E’ in atto un progetto per il recupero di una struttura storica che ha avuto importanza per la comunità di Bardello e che costituirà un’opportunità in più per i visitatori del lago di Varese: la giunta comunale, presieduta dal sindaco Luciano Puggioni, ha approvato il progetto definitivo del recupero della ghiacciaia di via Monte Nero, che per lungo tempo è stata adibita alla conservazione del pesce sia del lago di Varese sia di quello di Biandronno. Il progetto è stato inviato alla Soprintendenza ai Beni Ambientali e successivamente necessiterà dell’approvazione del Ministero per l’erogazione dei fondi -120mila euro- assegnati in seguito alla segnalazione dei cittadini al progetto “Bellezz@ -recuperiamo i luoghi dimenticati”, promosso dall’allora governo Renzi. Cifra destinata alla riqualificazione della struttura che prevede l’installazione di un balconcino interno, essendo presente ancora la grande buca che serviva per la conservazione del ghiaccio, il rifacimento di parti del tetto, considerata la presenza in alcuni punti di travi marcescenti. Un intervento, dunque, per solidificare la muratura e rendere fruibile la struttura. Per questo motivo è prevista la sistemazione della strada che, dal centro paese, conduce al sito storico. Chi riesce a notare la ghiacciaia lungo una stretta curva, nascosta tra le abitazioni un tempo rurali, non può non rimanere colpito dalla sapienza edificatoria dei costruttori: circolare (è innegabile la somiglianza con le tre di Cazzago Brabbia), con il tetto conico in beole completato da un pennacchio, è stata costruita in pietra naturale, conferendole un fascino quasi esotico, dalla famiglia Quaglia che controllava il commercio del pesce sul lago di Varese e di Biandronno. Ora è solitaria, ma per tutto l’Ottocento, fino alla prima guerra mondiale, rappresentò il punto di partenza di quintali di pesce per i molti mercati che lo richiedevano. Costruita a nord perché la frescura favoriva una più lunga conservazione del ghiaccio, è stato luogo comunitario di lavoro: a fine gennaio-febbraio gli uomini del paese spaccavano con mazze di legno il ghiaccio nei punti del laghetto di Biandronno dove era più consistente. I lastroni venivano arpionati con grossi uncini, trascinati a riva, avvolti in ampie coperte e trasportati sui carri, trainati dai buoi fino alla ghiacciaia. Qui la fatica era rappresentata dallo stiparli nella buca interna separandoli con strati di pula di riso. Fuori, i carri erano pronti per un altro giro. La sera, la comunità, per manifestare la sua riconoscenza (il ghiaccio serviva non solo per uso ittico, ma anche medicinale), offriva da bere ai volontari nelle osterie del paese. Così la giornata faticosissima terminava in allegria tra canti e fumi dell’alcol.
Federica Lucchini
