È ormai un appuntamento atteso dell’estate di Caldana quello di “Ricordando Patrizia”, voluto ogni anno dalla sorella Elli per mantenere vivo, attraverso la musica, il ricordo di una persona cara. Venerdì 14 agosto, alle ore 21, la suggestiva chiesa di Santa Maria Assunta, a Caldana di Cocquio Trevisago, accoglierà un concerto dedicato alla memoria e alla bellezza. Protagonisti saranno Elisa D’Auria e Carlo Balzaretti, impegnati a quattro mani in un originale percorso per due pianoforti dal titolo “La trascrizione come arte della memoria e dell’invenzione”. Un viaggio musicale tra filosofia, classicismo e modernità, nel quale le note diventano un linguaggio capace di parlare al cuore e di attraversare il tempo. La scelta della musica come forma di ricordo rende questa serata particolarmente significativa: non una semplice celebrazione, ma un momento di incontro, emozione e condivisione. Così, anno dopo anno, Elli rinnova con discrezione e affetto un legame che la musica riesce a rendere ancora presente. Nella cornice raccolta della chiesa, le note dei due pianoforti accompagneranno il pubblico in una serata di grande intensità. L’ingresso è libero e tutti sono invitati a partecipare a questo appuntamento ormai diventato una preziosa tradizione.



Socrate! La storia della musica è anche la storia delle trascrizioni. Da sempre un compositore prende un’Opera che lo ha segnato e la riscrive con le proprie mani, con il proprio tempo, con i propri mezzi. Non è una copia sbiadita, è un atto di memoria. Ricordare significa tenere in vita, e la trascrizione lo fa in modo concreto: trattiene il suono originario, ne custodisce l’eco. Ma è anche un atto di invenzione. Quando Busoni prende Bach, quando Liszt riscrive Wagner, quando Cage si mette su Satie, stanno dicendo una cosa sola: ascolto quello che hai detto e ti rispondo. Nasce un dialogo a distanza tra epoche, tra estetiche, tra personalità. L’opera non resta ferma, si sposta, cambia pelle, acquista sfumature che prima non aveva. Il programma che si rappresenterà nel concerto “Ricordando…Patrizia” è un esempio perfetto di questo meccanismo. Satie scrive Socrate ispirandosi ai dialoghi di Platone: tre atti che sono il ritratto di Socrate, le rive dell’Ilisso e la morte di Socrate. È già una trasposizione, dal testo filosofico al suono asciutto, essenziale, quasi sospeso che è tipico di Satie. Poi arriva John Cage e fa la sua mossa. Trascrive quel Socrate per due pianoforti. Cage non cerca di riempire o di ingrandire. La sua trascrizione è un’altra lettura: toglie, sposta, mette in evidenza silenzi e spazi. Ma c’è di più. Togliendo la voce, Cage restituisce un mondo di puri suoni, scevro dalla parola: i due pianoforti dialogano solo ed esclusivamente sull’essenza del discorso musicale, sui contrappunti, sull’armonia di cui questa musica è costruita. È una musica pantonale, attraversata da molti tratti modali, che dà un senso astratto di antichità, di “sospensione” del linguaggio musicale, ricreando una dimensione epica. Dove Platone aveva le parole e Satie il canto, Cage lascia parlare soltanto le note: e proprio in questa rinuncia il dialogo si fa più puro, quasi rarefatto, come una conversazione ridotta al suo respiro essenziale. All’interno di questa musica vive così un’ulteriore narrazione, non più quella del testo prevista da Satie, bensì una trama puramente musicale che coglie l’ineffabile: gli aspetti più profondi della vita del filosofo, quell’ambientazione senza tempo che nessuna parola potrebbe descrivere. I modi antichi evocano un’Atene che non è ricostruzione storica ma memoria sonora, e la sospensione armonica diventa la forma stessa del pensiero socratico: un interrogare continuo, che non chiude mai, che lascia aperto lo spazio della domanda. È come se dicesse, guarda, io ricordo Satie così, e nel ricordarlo lo reinvento. Quindi quello che il pubblico sentirà non è solo Satie, e non è solo Cage. Sentirà tre strati sovrapposti: Platone che parla di Socrate, Satie che lo traduce in musica, Cage che lo ritraduce ancora, fino a farne suono puro. La trascrizione diventa allora il luogo dove la memoria non congela il passato, ma lo rimette in gioco. È conservazione e creazione insieme. Ecco perché dire che la trascrizione è arte della memoria e dell’invenzione non è una formula. È quello che succede davvero ogni volta che un compositore decide di rispondere a un altro attraverso il suono. Questo concerto, dove i due musicisti con i loro strumenti dialogheranno presentando la vita di Socrate nei suoi tre atti, mostrerà proprio questo dialogo, vivo e attuale: un filosofo, due compositori, due pianoforti — un’unica voce che attraversa i secoli.
Maria Grazia Luisetti
Maria Grazia Luisetti:qui il testo della Kv 545 ;
Maria Grazia Luisetti: Grieg non ha riscritto l’Andante, ma ha composto una seconda parte pianistica completa, pensata da suonare insieme all’originale di Mozart. Mozart scrive una melodia molto semplice in do maggiore, con accompagnamento regolare di accordi spezzati. Grieg mantiene intatta quella linea e sotto ci costruisce un tessuto più ricco: aggiunge controcanti, accordi più densi, cromatismi e cambi di registro che ricordano il suo stile romantico norvegese. Il risultato è un dialogo: il primo pianoforte di solito ha la voce di Mozart, il secondo risponde e colora con armonie più calde, a volte con terze e seste parallele, a volte con bassi più mobili.
Maria Grazia Luisetti: Sull’Adagio del KV 488, ecco due spunti rapidi. L’Adagio del KV 488 è in fa diesis minore, l’unica volta che Mozart usa questa tonalità, e ha un ritmo di siciliana molto intimo e doloroso. Nella trascrizione per due pianoforti di Edwin Fischer, lui mantiene il pianoforte solista con la melodia originale e affida al secondo pianoforte la parte orchestrale, rendendo il dialogo tra i due strumenti molto cantabile e meno sinfonico.
[20:04, 08/08/2026] Maria Grazia Luisetti: L’Andante è il secondo movimento del concerto KV467 di Mozart. È lento, in sol maggiore, e ha un’atmosfera calma e cantabile, quasi come una ninna nanna elegante. Per il pianoforte la scrittura è molto melodica e cantata. Non ci sono grandi virtuosismi. Mozart scrive la melodia principale in modo semplice e chiaro, e l’orchestra la accompagna facendo da cuscino sonoro. Il pianista deve suonarla in modo espressivo, legato, con un tocco morbido, senza forzare. In pratica è uno dei movimenti più amati proprio perché è dolce, intimo e sembra una conversazione tranquilla tra pianoforte e orchestra. In concerto ascolteremo per la prima volta, in assoluto, la trascrizione per due pianoforti del Maestro Carlo Balzaretti!!
[20:04, 08/08/2026] Maria Grazia Luisetti: Qui un poco di storia dei 3 brani mozartiani!!