessa casa dei pescatori, sede della Cooperativa, che al suo interno conserva attrezzi della pesca, come una antica caldaia che serviva per la tintura delle reti, tanti tipi di reti e la bandiera della Cooperativa, ricamata preziosamente. Conservata in una bacheca, veniva sventolata tre volte alla morte di un pescatore mentre veniva inumato. Vicino alla nuova costruzione c’è il vecchio lavatoio e l’ansa del lago dove per millenni è stata attiva la vita nella palafitta “Ponti”, così denominata dagli archeologi, oggetto di approfonditi studi attuali. Il nuovo edificio avrà ua facciata in mattoni a vista, due pilastri che sorreggeranno un tetto in alluminio preverniciato, mentre le pareti saranno costituite da vetrate che permetteranno la vista della barca, sapientemente restaurata da un gruppo di volontari, in seguito al ritrovamento in mezzo a siepi, vicino la riva durante una passeggiata degli alunni della scuola primaria. Quella che a loro sembrava una “balena spiaggiata” ha ripreso la sua dignità e maestosità dopo diversi interventi effettuati nel portico della scuola, in modo che loro stessi potessero vedere l’evoluzione dei lavori. Attualmente si trova ancora là, ma non è visibile a tutti e inoltre, considerata la sua grandezza, può costituire un pericolo per i bambini. A breve, troverà, dunque, la sua degna collocazione, con accanto il suo nome: San Paolo. La sua gemella, la San Pietro, non esiste più. Verrà quindi riproposto alla memoria collettiva un tipo di pesca che ha costituito per il paese un momento irripetibile, un evento di pesca collettiva che è stato in grado di sopravvivere ad altre tecniche ormai del tutto dimenticate. Serviva per le tinche, ma anche memorabili retate di scardole. La due barche roteavano mentre venivano tirate le sacche. C’era il rischio dell’affondo, tanto il raccolto era abbondante e allora si preferiva formare sacchi di un quintale per volta. La stagione del “rierùn” andava dalla metà di marzo fino ad ottobre, con l’esclusione del mese di giugno che coincideva con la frega delle tinche.
Federica Lucchini

 

 

Dalla rivista Menta e Rosmarino

 

 

 

 

Cazzago Brabbia – Il “Rierùn” (Realone) verrà posta accanto alla casetta dei pescatori, sede della Cooperativa,

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