Il decesso della neurologa Paola Banfi, 63 anni, avvenuto sabato scorso, è uno di quegli eventi che hanno piegato la sua comunità di Besozzo e l’ospedale del Circolo dove lei per più di due decenni ha prestato un servizio eccellente professionalmente e umanamente. Parlare di un paese sconvolto dà l’esatta dimensione di quello che tutti stanno vivendo. Per sua precisa volontà, le esequie si svolgeranno in forma strettamente privata, mentre ieri sera (6 ottobre) è stata ricordata durante la celebrazione della messa nella chiesa di Sant’Anna. Chi era Paola Banfi? Un medico che ha scritto una delle più belle pagine del nostro ospedale, con una dedizione che superava il necessario. Non aveva altra vocazione che il curare i suoi pazienti, dapprima all’ospedale di Lodi con sacrificio e dedizione, poi qui a Varese. Essere pazienti della dottoressa Banfi significava essere consapevoli che la sua professionalità, soprattutto quando una diagnosi era dura da accettare, fosse accompagnata da una profonda umanità. Una battuta, un invito a fare qualcosa sembravano buttati lì a caso. Ma non era così: erano anche quelli una forma di aiuto, di condivisione di un momento difficile. Non ci si sentiva mai abbandonati con lei. Aveva la capacità di sostenere ritmi di lavoro serrati -rispondere al telefono, spiegare ai giovani medici specializzandi le motivazioni del suo operare in quel momento- e nel contempo essere aggraziata con il paziente, sempre con il sorriso. Era una stoica. Il suo lavoro non era finito lì: a lei si rivolgevano tante persone fuori dall’ospedale e lei non dimenticava mai nessuno. Seguiva l’ammalato con scrupolo, senza remunerazione. Per sua volontà. Quando si è saputo che era ammalata, non voleva la compassione. Nessuno sapeva quale patologia avesse. E’ rientrata in ospedale per un certo periodo facendo ben sperare. Poi, non è andata così. Ha fatto il percorso della malattia tenendo dentro di sé tutto il suo dolore, come era nel suo stile. Agli altri tanto, per sé il necessario per vivere ma appartata. Ed ora ha voluto sparire, come se non fosse mai esistita. Ma il coro di ringraziamenti è ben forte e deciso a ricordare il bene che ha elargito.
Federica Lucchini