
L’ANGOLO DEL RICORDO
QUELLA MATTINA DI MARZO, A PORTOFINO, CON ATTILIO CUPIDO “TILIN”, IL PERSONAGGIO DEL BORGO
Di Felice Magnani

“Marzo 1989, una interessante intervista/racconto, nella piazzetta di Portofino, ad Attilio Cupido, detto “Tilin”, il libro aperto a cui si sono rivolti molti dei personaggi famosi approdati nell’incantevole porticciolo ligure. Il settantasettenne pioniere della cantieristica portofinese è stato amico e confidente di molti personaggi famosi che hanno attraccato con le loro barche nell’Ombelico del Mondo e che in molti casi hanno avuto bisogno della sua assistenza, della sua straordinaria capacità di rimettere a punto yachts di lusso e barche di tutte le dimensioni. Una mattinata davvero unica, vissuta come giornalista pubblicista del giornale La Prealpina, ascoltando le storie di uno dei borghi più celebrati al mondo, grazie alla straordinaria cortesia dell’Azienda di Promozione Turistica locale e al racconto di “Tilin”, il personaggio del posto amato da tutti, considerato l’uomo storia della vita portofinese, il pioniere della cantieristica locale”
Quella mattina del marzo 1989 dovevo essere nella piazzetta di uno dei borghi più famosi e celebrati al mondo, ero d’accordo con l’Azienda di Promozione Turistica di Portofino per incontrare Attilio Cupido “Tilin”, l’intramontabile pioniere della cantieristica portofinese, l’uomo che aveva conosciuto il mondo dei big dell’industria e della finanza, del cinema, della scienza e dell’arte, l’uomo che godeva dell’amicizia di Guglielmo Marconi, lo scienziato italiano che attraccava tutte le mattine alle nove e che saliva con la figlia fino a San Giorgio. Lo incontro seduto a un tavolino del porticciolo, mi sta aspettando. Provo un po’ di emozione, so che è l’anima di quel meraviglioso borgo ligure passato alla storia come “l’Ombelico del mondo”. E’ un signore di settantasette anni dall’aspetto sportivo, con i capelli bianchi come la neve, un viso abbronzato, simpatico, uno sguardo gagliardo, che mi scruta e mi chiede la ragione profonda del mio incontro con Portofino, con quell’orgoglio ligure che spiana la strada a una solida conversazione amichevole. Gli parlo di Lavagna, del Turismo, della bellezza di Portofino, della splendida Liguria, gli parlo del mio modo di fare il giornalista, del mio essere insegnante, del mio stretto rapporto con il Golfo del Tigullio, del mare e dell’entroterra ligure che ho spesso visitato con la mia bici da corsa. Gli piace il mio modo di pormi, sottolinea il mio pensiero con sorrisi incoraggianti, carichi di umanità. Mi parla di Ettore Broccardo, che venera come un santo, la persona con la quale ha condiviso l’amore profondo per Portofino e la sua storia, fatta di tanto impegno sociale, di difesa dell’ambiente e di promozione culturale, una storia di cui “Tilin” era stato e continuava a essere rappresentante e testimone. E’ stato il personaggio che ha osservato, ascoltato, lavorato e insegnato, regalando all’amicizia, anche a quella più lontana, i segreti di una terra da vivere, da rispettare, da amare, da proteggere e da testimoniare con l’impegno quotidiano. Mentre sorseggiamo un caffè, la gente intorno a noi si muove silenziosa e leggera, l’aria fresca del mattino invita a passeggiare, a lasciarsi coinvolgere dai profumi del mare, da quelli della focaccia, dai variopinti colori della Liguria. Le barche vanno e vengono rispettando le consegne, mentre gli sguardi si perdono nell’accattivante fascino naturalistico del borgo. “Tilin” mi racconta della Liguria e di Portofino con espressioni che non lasciano dubbi e che stanno in una battuta a lui molto cara:“Ha fatto tutto nostro Signore, di domenica, con San Giorgio come mediatore e noi, naturalmente, ne approfittiamo”. Sa di essere un personaggio internazionale, conosce il senso del buon senso, ha una visione ampia e approfondita delle personalità e dei caratteri. Mi parla dei Brown, dei Carnarvon, famiglie inglesi che hanno fatto la storia e la fortuna di Portofino e che lui ha puntualmente conosciuto. Mi racconta dei principi Colonna, degli Aldobrandini, dei Lancia, dei Costa, dei Piaggio e soprattutto di Gugliemo Marconi, con il quale intratteneva un’amicizia profonda. Mi racconta che