Brava come sempre Betty Colombo nel presentare Luigi Stadera e le sue opere.
L’introduzione del libro
Il proverbio è un detto popolare che condensa un insegnamento tratto dall’esperienza; il modo di dire è una locuzione tipica di un’etnia. Sul piano espressivo il primo entra nel discorso alla stregua di una “citazione”; il secondo fa parte del vocabolario.
I modi di dire, in fondo, sono “immagini”, derivate da situazioni ormai obsolete, che ne hanno indotto il significato. Immagini a volte fantasiose e sempre “memorabili”, anche per il ricorso all’humour all’ironia all’antifrasi. Non escluse le “voci di paragone”, per esempio: lärgh me e cassa d’une gügia (largo come la cruna di un ago – per bollare l’avarizia).
I modi di dire sono un lascito della tradizione e si sono fissati nel lessico perché condivisi: rivelano dunque la sensibilità e l’indole di una popolazione. Grande è la loro influenza nel dialetto: aiutano la memoria e coinvolgono l’emotività dell’interlocutore, straripanti come sono di espressioni “forti”.
La condivisione e il richiamo agli antenati sono un potente vincolo sociale e rendono le frasi idiomatiche quasi un paradigma di verità. Su un altro versante introducono alle “formule fisse” del patrimonio orale: i proverbi e i toponimi (il toponimo, dopo tutto, è l’immagine di un luogo).
Sarà chiaro, a questo punto, che i confini tra proverbio e modo di dire non sono netti; ma siamo noi a distinguere i due generi, che per i parlanti erano forme spontanee di comunicazione.
Va piuttosto notato che, nel mare magnum dei modi di dire, la nostra è una selezione arbitraria e riduttiva; dà comunque un’idea dell’insieme e può essere letta come un ritorno alle sorgenti della cultura locale.
(l.s.)
Dal web un breve video di Chicco Colombo
Alcune foto della presentazione del libro


















