Un viaggio lento e solenne a cavallo, tra natura, memoria e storia, lungo i sentieri della Valcuvia. Due giorni di fatica, bellezza e condivisione che conducono dal Monte San Michele al San Martino, teatro di Resistenza e simbolo di libertà.
Un’esperienza autentica in cui uomini, cavalli e territorio si fondono in un omaggio vivo al passato e al valore del ricordo.

L’ANGOLO DEL RICORDO
DUE GIORNI A CAVALLO DA CASALZUIGNO AL MONTE SAN MICHELE, PERNOTTAMENTO IN TENDA, QUINDI PARTENZA PER RAGGIUNGERE IL SAN MARTINO, SCHIERANTE A CAVALLO AL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA DI VARESE, MASSIMO FERRARIO, IN VISITA AL LUOGO DELLA BATTAGLIA.
Di Felice Magnani
Una passeggiata straordinariamente bella sotto ogni punto di vista, organizzata da un grande appassionato della razza avelignese, il mitico Giuseppe, conosciuto per aver creato molti anni fa un’area maneggio alle porte della Valcuvia, in quel di Casalzuigno, un’area fortemente predisposta ad accogliere e a incrementare il suo amore per i cavalli, in particolare per gli avelignesi, notoriamente conosciuti per la robusta stazza montanara, per il colore biondo luminoso delle criniere e delle code, per la docilità con cui sanno adattarsi alle passeggiate in montagna, in virtù della loro fortissima muscolatura e del loro equilibrio psico-fisico. In una calda mattina di primavera, allo spuntar del sole, eccoci, con Giuseppe davanti a tutti a riunire la fila, pronti per iniziare una passeggiata a cavallo che rimarrà unica per la sua bellezza e per le sue multiformi attrattive. La passeggiata è un incontro ravvicinato con i sentieri che s’inerpicano dentro la montagna che sovrasta la Valcuvia, dove solo a cavallo si può godere in pieno la gioiosa asprezza di un percorso tra i più storicamente amati e reclamizzati dalle vecchie generazioni, quelle che della montagna valcuviana conoscevano vita, morte e miracoli. Giuseppe sa come gestire il percorso, è un attento conoscitore dei luoghi, sa perfettamente dov’è possibile trottare, andare al passo e dove invece bisogna scendere da cavallo e andare a piedi con le briglie in mano, per evitare che un disarcionamento improvviso possa creare danni molto seri all’animale e al proprio cavaliere. Leggere il territorio dall’alto, lasciandosi comodamente cullare dal passo cadenzato di un cavallo amabilmente attento a rispettare le consegne, è davvero un’esperienza unica nel suo genere, sembra di vivere in un sogno. I cavalli hanno un’intelligenza visiva di prim’ordine, sono estremamente sensibili, sentono lo stato d’animo di chi li monta, lo sanno gestire, orientare, indirizzare e poi onestamente gli avelignesi sono davvero perfetti, trasmettono un grande senso di sicurezza. A tratti, il sentiero che porta al san Michele è stretto, in alcuni punti frondoso, una delle ragioni per cui il capofila decide di far scendere a terra i cavalieri e di invitarli a camminare tenendo tra le mani le redini, senza forzare l’animale. Ci sono dei momenti in cui il bosco è piuttosto chiuso, cupo, altri in cui si apre e lascia che gli ultimi raggi entrino con forza nel verde che ci circonda. I cavalli procedono con grande tranquillità, sanno il fatto loro, sono talmente perfetti che sembrano caricati a molla. Piano piano il tempo scorre e il san Michele con la sua rustica bellezza ci accoglie. Attraversiamo la frazione con grande compostezza, Giuseppe è uno che ci sa fare, che sa come gestire il gruppo e soprattutto come saperlo orientare. Ci accampiamo in uno spiazzo erboso poco distante dalle case, accolti dall’abbaiare di un cane lupo che non ci conosce e che svolge la sua quotidiana dose di guardia. I cavalli, ma anche i conducenti, sono abbastanza stanchi, salire è impegnativo per tutti, umani e animali. Una volta arrivati togliamo le selle, leghiamo i cavalli, li riforniamo di biada fresca, li facciamo bere e subito dopo inizia la parte più complicata, soprattutto per i non abituati. Si tratta di piazzare le tende per la notte. Io me l’ero fatta prestare da un ragazzo inglese amico di famiglia, una tenda da due, perché avrei dovuto ospitare un compagno di viaggio che ne era privo. Per chi è abituato alla vita di montagna, piazzare le tende non è un grosso problema, ma per