L’Associazione Forestale Valli delle Sorgenti (Asfo), nata a Luvinate nel 2021 con il supporto del Parco Campo dei Fiori e dei Comuni di Luvinate e Varese, continua il suo lavoro di recupero dei boschi abbandonati. Dopo il primo intervento sulla selva castanile del sentiero 10, anche Gavirate ha affidato in gestione 44 ettari, aprendo la strada alla partecipazione dei cittadini. Cinque proprietari gaviratesi hanno già aderito conferendo i loro fondi, mossi dal desiderio di riportare ordine e sicurezza in montagna e di riprendere tradizioni di cura che un tempo sostenevano l’economia locale. L’obiettivo condiviso è ampliare la rete, coinvolgere altri cittadini e garantire una gestione coordinata dei boschi del Campo dei Fiori, oggi risorsa strategica per sicurezza, biodiversità e qualità della vita.
Dalla Prealpina l’articolo di Federica Lucchini
La Prealpina
21/08/2025 – Pagina 19
“I risultati si vedono: balza subito all’occhio, mentre si cammina sul sentiero 10 del Campo dei Fiori, in comune di Luvinate, il cambiamento subito dalla rinnovata selva castanile: potata, pulita col prato naturale che sta crescendo attorno. È stato svolto un gran lavoro con professionalità e passione”. È il sindaco di Comerio, Michele Ballarini, che elogia l’attività finora svolta da Asfo, l’Associazione Forestale Valli delle Sorgenti, costituita nel 2021 dal Comune di Luvinate e iniziata con l’ente Parco Campo dei Fiori, il Comune di Varese come soci fondatori. Un’ottima pubblicità per una realtà di cui il suo territorio entrerà a far parte l’anno prossimo. “Una selva castanile che abbiamo recuperato dopo decenni di non governo. Così agiremo con le proprietà che gradualmente entreranno a far parte del nostro sodalizio -afferma il presidente Alessandro Boriani, sindaco di Luvinate- per una montagna curata e governata. Con gli eventi estremi vissuti abbiamo capito che non può essere lasciata a sé, la comunità locale deve riattivarsi per un rinnovato governo dei boschi con la cura delle piante, la pulizia del sottobosco. Deve dare origine a una serie di azioni che facevano i nostri nonni quando i boschi erano una parte attiva dell’economia locale. Abbiamo capito che il bosco, ora abbandonato, diventa un patrimonio essenziale per il futuro, più resiliente rispetto ai cambiamenti climatici: questo è il significato di mettere assieme le proprietà private, parcellizzate nel corso dei secoli”. Dunque la sfida consiste nel fare rete per presentare ai vari finanziatori privati e pubblici un bosco dove l’insieme dei proprietari decide di agire. Una sfida che è stata accolta anche da Gavirate che ha deciso, già nel 2023 con la passata amministrazione di dare in gestione all’associazione 44 lotti di sua proprietà. Un ruolo importante è svolto dal capogruppo di maggioranza Giovanni Bregonzio, fortemente impegnato. E poi ci sono loro i primi cinque proprietari gaviratesi che hanno deciso di affidare i loro boschi. Hanno visto e vissuto fin da bambini il bosco tenuto con grande cura dai loro padri e nonni. “Sono praticamente nato in montagna. Seguivo I miei e vivevo questo ambiente che era fonte di sostegno –spiega l’ex sindaco Gianangelo Bravo- Oltre vederlo pulito con i muretti ben disposti, ora crollati, si curava la sentieristica, perché rappresentava una barriera contro il fuoco ed evitava che le acque deviassero. Non restava nulla di inservibile: le donne raccoglievano le fascine. Oltre che avere il legname, si raccoglieva lo strame, i funghi. L’auspicio è che questa montagna che vedo spenta, riviva con l’adesione all’associazione di più gaviratesi, in modo di avere più incentivi”. Paolo Mattioni, presidente del Distretto Due Laghi, a nome della mamma, proprietaria di fondi dati in gestione, sottolinea l’importanza della sicurezza che scaturirà dalle azioni che si intraprenderanno. Anche Federica Cera ha la montagna nel sangue. Ha vissuto i momenti in cui il padre tagliava la legna e sa che i boschi sono “sacri”. Quindi la ripiantumazione è indispensabile per il rinnovamento boschivo. Maria Luisa Bertagna rappresenta un esempio tipico della parcellizzazione delle proprietà appartenute agli antenati: i suoi tre mappali sono in comproprietà con altri nove cugini che firmeranno ora l’autorizzazione a dare in gestione i boschi, che nemmeno lei conosce. Flavio Gamberoni conosce la montagna fin da bambino. È un ambiente che fa parte di lui. Coglie particolari che solo una lunga frequentazione può portare alla luce. Come i termini, quelle pietre piatte, “portate dai ghiacciai”, specifica, facili da infilare nel terreno e ruotate in modo da indicare la direzione della proprietà o come le piante capitozzate che assumono la stessa funzione. Conosce molti toponimi, sebbene tanti siano andati persi e se ne dispiace perché ricordandoli si potrebbe ricostruire la storia della montagna. È soddisfatto di avere affidato in gestione il bosco: “E’ stramaturo -sottolinea- e io non avrei i mezzi per poterlo tagliare”. Poi un’aggiunta: “E’ bene che il comune di Gavirate rivolga l’attenzione alla montagna e non solo al lago”.
Federica Lucchini

