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Baudelaire in dialetto varesino: il nuovo gioiello di Giorgio Sassi

 8 Febbraio 2026 |  Pippo | |

Un nuovo gioiello letterario di Giorgio Sassi riporta alla luce Baudelaire in lingua varesina, trasformando “Les Paradis Artificiels” in un’opera che è insieme traduzione, reinvenzione poetica e atto di resistenza culturale contro l’omologazione linguistica.

Si è abituati alle sorprese che ci riserva Giorgio Sassi, scrittore dialettale nato e cresciuto ad Azzate, residente a Bodio Lomnago, che ha una particolare attitudine a tradurre opere classiche nel nostro vernacolo. Con lui, dopo aver conosciuto racconti sulla vita dei nostri nonni, abbiamo incontrato Shakespeare, Dante, Boccaccio, Baudelaire. Ha sempre stupito la sua capacità di rendere viva la nostra lingua di fronte a passaggi difficili di opere immortali. Questa volta ci sorprende ancora di più di fronte a un libro, tradotto dal francese sette anni fa, conservato nella memoria del computer e riportato alla luce dall’amore della figlia Sarita e del genero Giorgio Regina che hanno voluto onorare il suo grande lavoro, creando, forti della loro esperienza di scenografi, una impaginazione curata in ogni dettaglio, talmente ricca di particolari curiosi e raffinati che questi “avvolgono” il lettore. Questo verbo non è stato scelto a caso in quanto l’opera è “I Paradiis Artificiai” vultaa in léngua da Varées dal Giorgio Sassi. L’opera originale è “Les Paradis Artificiels” di Charles Baudelaire. In ogni pagina, il cui numero è abbellito da un particolare grafico, c’è il testo dialettale e a fronte l’originale. Ricche le note. Per gustare appieno la traduzione, che ci conduce nei  paradisi indotti dal vino, dall’hashish e dall’oppio, non per esaltare il vizio, ma per approfondire i viaggi della mente umana tra estasi effimere e abissi inevitabili, non si può non immaginare l’autore che fin dalle prime ore del mattino, nel silenzio del suo studio, cercando con meticolosità, di essere fedele al testo originale, non si limita a trasporre le parole, ma le reinventa, dando loro quella colorazione che sa di leggende contadine e riflessioni popolari. Da vero padrone del dialetto, sa che questo è ricco di sfumature da cui attingere. Scrive l’autore della prefazione, un anonimo di Travedona Monate: “Quest’opera è un atto di resistenza culturale: in un’epoca di omologazione linguistica, Sassi ci rammenta il valore delle lingue minoritarie, capaci di catturare nuances che l’italiano standard o il francese originale potrebbero attenuare”. Fondamentale per l’autore è stato lo stimolo di Gianmarco Gaspari, Professore ordinario di Letteratura italiana all’Università degli Studi dell’Insubria. Considerato che aveva già tradotto “I fiori del Male” di Baudelaire (prefata dal docente), perché non provare anche con quest’ultima, “specchio delle nostre illusioni contemporanee, delle nostre dipendenze digitali e chimiche?”, scrive il prefatore.  E Sassi ci ha offerto un gioiello.

Federica Lucchini

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