chi non lo aveva mai fatto, sicuramente sì. Terminato il tutto ci siamo rintanati e abbiamo iniziato la lunga notte del san Michele, con il cane lupo che, purtroppo, continuava ad abbaiare come un forsennato. Sveglia alle prime luci dell’alba, una bella spazzolata ai cavalli, lavoretti di pulizia e poi la vestizione, il posizionamento delle selle e delle redini, per essere pronti subito dopo la colazione a partire per il san Martino, la montagna storicamente nota a tutti per essere stata teatro di una gloriosa resistenza contro la ferocia nazifascista. Il sentiero che dal san Michele porta verso il san Martino, in certi tratti è bello largo, spazioso, si offre come un balcone sulla valle, concede visioni di una bellezza davvero unica, sembra di essere tra le nuvole, a due passi dal cielo. Il gruppo è compatto, attento, i cavalli sanno il fatto loro, procedono senza problemi e concedono a chi li monta di potersi beare di stupendi spettacoli naturali. La Valcuvia offre tutta sé stessa a chi l’ama. La giornata è molto bella, concede tantissimo a chi desidera guardarsi attorno e bearsi di paesaggio, lontano dai soliti e molesti rumori delle strade statali e provinciali. Si può alternare il passo al trotto, la condizione ideale per poter osservare e “rubare” tutto quello che è possibile per capire meglio la bellezza dei luoghi che stiamo attraversando. Giuseppe è sempre molto attento, si gira per vedere se il gruppo è rispettoso delle consegne, scambia qualche parola, chiede se c’è qualche bisogno, è una guida capace e puntuale, uno che ama il proprio lavoro e che lo svolge con il massimo rispetto delle persone e degli animali. Quando arriviamo, al san Martino c’è un grande fermento, ci sono la banda, uomini e donne in divisa, autorità, la festa si sta animando in attesa che arrivi il Presidente della Provincia. Giuseppe impartisce gli ordini ai cavalieri, ci dimostra concretamente come dobbiamo comportarci con i cavalli per un decoroso allineamento a forma di schierante. Non è assolutamente facile unirci in uno schieramento con i cavalli uno vicino all’altro, fin quasi a toccarsi. Non sono abituati, facciamo un po’ fatica, ma alla fine raggiungiamo lo scopo. Cerchiamo di mantenere il più possibile l’allineamento, difficile, anche perché la strada non è in piano, è tutta in salita, quindi richiede una cura particolare per evitare di finire contro il cavallo che sta appena un pochino al di sotto. Arriva il Presidente, sorridente e sorpreso dalla nostra schierante, forse non se l’aspettava, non immaginava che un gruppo di cavalieri arrivati da chissà dove, potesse creare una simile, bellissima scenografia. Si è trattato di un momento magico, unico nel suo genere, non previsto, non preparato, ma voluto dalla nostra guida e da un gruppo di cavalieri fortemente determinato. Tenere la linea della schierante è stata dura, i cavalli erano impazienti anche per il gran movimento tutt’intorno, che creava un certo disturbo. Grazie alla nostra tenacia però, abbiamo raggiunto l’obiettivo. Siamo stati al centro dell’attenzione, abbiamo ricevuto anche dei graditi ringraziamenti, poi piano piano, seguendo il nostro comandante di giornata, abbiamo preso la via del ritorno, passando tra i verdi boscosi di una montagna storicamente importante e affascinante sotto il profilo naturalistico, caratterizzato da un’esuberante vegetazione. Lo spirito dei cavalieri era alle stelle, anche solo l’idea di essere riusciti a fare la schierante al Presidente della Provincia ci faceva sentire importanti. Giuseppe, nel frattempo, aveva riguadagnato la testa del gruppo e a passo lento, ma costante, ci stava restituendo la bellezza di un gradevole ritorno verso le Piane di Casalzuigno, dopo due giorni a cavallo tra i monti che fanno da cornice alla Valcuvia, luoghi cari ai valligiani e alla buona borghesia lombarda, luoghi conosciuti anche dal mondo sportivo, per essere stati terreno d’allenamento del Campionissimo Alfredo Binda, il fuoriclasse cittigliese pagato per non partecipare al Giro d’Italia. Abbiamo vissuto due giorni unici, in assoluta armonia con la natura, proprio grazie al cavallo, animale straordinariamente intelligente, capace di regalare emozioni e stati d’animo di grande intensità.