Un’abbuffata natalizia, una camminata in montagna e un’idea tanto semplice quanto geniale: così nasce il concerto di Santo Stefano al Forte d’Orino. Da trent’anni il coro Val Tinella canta alle 9,45 in punto, con qualsiasi tempo, trasformando un luogo storico in un rito collettivo di musica e bellezza. Una tradizione nata quasi per caso e diventata un appuntamento imperdibile, capace di unire voci, passi e spirito di condivisione.
Tutto è iniziato con una abbuffata. Anzi due, se si considera che il giorno di santo Stefano solitamene si pranza con gli abbondanti avanzi del Natale. Così distendersi sul divano spesso non facilita la digestione. “Ma perché sono qua, assonnato e rimbambito, mentre le gambe avrebbero bisogno di muoversi?”, disse tra sé quel giorno del 1991 il maestro Sergio Bianchi, direttore del coro Val Tinella. L’anno dopo, il giorno di Santo Stefano del 1992, deciso a smaltire in fretta il pranzo di Natale, raggiunse a piedi il Forte d’Orino partendo da Gavirate al mattino presto. Fu un’esperienza talmente appagante che l’anno successivo rifece lo stesso percorso con un amico. In quel contesto nella sua testa nacque una idea che al momento poteva sembrare strana, ma così strana da diventare originale: perché non coinvolgere il coro nella sua interezza? “Saliamo, cantiamo e poi ce ne torniamo a casa”, propose ai coristi. Prendersi del matto è stato un tutt’uno con “ma chi vuoi che venga ad ascoltarci? Poi senza nessuna pubblicità!”. Nonostante le resistenze, l’intero coro il giorno di santo Stefano del 1994 alle ore 9,45 era al forte di Orino. Chi era arrivato a piedi partendo dal lavatoio di Pozzuolo a Gavirate alle 7,45, chi dall’Osservatorio in cima al Campo dei Fiori. Alle 9,45 in punto -questo orario è inalterato da trent’anni- il coro ha iniziato la sua esibizione. C’è un’altra regola molto rigida: “Noi saremo là a cantare con qualsiasi condizione di tempo”, disse il maestro. E così è stato per ben trent’anni (sarebbero 32, ma il Covid ha costituito un ostacolo per due anni). Ciò ha comportato un valore aggiunto anche per i tanti ascoltatori che col passare del tempo, grazie al passaparola, si sono moltiplicati. Il coro ha cantato con 30 cm. di neve fresca. I fiocchi scendevano fitti. Bianchi non dimentica quell’ambiente fiabesco con gli ascoltatori che per arrivare erano sprofondati fino alle ginocchia. Ma erano lì. Come ricorda quel Santo Stefano all’insegna della pioggia torrenziale e altri fantastici, con il sole splendente che permette di ammirare in lontananza la cerchia delle Alpi e l’Appennino Ligure. “Un inno alla bellezza!”, commenta. “Un coro, senza accompagnamento strumentale ha bisogno di una buona acustica -prosegue- Al Forte non c’è ritorno di suono e cantare diventa più difficile. Le voci vanno, mentre abbiamo bisogno di ascoltarci fra di noi. Cantiamo in cerchio e ad ogni canto si rotea di un posto per dare a tutti la possibilità di ascoltarci in modo migliore”. È capitato, in un clima così festosamente natalizio, di ascoltare un piccolo concerto di un giovane zampognaro. Tutto è sorpresa perché gli ascoltatori, che riempiono il piazzale e le vicinanze, sono predisposti dalla magia del momento a condividere la gioia dello stare insieme, a maggior ragione se si è in carrozzella. In un contesto simile, ci sta anche una fetta di panettone, una fetta di salame. C’è completa libertà. Chi desidera condividere il cibo è ben gradito. Alle 11,30 il piazzale è completamente pulito. Nessuna cartaccia per terra, mentre ognuno riprende il cammino per ritornare a casa con l’animo pieno di bellezza. Quel riposino indigesto sul divano di decenni fa ha portato un bel frutto! Dunque, l’appuntamento è alle ore 9,45 (non un minuto in più, non uno in meno) del 26 dicembre al Forte d’Orino. Con qualsiasi condizione di tempo: è bene sottolinearlo nuovamente.
Federica Lucchini
Video anno 2018