E’ MANCATO RENATO ZANONI, IL FONDATORE DELLA PASTICCERIA CITTIGLIESE
Di Felice Magnani
Di Renato ho un ricordo bellissimo. Sempre sorridente, generoso, legato al suo lavoro, sempre pronto a spendersi per le cose belle, i suoi panettoni, le sue pizzette, le sue paste, amante del ballo, della musica, dello sport, pronto a volare in Africa per insegnare i segreti delle sue ricette, profondamente milanista. La cosa che mi colpiva di Renato erano l’immediatezza e l’energia del suo entusiasmo, la capacità di coinvolgere le persone, quella naturale voglia di dimostrare quanto fosse bello e importante credere e impegnarsi nel lavoro che stava facendo. Quando parlava dei suoi panettoni e dei suoi dolci capivi che ne era innamorato, ricordo una sua espressione: “Non m’importava se non potevo andare a divertirmi, il lavoro che stavo facendo era il mio divertimento, il mio modo entusiasta di rispondere alle aspettative della vita. Una volta non andavi dal padrone a chiedere quante ore dovevi lavorare, non sbuffavi se qualcuno ti dava un ordine, non perdevi tempo, lavoravi e basta, perché nel lavoro trovavi tutte le soddisfazioni del mondo e anche la fatica diventava il modo per affrontare con coraggio le difficoltà. Nel mio sogno c’era una pasticceria tutta mia, ma dovevo fare i passi necessari per arrivare al punto, dovevo soprattutto fare esperienza, così quando mamma e papà hanno rilevato il bar Milano di Cittiglio, ho iniziato un nuovo cammino, ho cercato di appoggiare la loro iniziativa con quello che avevo imparato”. Nelle pasticcerie di Cittiglio e di Laveno e allo Spaccone, dove aveva promosso il biliardo sportivo per bambini, ragazzi e adulti, Renato si è dimostrato uno straordinario promotor di iniziative, lui che aveva coltivato il Karate, il ballo acrobatico, il biliardo, era solito dire: “La vita sportiva è stata un toccasana anche per la mia vita professionale, mi ha permesso di affrontare con la giusta determinazione gli impegni con le pasticcerie, ottimizzando i tempi di lavoro e le fatiche”. Era fortissimo soprattutto quando parlava del suo rapporto con il lavoro, che amava fino all’inverosimile: “Non ho mai avuto paura di lavorare, l’ho sempre fatto con grande determinazione, ho cercato e cerco di dare il massimo. Anche quando facevo il garzone avevo degli obiettivi, non mi tiravo mai indietro. Nella vita bisogna impegnarsi a fondo, bisogna anche un po’ sognare, non basta accontentarsi, bisogna volersi bene, stimarsi, vivere insomma con una certa intensità. Forse sono stato anche fortunato, ma come dicevano i nostri vecchi, la fortuna si allea con chi ha coraggio”. In molti casi l’amore per la pasticceria e quello per lo sport, il calcio in particolare, camminavano di pari passo. Era felicissimo quando portava i suoi dolci a Milanello, il Centro Sportivo del Milan. Diceva sempre che a Milanello era come essere in una grande famiglia. Aveva imparato a conoscere giocatori e dirigenti, a stringere amicizie e la sua produzione dolciaria faceva naturalmente la sua parte. Mi parlava spesso di Franco Baresi, di Arrigo Sacchi, di Van Basten, di Gullit e di Rijkard, di Paolo Maldini e andava molto fiero dei complimenti che riceveva da Silvio Berlusconi. Era felicissimo quando arrivava il tempo di volare a Johannesburg a insegnare la lavorazione della pasta e dei pasticcini, per quattro volte l’anno la sua esperienza lavorativa passava nel cuore, nella mente e nella pratica di giovani sudafricani volenterosi di imparare la lezione del maestro Zanoni. Renato ha insegnato moltissimo, con il suo amore e la sua dedizione ha voluto dimostrare che riuscire si può, basta volerlo.
Il funerale di Renato Zanoni verrà celebrato mercoledì 24 settembre alle 15 nella chiesa parrocchiale di Cittiglio, preceduto dalla recita del rosario.


Dalla Rivista Menta e Rosmarino
Renato Zanoni