l’illustre scienziato attraccava tutte la mattine alle nove e che saliva con la figlia fino a San Giorgio, una passeggiata di rito, il suo modo di celebrare l’amore profondo che lo legava a Portofino. Sorride quando gli chiedo delle giovani generazioni, afferma che di bambini non ne nascevano dalla fine della guerra. Una battuta? Ci tiene ad affermare che la popolazione è anziana, ma che non soffre di artrosi. Si tratta di gente abituata a lottare, che non si tira mai indietro, che è sempre attiva, pronta a mettersi in gioco, a prendere le difese di un borgo che, per la sua naturale bellezza, ha sempre richiamato l’attenzione Di quel mondo che ama la bellezza e che s’impegna per proteggerla dalla stupidità e dall’ignoranza. Mi parla di gente che ama la propria terra, che si accompagna con la signorilità dovuta a quei grandi che hanno dimostrato di volere veramente bene al suo borgo. Per “Tilin” Portofino è il luogo tranquillo, dove i vip vivono passeggiando senza problemi tra la folla vacanziera che invade ogni anno castello Brown, San Giorgio, i vicoli del centro storico. A Portofino i big non hanno bisogno di gorilla che tengano lontano i curiosi. Mi dice con orgoglio che passeggiando per il porticciolo, per i vicoli o nello spazio monumentale, si possono incontrare Silvio Berlusconi che affitta all’Olivetta, Leopoldo Pirelli, i Recchi di Torino, costruttori di strade e dighe in tutto il mondo e poi via via Saro Balsamo, che ha acquistato la villa di Rex Harrison, l’armatore Cameli, l’armatrice Carla Costa, il dottor Nordio, ex presidente dell’Alitalia, i Bassani della Ticino, Franco Corbetta, gioielliere di Milano e tanti altri nomi del gotha internazionale. Mi racconta che Umberto Agnelli, fratello dell’Avvocato, aveva la villa a Portofino. “Tilin” ha il polso perfetto della situazione, conosce per filo e per segno la vita del borgo, intrattiene un rapporto garbato e cordiale con tutti, ha sempre una parola buona e tutti lo cercano, amano scambiare quattro chiacchiere con lui, carpire qualche piccolo segreto. Per “Tilin” il porticciolo è una tappa d’obbligo, un punto d’attracco cosmopolita, la porta d’ingresso del borgo più amato nel mondo. Mi comunica che nel 1988 cento navi americane, da crociera, avevano gettato l’ancora a Portofino, un bel record per un piccolo borgo marinaro che aveva saputo mantenersi vivo e attivo in un universo di desolazione ambientale. Gli piace sottolineare che Portofino guarda con distacco la politica, che l’Amministrazione comunale è indipendente e che Franco Broccardo è forse l’unico commissario regionale senza tessera in tasca. Per “Tilin” il porticciolo non ha bisogno di passaporti, perché l’etichetta è di origine controllata. E’ il personaggio del borgo, l’uomo che ha saputo essere se stesso in un mondo non facile, continuando a essere quel profondo conoscitore di barche a cui tutti si sono rivolti per riprendere il mare con la serenità e la tranquillità necessarie, è il personaggio che ha saputo ascoltare il bisogno dell’altro, senza mai abbandonare quella sua filosofia ligure, comunicativa e intraprendente, che l’ha reso famoso. Quello con “Tilin” è stato un incontro unico, ho avuto la fortuna di capire quanto di costruttivo e di intelligente ci fosse nella volontà di una Liguria che ha sempre saputo amare, che non si è mai tirata indietro quando entravano in gioco la sua difesa, la sua integrità, la sua capacità di dimostrare al mondo il senso vero di una comunicazione che aveva bisogno di tutti, per farsi conoscere e apprezzare. Ho capito soprattutto che la bellezza è un dono importante e che, proprio per questo, richiede la massima cura, sempre, a tutti i livelli. “Tilin” mi è rimasto nel cuore. Quando penso intensamente alla Liguria ascolto di nuovo la sua voce, apro le porte del suo ricordo, rivedo quella splendida mattinata vissuta in uno dei luoghi più amati, mi predispongo all’ascolto di quell’anziano signore portofinese, che mi ha fatto capire l’importanza di alcuni valori che oggi sono quasi completamente scomparsi e così sfumano le differenze e le distanze, perché resta la bellezza di una storia vera, che ho potuto ascoltare dalla viva voce di chi, di Portofino, è stato uno dei figli prediletti.